Mugnano di Napoli, Assolta Badante Accusata di Maltrattamenti e Appropriazione Indebita
Mugnano di Napoli – Dopo quattro anni di indagini e processo, P. C., una badante accusata di maltrattamenti nei confronti di un’anziana e della figlia disabile, è stata assolta con formula piena dal Tribunale di Napoli Nord. La sentenza, emessa dalla Prima Sezione Penale, ha smentito le gravi accuse mosse contro di lei.
La vicenda ha avuto inizio nel 2018, quando P. C. ottiene un impiego come assistente domiciliare per una donna ultraottantenne e sua figlia disabile. Nei primi anni, il rapporto sembrava sereno, tanto che nel 2020, durante il lockdown causato dalla pandemia, l’anziana le affida deleghe per gestire i propri conti correnti. La fiducia culmina con la decisione di donarle un immobile di sua proprietà, a condizione che P. C. si continuesse a occupare della figlia disabile.
Tuttavia, a partire dal 2021, la situazione inizia a deteriorarsi. L’anziana e la figlia vengono ricoverate in case di riposo, rispettivamente nel 2021 e nel 2022, a causa di difficoltà crescenti nella gestione della loro quotidianità. P. C., gravata da problemi familiari, non riesce più a provvedere a loro a tempo pieno, una scelta che scatta l’allerta.
Nel giugno 2022, l’anziana presenta una denuncia contro P. C., sostenendo di aver subito maltrattamenti e di essere stata privata della libertà. Secondo i suoi racconti, l’assistenza si era trasformata in una condizione di isolamento e abusi, culminando con il furto di beni preziosi e l’appropriazione di somme dai suoi conti correnti.
Da questa denuncia scaturisce un processo che ha visto il coinvolgimento di testimoni, tra cui vicini di casa e operatori delle forze dell’ordine, il tutto culminato nell’udienza del 2 febbraio 2026, dove l’imputata decide di presentarsi e rendere l’esame.
Durante il processo, l’avvocato della difesa, Giovanni Ciscognetti, presenta materiale probatorio, tra cui fotografie risalenti al periodo incriminato, che contraddicono le accuse. Le immagini rivelano momenti di convivialità e festa, mostrando come le due donne avessero la libertà di comunicare con l’esterno e partecipare a celebrazioni familiari.
L’udienza finale, tenutasi il 7 maggio 2026, ha visto la difesa contestare le affermazioni della denunciante, evidenziando come l’anziana e la figlia fossero in una condizione di vulnerabilità. La difesa ha sostenuto che le accuse fossero motivate da risentimento familiare, soprattutto riguardo alla donazione dell’immobile.
Infine, i giudici hanno riconosciuto l’innocenza dell’imputata, assolvendo P. C. da tutte le accuse. Gli accertamenti effettuati dai carabinieri avevano già confermato che non era stato sottratto nulla dall’abitazione dell’anziana e che la badante aveva perfino preso in carico delle situazioni debitorie preesistenti al suo arrivo.
Dopo un lungo iter giudiziario, P. C. è stata quindi assolta perché il fatto non sussiste. Le motivazioni della sentenza saranno rese note in un termine di 90 giorni. Le indagini hanno messo in evidenza la complessità della situazione, ponendo l’accento sulla vulnerabilità dei soggetti coinvolti e sui possibili conflitti di interesse all’interno delle dinamiche familiari.
