Titolo: Rione Traiano: una piazza di spaccio strutturata come un’azienda criminale, guidata da Antonio Martino o’ Giò
Napoli è tornata a fare i conti con una realtà criminale contenuta tra le strade del Rione Traiano, dove una piazza di spaccio in via Tertulliano, al civico 34, non è soltanto un punto vendita al dettaglio ma una vera e propria centrale operativa. Telecamere, cancelli e porte blindate sorvegliano un flusso quotidiano che, secondo le indagini, viene gestito con una disciplina da turno di lavoro e una contabilità meticolosa. L’immagine emersa dall’inchiesta della Compagnia di Bagnoli ritrae un sistema che, pur tra arresti e pressioni delle forze dell’ordine, ha saputo mantenere una sostanziale resilienza nel tempo.
Nell’ambito dell’indagine, i Carabinieri hanno identificato Antonio Martino, detto o’ Giò, quale punto di riferimento e promotore della cosca Petrone-Puccinelli. Martino è stato arrestato stamane insieme ad altri trenta complici, segno di una dinamica criminale ramificata e strutturata che si estende oltre una singola scena di spaccio. La connessione tra Martino e figure storiche della dinastia è confermata dai racconti investigativi, tra cui il legame di parentela con la moglie di Ciro Puccinelli, noto in questo mondo criminale con l’epiteto Pocchi Pocchi. Sui corpi degli affiliati e nei documenti recuperati emergono tracce di quel reticolo familiare che ha accompagnato la crescita del gruppo nel tempo.
Era già emerso in passato quanto l’organizzazione sapesse contare su risorse concrete. Il 14 giugno 2024, durante una perquisizione presso l’abitazione di Martino, i Carabinieri avevano trovato 4.100 euro in contanti, nascosti in un mobile della cucina e in un comò della camera da letto, insieme all’installazione in corso di un videocitofono. Una fotografia di quanto, secondo gli investigatori, fosse la logistica della rete: denaro, controllo degli accessi e sistemi di sorveglianza mirati a proteggere la filiera dello smercio della cocaina.
La sala operativa di questa rete è situata al seminterrato di via Tertulliano 34, dove registri audiovisivi e conversazioni intercettate descrivono una gerarchia senza appello. Quando entrano in scena i boss Raffaele Pezzuti, o Milanese, e Maurizio Attanasio, Pascazziell, i pusher in turno si adeguano, mentre Luigi Nocera, detto Danger, e Ciro Volonnino tengono d’occhio i monitor. Le loro parole rivelano la logica di comando: “Questi sono i capi… quali clienti… Sono i capi!”, sembra affermare una impostazione di controllo assoluto sul flusso di droga e sul gruppo che lavora attorno al bancone.
Il giro d’affari raccolto dalle registrazioni è impressionante: Pasquale Pisa, intercettato mentre fa i conti, descrive la redditività della piazza. A una stima di vendita di 60 euro al grammo corrisponde una cifra quotidiana di circa 16.200 euro. Una somma che, a quanto si è appreso, viene ridistribuita tra quadro dirigenziale e personale di supporto: stipendi, paghe per le vedette e compensi per i pusher addetti al bilancino. Le stesse intercettazioni mostrano una gestione attenta delle entrate e delle uscite, con riferimenti a pagamenti anche a chi lavora nel giro.
L’organizzazione lavora su turni estenuanti e rigide regole di sicurezza. Una testimonianza interna, quella di Luigi Nocera, descrive ore e ore di servizio con solo brevi pause. Si racconta di quindici ore di lavoro e di tensioni crescenti tra chi controlla gli afflussi e chi gestisce la condivisione del profitto, con Martino che interviene laddove si ravvisano segnali di fragilità o eccessivo uso personale di droga tra i membri.
Non mancano le frizioni interne legate al potere e all’affidabilità dei sodali. Una frase attribuita a Paolo Chiaro riporta una condizione di disciplina ferrea ai piani alti: chi non è ritenuto affidabile o rischia di compromettere la sicurezza della piazza rischia l’allontanamento. Malgrado arresti, retate e una costante pressione delle forze dell’ordine, la rete ha mostrato una notevole capacità di adattamento, continuando a operare nel cuore della metropolitana napoletana e mantenendo una presenza significativa nel Rione Traiano, anche a fronte di una precedente e recente crescita di altre piazze criminali nella zona.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la vicenda è stata ricostruita con cura: la rete descritta non è un incidente isolato ma una dinamica che ha saputo rinnovarsi nel tempo, perpetuando una presenza radicata nel tessuto urbano. La situazione, al momento, resta al vaglio delle autorità procedenti e non consente alcuna lettura definitiva su responsabilità definitive, ma offre una chiara immagine di come una “holding” criminale possa funzionare all’ombra di una realtà urbana complessa, con una leadership forte e una logistica che fa girare denaro e merci come in una vera impresa.
