Lo Chalet Baku della camorra: sei pentiti svelano il patto di Mugnano e il tradimento dei Raia ai Notturno

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Radiografia giudiziaria del nuovo monopolio del narcotraffico a Scampia: dalle sponde degli Amato-Pagano al terrore tra i palazzoni del lotto T/a.

Sei pentiti di cinque clan diversi ridisegnano la mappa criminale dello Chalet Baku: l’ordine di epurazione partito da Mugnano, l’ascesa militare dei fratelli Raia e l’interrogatorio-shock del boss spodestato, rimasto prigioniero in casa sua dopo l’omicidio del figlio.

L’impero dello chalet  Baku: così i fratelli Raia hanno spodestato il clan Notturno. Identikit di una epurazione nei verbali completi dei pentiti

Per comprendere come si ridisegnano i confini della camorra nell’area nord di Napoli, bisogna entrare nelle pieghe della cosiddetta “convergenza del molteplice”. È questo il grimaldello giuridico  che i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia hanno utilizzato per blindare l’indagine sul clan Raia, la nuova compagine criminale che ha assunto il controllo militare ed economico dello Chalet Baku a Scampia.

Non si tratta delle confessioni isolate di un singolo associato, ma di un flusso circolare di informazioni, riscontrato da intercettazioni telefoniche e ambientali e alimentato da sei collaboratori di giustizia provenienti da contesti criminali profondamente eterogenei: gli Amato-Pagano, i “Mianesi” di Miano, i Di Lauro e persino il clan Sautto di Caivano. Pur muovendosi in epoche diverse e all’interno di fazioni storicamente rivali, i pentiti convergono in una direzione univoca: l’estromissione violenta e pianificata di Raffaele Notturno e la progressiva autonomia dei fratelli Patrizio, Costantino e Francesco Raia nel settore del narcotraffico.

L’ordine di Mugnano e il “parcheggio” forzato di ‘o mbriacone

L’inizio della fine per la storica egemonia dei Notturno nello Chalet Baku viene sancito da un verdetto politico emesso a Mugnano. A svelarne i retroscena con assoluta precisione è Salvatore Roselli, per lungo tempo elemento di vertice del cartello scissionista degli Amato-Pagano. Roselli spiega che la sostituzione della leadership al Baku non è stata una semplice faida rionale, ma una decisione strategica della cupola per arginare la mala gestio delle piazze di spaccio da parte di Raffaele Notturno, detto “’o mbriacone”.

“Come, d’altra parte, era logico aspettarsi che fosse, furono proprio i vertici di Mugnano – e segnatamente Marco Liguori, reggente pro tempore degli Amato-Pagano – a prendere la decisione di ‘parcheggiare’ Raffaele Notturno e di affidare il Baku ai Raia, non solo per le ragioni della cattiva gestione, al punto che Raffaele Notturno non manteneva neppure il fratello Enzo, ma anche a causa di dissapori intervenuti tra lo stesso Raffaele ”o mbriacone’ e non solo Costantino Raia, ma anche Antonio Abbinante.”

Il disprezzo della camorra verso Notturno era alimentato anche dalla sua debolezza militare: l’anziano ras non era stato in grado di vendicare l’omicidio del figlio Nicola, trucidato il 18 settembre 2017. Una mancanza di “palle” che, nel codice d’onore della camorra, cancella anche il peso del cognome più importante. I Raia e Antonio Abbinante erano pronti a lavare l’onta con il sangue, intenzionati a uccidere Raffaele Notturno immediatamente. Fu lo stesso Roselli a salvare la vita a ‘o mbriacone, intercedendo presso i sicari per puro calcolo strategico.

“Entrambi erano intenzionati ad ucciderlo e si determinarono a soprassedere, su mia intercessione, per il timore di un possibile pentimento di Enzo Notturno conseguente all’omicidio del fratello.”

Il vuoto di potere viene così colmato dai Raia, che sfruttano la sequenza temporale delle loro scarcerazioni. Il primo a riottenere la libertà è Patrizio Raia, il 19 dicembre 2017, affidato ai servizi sociali. È lui a muovere i fili politici dell’operazione, andando a bussare direttamente alla porta dei reggenti.

