La multinazionale di famiglia: all’ombra dei Di Lauro, il clan che usava le borse dei neonati per la cocaina. I due “Zii” di Secondigliano: Cronaca di un’alleanza nata in un ristorante di Casavatore. Narcotraffico a chilometro zero: La rete familiare del Vasto che riforniva “o’ Rockets”.
C’è un momento preciso in cui la macchina perfettamente oliata di un’organizzazione criminale si inceppa per un banale imprevisto del destino. Per il gruppo di Rosario De Angelis, quel momento arriva il 1° luglio 2020, sulla via dei Lecci, vicino Valmontone. Una Fiat Panda ferma sul ciglio della strada, una gomma forata e il nervosismo di un uomo, Salvatore De Angelis, che sa di avere a bordo un carico che scotta.
Ma questa non è solo la storia di un sequestro di droga. È il racconto di come il clan Di Lauro abbia delegato la gestione di intere piazze di spaccio a “imprese familiari” feroci e organizzate, dove il vincolo di sangue è la garanzia del silenzio.
Una famiglia al servizio del “Sistema”
Al vertice della piramide c’è Rosario De Angelis. Non è un semplice spacciatore, ma un manager del narcotraffico nell’area Vasto-Arenaccia. Attorno a lui, la famiglia si trasforma in organigramma aziendale.
C’è Nicola Vecchione, il cognato, braccio destro e gestore dei clienti storici. C’è Fabio, il fratello pusher che controlla che la “piazza” non resti mai sguarnita. E poi ci sono le donne, figure centrali in questa economia sommersa. Stefania De Angelis è la custode: nel suo appartamento stocca il “narcotico”, lo divide in dosi (le “bollette”, in gergo) e vive con l’ansia del magazzino vuoto. “Se all’improvviso si arriva a zero, io non voglio sapere niente”, diceva nelle intercettazioni, temendo il blocco della catena di montaggio che avrebbe mandato in tilt i pusher di strada.
La “Nursery” della cocaina
L’episodio di Valmontone svela il volto più cinico dell’organizzazione. Salvatore De Angelis e la moglie, Tamara Murgia, viaggiavano con i figli minori. Una copertura perfetta per un viaggio di ritorno da Roma che trasportava quasi 5 chili di cocaina pura.
Quando i Carabinieri di Colleferro aprono la borsa “nursery” — quella destinata ai pannolini e ai ricambi dei bambini — vi trovano due panetti di polvere bianca. Altri tre erano nascosti nelle guarnizioni del motore. La reazione del clan alla notizia dell’arresto non è di pietà per i minori o per i familiari, ma di rabbia per l’errore logistico: “Ma tu hai capito cosa è andato a fare a Roma? Cosa è tranquillo ‘o cazzo?”, urla il padre di Rosario, Vincenzo, furioso perché il figlio si era fatto intercettare “al ritorno”, ovvero col carico a bordo.
Il Summit degli “Zii”
Ma l’inchiesta coordinata dal GIP Alessandra Zingales va oltre i confini del quartiere Vasto. Le indagini hanno documentato la nascita di una vera e propria confederazione. Da un lato il gruppo di Raffaele Paolo, detto “o’ Rockets”, dall’altro quello di Rosario De Angelis.
Due mondi che si incontrano sotto i riflettori di una telecamera nascosta il 15 febbraio 2020, nei pressi di un ristorante a Casavatore. È il summit dei “due Zii”. È qui che viene sancito il patto: il gruppo De Angelis diventa il fornitore ufficiale della costa guidata da Paolo. Uno scambio sistematico di droga e denaro, protetto da linguaggi criptici dove i soldi diventano “documenti” e i 25 euro significano in realtà migliaia.
Il prezzo del lavoro
In questo scenario, anche le lamentele domestiche diventano prova giudiziaria. Imma De Angelis, sorella di Rosario, non si limita a ritirare la droga o a prestare il telefono per gli appuntamenti. Si lamenta con il marito, Nicola Vecchione, perché lo stipendio non basta. Chiede uno scatto di carriera, un aumento del “fisso” settimanale: da 150 a 200 euro.
È la banalità del male in salsa partenopea: una vita passata tra stoccaggi di cocaina e rischi di galera, barattata per cinquanta euro in più a settimana, mentre i “grandi zii” decidono i destini dei carichi che arrivano dal porto di Salerno su camion guidati da autisti stranieri.
L’inchiesta dipinge un quadro dove la criminalità non è un’alternativa alla famiglia, ma coincide esattamente con essa. Un legame indissolubile che rende il clan Di Lauro, ancora oggi, una delle idre più difficili da abbattere.
