Arrestato Gaetano Caso, l’ultimo dei tre complici che il 17 aprile scorso aveva teso una trappola a Vincenzo Lo Russo junior. Decisive le telecamere e le intercettazioni in carcere tra il figlio del boss e il padre detenuto.
ìUn bacio sulla guancia, il gesto falso di un amico, poi il buio e il piombo. Si è conclusa nel peggiore dei modi, con le manette ai polsi, la fuga di Gaetano Caso, l’ultimo dei tre autori del tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, avvenuto lo scorso 17 aprile a Miano. L’uomo è stato rintracciato dai carabinieri della compagnia Vomero all’interno di un appartamento di via Janfolla.
La trappola: il “bacio di Giuda” e il regolamento di conti
Secondo la ricostruzione della Dda, Caso, insieme ai complici Luigi Russo – detto “Giggiotto” – ed Emmanuel Di Marzio, già arrestati il 28 aprile, avrebbe pianificato l’agguato per uno screzio interno al clan dei “Capitoni”. La vittima, nipote del boss di Miano, era stata avvicinata da Caso con un finto atteggiamento di amicizia: un bacio, poi le percosse e infine la scarica di colpi. Lo Russo, miracolosamente sopravvissuto, era stato attinto da due proiettili all’addome e tre agli arti inferiori.
L’inchiesta: telecamere e intercettazioni incastrano i killer
A inchiodare il terzetto è stata un’accurata attività di indagine dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Vomero. Fondamentali si sono rivelate le immagini di una telecamera di videosorveglianza piazzata nel Rione Siberia, a Marianella, che ha immortalato i responsabili, agendo a volto scoperto. Un dettaglio non trascurabile: i tre erano stati ripresi anche il giorno precedente con gli stessi identici abiti, permettendo agli inquirenti di ricostruire con precisione le fasi antecedenti al raid.
Le fibrillazioni nel clan e il retroscena in carcere
Nonostante la reticenza della vittima, le intercettazioni ambientali in carcere hanno svelato scenari inquietanti. In un colloquio, Vincenzo Lo Russo riferiva al padre detenuto l’accaduto, puntando il dito contro il figlio di “Peppenella” (Luigi Russo), ucciso nel 2000. Il padre, Domenico Lo Russo, rispondeva con toni da guerra di camorra, incitando il figlio a cambiare schieramento e vendicarsi. Una dinamica che conferma le forti tensioni nel quartiere, dovute al recente ritorno in libertà di diversi esponenti della “vecchia guardia” del clan, con il rischio di nuovi violenti scontri per il controllo del territorio.
L’analisi dei fatti riportati evidenzia una dinamica di violenza interna ai clan di camorra scaturita da antichi rancori. Oltre al fermo di indiziato di delitto, la misura cautelare in carcere emessa dal Gip conferma il quadro probatorio raccolto dalla Dda. Resta inteso che gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
(nella foto il luogo dell’agguato e. da sinistra il ferito Vincenzo Lo Russo, Gaetano Caso, Luigi Russo ed Emmanuel Di Marzio)