“La definitiva assegnazione del Rione ai Raia fu effettuata anche per assecondare una specifica richiesta in tal senso di Patrizio Raia, il primo dei fratelli ad essere scarcerato in ordine di tempo, e che mi chiese di intercedere presso Marco Liguori, reggente pro tempore degli Amato-Pagano.”

I magistrati, incrociando i verbali di Roselli del 14 luglio 2023 con i registri del D.A.P., collocano la definitiva transizione tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, subito dopo la scarcerazione del secondo fratello, Costantino Raia, avvenuta il 28 dicembre 2018.

Il triunvirato dei fratelli Raia: i ruoli nell’organigramma

Una volta ottenuto il via libera da Mugnano, il gruppo Raia si struttura come un’associazione autonoma e piramidale, capace di “avere ragione da tutti i clan limitrofi”. La mole di dichiarazioni raccolte delinea una precisa divisione dei ruoli tra i tre fratelli, che si sono passati lo scettro del comando a seconda dello stato di detenzione.

Il collaboratore Emanuele Pancia, analizzando il posizionamento del gruppo nello scacchiere di Scampia nel periodo in cui la leadership era pienamente operativa sul campo, definisce lo spessore criminale di Patrizio Raia, indicandolo come il vertice indiscusso:

“Durante il periodo in cui ancora era libero, Patrizio Raia era considerato, nell’organigramma degli Amato-Pagano su Scampia, al numero due, dietro al solo Salvatore Roselli.”

Ma la forza del clan Raia risiede nella continuità dinastica. Quando Patrizio e Costantino tornano in cella, l’operatività della piazza dello Chalet Baku non subisce battute d’arresto. A prendere in mano le redini è il terzo fratello, Francesco Raia, detto “Ciccio” (scarcerato il 20 dicembre 2019).

A inquadrare questo specifico spaccato temporale, tra il 2020 ed il 2021, sono le dichiarazioni di Emmanuele Palmieri, esponente della mala di Miano. Palmieri racconta ai magistrati di un vero e proprio scontro commerciale e territoriale per il rifornimento delle sostanze stupefacenti, risolto solo interloquendo direttamente con il nuovo reggente del Baku.

“Lo scettro del comando era passato a Francesco Raia, con il quale i Lorusso dovettero interloquire per rimarcare che lo spacciatore ‘o Lecc [Vincenzo Lecce], muovendosi nella zona di Miano, doveva rifornirsi solo dai Mianesi e non anche dal Raia.”

Un riconoscimento di sovranità criminale che traspare anche dalle parole di Pasquale Paolo (clan Di Lauro) e di Vincenzo Iuorio (clan Sautto di Caivano). Quest’ultimo, pur provenendo da un hinterland distante, conferma la perfetta sovrapponibilità della struttura dei Raia, a riprova di come il flusso circolare di informazioni tra i vertici dei vari clan avesse ormai ratificato il nuovo assetto di Scampia.

Il verbale choc di Raffaele Notturno: “Mi dissero levati di mezzo comandiamo noi”

Il riscontro più devastante, che trasforma l’inchiesta in una cronaca cruda e dettagliata di sopraffazione, arriva direttamente dal verbale di interrogatorio di Raffaele Notturno. Il 18 ottobre 2022, all’indomani di una serie di eventi che ne minacciavano l’incolumità, l’ex ras decide di vuotare il sacco davanti ai magistrati della DDA. Il suo racconto descrive la metamorfosi dello Chalet Baku: da feudo dei Notturno a trappola di cemento in cui l’anziano camorrista è stato privato, passo dopo passo, di beni, potere e libertà personale.

