Scoperta della DDA: il caveau del clan Contini e il sistema di welfare criminale
Napoli, 1 luglio 2024 – Nella tarda mattinata di oggi, la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ha svelato una importante operazione contro il clan Contini, rivelando un sofisticato sistema finanziario nascosto in un immobile di Napoli. Si è trattato di una scoperta che ha messo in luce non solo beni di lusso, ma anche una struttura di sostegno sociale per i membri del clan.
All’interno di un anonimo sottoscala, gli investigatori hanno rinvenuto un caveau di oltre due metri quadrati, dotato di una struttura altamente protetta, accessibile tramite un complesso sistema di porte idrauliche e pareti di ferro. Questo caveau fungeva da banca privata per il clan e conteneva liquidità e beni del valore stimato di circa 8 milioni di euro, comprendenti 4 milioni in contante, 48 orologi di lusso e vari oggetti preziosi in oro.
La fortezza di ferro è stata individuata nell’abitazione di Luca Esposito, genero del boss Patrizio Bosti. Qui gli inquirenti hanno trovato una realtà talmente articolata da sembrare uscita da un film di criminalità organizzata.
Welfare criminale e gestione del denaro
Secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare firmata dal giudice Valentina Giovanniello, la gestione economica del clan non è finalizzata esclusivamente all’accumulo di ricchezze, ma anche alla creazione di un complesso sistema di welfare per i suoi membri. Le cosiddette “mesate”, ovvero i pagamenti mensili, sono stati documentati attraverso pizzini sequestrati a Domenico Scutto e Gaetano Esposito, mostrando una precisa lista di nomi accompagnati da cifre fisse.
Il sistema assicurava stipendi agli affiliati attivi e un sostentamento regolare ai detenuti e alle loro famiglie. Tale struttura rappresenta un pilastro fondamentale per mantenere la coesione interna e prevenire eventuali defezioni verso le autorità.
Dall’analisi della documentazione, i magistrati hanno sottolineato una stabilità nel sistema di welfare del clan, evidenziando che i beneficiari rimangono relativamente costanti nel tempo, segno di un’organizzazione ben radicata che non abbandona i propri membri nemmeno in momenti di crisi giudiziaria.
Gerarchia e recupero crediti
La documentazione rinvenuta ha anche confermato una chiara gerarchia all’interno del clan, con i nomi di Patrizio Bosti e suo figlio Ettore evidenziati nei libri contabili. La loro inclusione nei registri di pagamento dimostra che anche i vertici del clan ricevono una parte dei proventi, fungendo da vincolo associativo tra la famiglia e l’operato dell’organizzazione.
Inoltre, un’analisi dei documenti ha rivelato un’attività di recupero crediti gestita dal clan, che si comporta come un’agenzia di riscossione. Chi acquista stupefacenti o riceve prestiti è obbligato a saldare i propri debiti. I pizzini mostrano aggiornamenti dettagliati sui debiti residui e il passaggio da debito a riscossione, evidenziando un’organizzazione finanziaria strutturata e ben definita.
Stato delle indagini
Le indagini da parte della DDA e delle forze dell’ordine continuano, focalizzandosi sulle ramificazioni del clan e sulle operazioni di recupero crediti. Ulteriori accertamenti potrebbero ampliarsi, svelando l’estensione delle attività criminali e le reti di sostegno che il clan Contini ha messo in piedi nel territorio napoletano.
