Napoli: Svelato il Patto tra Politica e Camorra alle Elezioni Regionali del 2020
Napoli, 2020 – Un’operazione della Procura Antimafia di Napoli rivela un presunto patto fra il candidato regionale Pietro Diodato e membri del clan Contini. L’accordo emerge da intercettazioni contenute in un’ordinanza cautelare di oltre 1200 pagine, firmata dal Gip Fabrizia Fiore. Le accuse formulate includono voto di scambio politico-mafioso e turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso.
L’Operatività del Clan Contini
I carabinieri e la polizia hanno identificato in Gaetano Girgenti e Raffaele Prete i principali interlocutori del clan, attivi in quartieri come il Vasto e l’Arenaccia. Secondo le ricostruzioni, il clan avrebbe offerto un pacchetto di supporto elettorale completo, garantendo visibilità ai manifesti di Diodato. Girgenti, in particolare, descrive in modo esplicito il metodo utilizzato per mantenere il controllo sulla propaganda politica: “Se il manifesto di un avversario copre quello del ‘protetto’, la risposta deve essere fisica”.
Strategia di Vigilanza
Le intercettazioni registrate da un sistema Trojan rivelano come il clan intenda organizzare i propri militanti per garantire la presenza di Diodato sulle strade. “Dobbiamo prendere tre o quattro ragazzini e dobbiamo stare noi dietro”, afferma Girgenti, evidenziando l’uso della violenza come deterrente contro possibili avversari.
Prete, noto con il soprannome di “Lelluccio o’ Boxer”, conferma questa dinamica spiegando che in alcuni quartieri la democrazia sia di fatto sospesa. “I ragazzi mi hanno detto che noi li dobbiamo guardare… perché in certi posti non li fanno affiggere i manifesti”, ha dichiarato.
Riferimenti a Indagini Precedenti
Diodato, consapevole dei rischi legati alla sua vicinanza al clan, manifesta preoccupazioni relative ad eventuali indagini passate. Durante le intercettazioni, fa riferimento al lavoro del PM Henry John Woodcock, temendo che i suoi legami con ambienti mafiosi possano attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
La Logica del Voto di Scambio
La Procura ha delineato il concetto di voto di scambio come un investimento a lungo termine, piuttosto che una semplice transazione. “Se sale questo, ci sistemiamo”, afferma Francesco Cecere, un intermediario, dimostrando che l’interesse del clan va oltre il pagamento diretto per i voti. La gestione di settori economici cruciali da parte di Diodato, come mercati e fiere, è parte fondamentale delle aspettative del clan.
Stato delle Indagini
Attualmente, le indagini continuano, con la Procura che ha presentato un appello al Tribunale del Riesame per ottenere l’arresto di Diodato, nonostante quest’ultimo non sia stato eletto. I magistrati sottolineano che l’accordo tra le parti possa già essere considerato un reato, sancito da conversazioni avvenute in via Chieti, in cui venivano fatte promesse per favorire il candidato nella gestione degli affari pubblici.
La situazione resta dunque in evoluzione, con implicazioni significative per il panorama politico locale e per la lotta alla criminalità organizzata a Napoli.