“Negli ultimi 5 anni, ho sempre ricevuto minacce, dai fratelli Raia: Patrizio, Costantino, Francesco e i loro familiari. Altri soggetti che mi hanno minacciato sono Armando Ciccarelli (mio cognato), ”o gettone’; ‘cioccolata’, Francesco Esposito ed altri. Tutto è iniziato circa 5 anni fa, dopo che è stato ucciso mio figlio Nicola, e che, di seguito, sono usciti dal carcere Armandino Ciccarelli, Patrizio Raia ed infine poi Costantino Raia. Proprio quando è uscito Costantino ‘non si è capito niente più’. Si può dire che fino a che è uscito Costantino, la situazione era ancora ‘tranquilla’, ed ero ancora il capo dello Chalet Baku, ma con l’uscita di Costantino, come ho detto, lui e i suoi ‘si misero di faccia’ contro di me.”

Il momento esatto del colpo di Stato interno avviene sotto i porticati, con una convocazione che assume i tratti di una vera e propria epurazione coatta.

“Un giorno Armando (mio cognato) mi ha bussato al citofono e mi disse che era uscito Costantino. Scesi, e trovai Costantino Raia, suo fratello Patrizio, con Pietro (il loro nipote) e il cognato di Patrizio di nome Antonio: mi dissero di farmi da parte, perchè ormai comandavano loro. Parlavano in particolare Armando, Costantino e Patrizio dicendo ‘levati da mezzo, comandiamo noi’, pur dicendomi che ‘formalmente’ stavano sotto a ‘Vettorio’, mio fratello Enzo Notturno, detenuto… Fino a quel momento ero io a gestire la piazza di spaccio del Baku, avevo i miei ragazzi che spacciavano vari tipi di sostanza, ma la piazza rendeva poco. Loro mi dissero di farmi da parte, di ‘parcheggiarmi’, pur senza impormi di andare via. Ricordo che quel giorno con i predetti c’era anche Ruffo Luigi.”

Le regole del Baku: abusi ed estorsioni all’ombra della Torre Bianca

Da quel giorno, lo Chalet Baku diventa invivibile per chiunque porti il cognome Notturno. Il triumvirato dei Raia, spalleggiato da una batteria di fedelissimi tra cui spiccano i nomi di Luigi Ruffo, Francesco Esposito, il nipote Pietro e i soggetti noti come “Cioccolata” e “’o Gettone”, inizia a fagocitare ogni risorsa del rione. Il primo scontro fisico avviene a causa di una visita parentale.

“Poco dopo, circa un mese dopo, Raffaele Iacomo, mio nipote (meglio, marito di mia nipote Carletta Vinciguerra) uscì (non ricordo se dal carcere o dai domiciliari) e mi venne a trovare a casa. Dopo poco che era salito, bussarono a casa mia Patrizio, Costantino e Ciccio Raia (che aveva uno scaldacollo ed un cappello). Bussarono ed io aprii. Loro chiesero di Raffaele mio nipote, e quando lui si presentò gli dissero: ‘non hai capito niente, ti schiattiamo la testa’. Non so il motivo, ma posso immaginare perché aveva dato fastidio a qualcuno di loro.”

Subito dopo, il clan passa all’esproprio immobiliare delle case popolari e delle attività commerciali della zona, imponendo la legge del più forte persino sui luoghi legati alla memoria del figlio ucciso.

“Vennero Armando Ciccarelli, ‘cioccolata’, ‘gettone’, Patrizio, Costantino e Ciccio Raia. Citofonarono e mi chiesero di scendere. Dissero: ‘ha detto Marco [Liguori] ci vuoi dare le chiavi di quella casa? ha detto Marco ci deve mettere la moglie di un carcerato’. ‘Come, ecco le chiavi’ dissi io (si trattava di una casa nella Torre Bianca, che usava mio figlio Nicola, prima di essere ucciso), ma io dissi ‘se non è la moglie di un carcerato, mi riprendo la casa’, ma in effetti ci misero la moglie di un carcerato… In quel periodo i Raia si presero anche una casa al 13 piano nel Lotto T/a, due case nel Buon Pastore, una delle quali se l’è presa Lallà, il fratello di Braciola (li chiamano ‘i rossi’, ‘e russ”). Si sono anche ‘presi’ un biliardo (intendo dire una sala da biliardo che sta nella Torre Bianca, dove fu sparato mio figlio).”

