Senza svolgere alcuna attività lavorativa lecita, il boss Marco De Micco muoveva flussi da migliaia di euro in pochi minuti tramite un allibratore abusivo di fiducia. Le foto dei coupon cartacei sequestrati dalla Procura e le utenze intestate a una donna insospettabile di Pompei portato alla scoperta della “lavatrice” telematica del clan.
La lavatrice invisibile dello sballo e del pizzo
Per la Procura della Repubblica di Napoli e per gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia, la dimostrazione della capacità economica di una consorteria mafiosa non passa soltanto dal conteggio dei chili di cocaina sequestrati nei garage-bunker o dal valore dei suv di lusso estorti ai commercianti. Passa, inevitabilmente, dalla capacità di far sparire i soldi liquidi, ripulendoli attraverso canali apparentemente legali o ludici.
C’è un capitolo nell’inchiesta sulla cosca dei “Bodo” che riguarda il circuito delle scommesse sportive utilizzato come veicolo di reimpiego di capitali illeciti.
Marco De Micco non ha mai svolto alcun lavoro lecito e non risulta percettore di redditi tracciabili dallo Stato. Eppure, le indagini telematiche hanno dimostrato la sua capacità di muovere e bruciare somme di denaro impressionanti nel giro di pochissimi minuti. Un flusso finanziario continuo i magistrati dell’antimafia hanno indicato espressamente come il frutto diretto delle attività delinquenziali del clan (estorsioni e controllo monopolistico delle piazze di spaccio del crack).
Operatore di Malta coinvolto nelle ricevute
Il trucco dei 999 euro: la tecnica del frazionamento antiriciclaggio.
Le attività captative effettuate dalla Squadra Mobile sul sistema di messaggistica WhatsApp di Marco De Micco registrano una prima, decisiva svolta nelle date del 12 e del 20 marzo 2022. È in queste giornate che si concentrano alcuni movimenti anomali. Gli specialisti della Polizia Giudiziaria intercettano un file multimediale di fondamentale importanza: una fotografia scattata e inviata direttamente sul cellulare del boss dal suo allibratore di massima fiducia che vive a Malta. Lo scatto ritrae quattro distinte ricevute cartacee di scommesse sportive live “accettate” sul circuito internazionale Stanleybet Malta.
L’analisi visiva e documentale di quei biglietti rivela l’adozione di un’astuta tecnica antiriciclaggio: ogni singola giocata presenta una puntata fissa pari a 999,00 euro. Non si tratta di una cifra casuale: fermarsi a un euro sotto la soglia dei 1.000 euro permetteva all’allibratore e al clan di aggirare i controlli automatici di tracciabilità finanziaria imposti dalle normative bancarie dello Stato, consentendo il transito di contanti cartacei “anonimi”.
I quattro tagliandi, piazzati in tempo reale su eventi calcistici della Serie A italiana, riportavano combinazioni vincenti con quote sostanziose, capaci di generare vincite totali rispettivamente pari a 4.295,70 euro per i primi due tagliandi, 4.305,00 euro per il terzo e 4.395,10 euro per il quarto. In un solo pomeriggio, la “lavatrice” di via Piscettaro aveva movimentato circa 4.000 euro di contanti di provenienza illecita, pronti a essere ritirati sotto forma di assegni o titoli puliti emessi dall’agenzia.
Il paravento di Pompei: la figura della donna insospettabile
Per blindare la propria impunità e proteggere il boss da eventuali sequestri patrimoniali preventivi, il sistema necessitava di uno schermo anagrafico esterno a Ponticelli. Attraverso gli accertamenti sui tabulati e sulle anagrafiche delle compagnie telefoniche, la Procura ha isolato l’utenza mobile utilizzata dall’operatore di Malta per interloquire con Marco De Micco.
I successivi riscontri della polizia giudiziaria hanno svelato che la scheda SIM non era intestata all’uomo di Malta, bensì a una donna completamente estranea alle dinamiche di strada del Lotto 10: …omissis… una donna di Pompei di 31 anni che fungeva da classico paravento contrattuale.
La sua formale “pulizia” burocratica garantiva che le comunicazioni e lo scambio di file riguardanti le giocate clandestine e il reimpiego delle imponenti somme liquide non potessero essere facilmente ricondotte al circuito relazionale di Bodo, offrendo una temporanea zona d’ombra in cui muovere la cassa comune del narcotraffico.
La febbre delle giocate in diretta
Il 20 marzo 2022 ci sono delle intercettazioni a partire dalle ore 17:58. I dialoghi mostrano un Marco De Micco che detta i tempi delle scommesse con la stessa perentorietà con cui ordinava le sanzioni condominiali o i raid armati nel quartiere:
Marco De Micco (17:58): “…fai 5k Lazio e real” …omissis… (17:59): “Ok”
In un solo messaggio, inviato dal divano della sua fortezza, De Micco ordina una puntata secca da ben 5.000 euro (“5k”) sulla combinazione calcistica di Lazio e Real Madrid. La risposta dell’amico da Malta fotografa la sua totale subordinazione commerciale e la rapidità operativa del circuito clandestino:
…omissis… (18:00): “Aspetto mettono lazio live” Marco De Micco (18:00): “Ok”
Passa soltanto un minuto e la febbre del gioco del boss sale di livello. De Micco torna a scrivere sulla chat protetta, frazionando ulteriormente il capitale liquido da ripulire:
Marco De Micco (18:01): “Fai anche Lazio primo tempo. Da 2” …omissis… (18:01): “Ok” Marco De Micco (18:01): “E altri 3 finali solo Lazio”
Il muro della quota e il riscontro patrimoniale
Il dialogo si chiude con una serie di comunicazioni di servizio inviate da …omissis… che documentano le oscillazioni e le chiusure delle lavagne telematiche dei bookmaker di Malta: “Ok… Quota chiusa… Sto asp apre… Fatti 500”.
Questi frammenti di conversazione scritti via chat – incrociati con i tagliandi fotografati da 999 euro l’uno – hanno permesso alla Direzione Distrettuale Antimafia di archiviare la tesi difensiva del boss legata al vizio del gioco o alle scommesse amatoriali. Per i magistrati si è trattato di una vera e propria attività sistematica di autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti.
Spendere circa 6.000 euro nella sola settimana di metà marzo, arrivando a ordinarne fino a 10.000 in un singolo pomeriggio domenicale, costituiva la prova provata che il clan disponesse di una liquidità impressionante e incontrollabile, costantemente alimentata dai flussi di denaro contante versati dai tossicodipendenti del Rione Fiat e del Parco Conocal e dalle tangenti imposte porta a porta. Quei coupon firmati Stanleybet rappresentavano l’ultimo anello di una catena criminale che trasformava il sangue delle faide stradali in vincite pulite e legalizzate.