L’obiettivo dei Raia è chiaro: fare terra bruciata intorno al vecchio capopiazza. Viene istituito un divieto assoluto di frequentazione. Chi parla con Raffaele Notturno deve essere punito fisicamente.

“Dopo una settimana circa, mi chiamarono ‘Cioccolata’, ‘Gettone’, Francesco Esposito, Costantino Raia e Ruffo Luigi. Mi ‘convocarono’ in un circoletto ‘per parlare’. Là ebbi una discussione (con Francesco Esposito in particolare), mi dicevano che non dovevo stare giù, non dovevo stare con la gente, e chiunque stava con me sarebbe stato picchiato. Infatti in quel periodo fu picchiato Bruno Genovese (da Ruffo e Pietro, il nipote di Costantino, alla presenza proprio di Costantino, al quale poi chiesi perché: questi mi rispose ‘lui lo sa perché’, ed in effetti era stato visto insieme a me).”

Il killer con il casco integrale e la prigionia domestica

L’escalation intimidatoria raggiunge il culmine in una domenica apparentemente tranquilla, trascorsa da Notturno nei pressi delle attività commerciali di famiglia, tra il negozio di caramelle della madre e quello di detersivi dello zio Antonio. È in quel momento che scatta la trappola mortale, sventata solo per una manciata di secondi.

“Da quest’ultimo si presentò Ruffo Luigi, che comprò dei tovaglioli (cosa che a me apparve strana, perché non aveva mai comprato niente). All’improvviso mi resi conto che erano scomparsi tutti. Capii che qualcosa non andava e me ne entrai nel palazzo e salii a casa. Dopo 2/3 minuti arrivò sotto i porticati ‘Gettone’, da solo, con una pistola e un casco integrale, cercando me, senza trovarmi. Le persone del Rione mi hanno detto che era Gettone, perché quando lo videro arrivare, lui – per farsi riconoscere – si alzò la visiera. Dopo qualche minuto, arrivò a casa mia madre, dicendomi che c’era una persona con una pistola che cercava me per spararmi.”

Il sicario, non trovando il bersaglio principale, devia l’arma contro il nipote di Notturno, Carmine Iannotti, scatenando il panico nel rione tra le urla delle donne di famiglia.

“Qualche tempo dopo mio nipote Carmine Iannotti, che in quel momento era sotto i porticati, mi ha raccontato che questa persona l’aveva inseguito e voleva sparargli, ma lui riuscì a fuggire. Mi disse anche che in quel frangente chiese ai Raia una pistola, per difendersi, ma loro dissero che non avevano niente. In quel momento sulla piazza stavano Patrizio, Costantino, Ruffo e i nipoti. Alle urla di mia madre, scesero mia cognata Lina (moglie di Vettorio) e mia sorella Iolanda Notturno, che non volevano credere al racconto di Iannotti… Da quel momento, cioè dall’episodio in cui Gettone mi ha cercato per spararmi, mi sono chiuso in casa, per far stare tranquilla la mia famiglia.”

Un racconto claustrofobico che trova un riscontro paradossale ma fedele nelle parole del pentito Pasquale Paolo. Quest’ultimo ha rivelato che a Notturno, ormai “recluso in casa”, fu concesso di abitare ancora nel Baku solo grazie a un b briciolo di pietà della camorra, mediata da Antonio Abbinante e dai Licciardi di Secondigliano. Un “permesso di soggiorno” concesso solo perché l’anziano boss “aveva comunque subito la grave perdita del proprio figlio Nicola nell’agguato del 18 settembre 2017”. Un salvacondotto per un uomo politicamente morto, mentre fuori, sotto i porticati del lotto T/a, i fratelli Raia blindavano i cancelli del loro nuovo e incontrastato impero della droga.

(Nella foto da sinistra in alto Costantino, Antonio, Francesco, Giovanni,Patrizio Raia e Raffaele Notturno; in basso invece sempre da sinistra i pentiti Salvatore Roselli,  Luigi Rignante, Emanuele Pancia, Vincenzo Iuorio, Emmanuele Palmieri, e Raffaele Paolo )