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Napoli: arresto della custode del clan Mazzarella dopo maxi sequestro di droga e armi a San Giovanni a Teduccio

Napoli, custode della rete: Jessica Vicchiariello al centro di una logistica di narcotraffico collegata ai cartelli della zona Napoli – In via Stefano Barbato, a San Giovanni a Teduccio, una operazione della Questura ha portato alla…

Napoli: arresto della custode del clan Mazzarella dopo maxi sequestro di droga e armi a San Giovanni a Teduccio

Napoli, custode della rete: Jessica Vicchiariello al centro di una logistica di narcotraffico collegata ai cartelli della zona

Napoli – In via Stefano Barbato, a San Giovanni a Teduccio, una operazione della Questura ha portato alla luce una base logistica ritenuta collegata al narcotraffico locale. Secondo quanto riporta cronachedellacampania.it, dietro l’apparente procedere ordinario di una trentatreenne si nasconderebbe un ruolo chiave nella gestione di droga e armi per conto di terzi.

Il blitz che ha svelato l’intera catena è datato 14 ottobre 2026 e ha coinvolto le unità della Squadra Mobile, guidate dal primo dirigente Mario Grassia. Durante l’irruzione nell’abitazione di Vicchiariello sono stati sequestrati elementi significativi a conferma di un’infrastruttura di trafficking: contanti, sostanze stupefacenti e strumenti utili all’attività illecita. In particolare, all’interno dell’appartamento sono stati trovati quasi 19.000 euro in contanti e visuali iniziali di droga, tra cui bustine di marijuana.

La vera svolta è arrivata grazie al lavoro dei cani antidroga dell’Unità cinofila. Seguendo le chiavi rinvenute nell’immobile, gli investigatori hanno ispezionato un deposito di cui la donna aveva la disponibilità, rivelando una logistica che avrebbe avuto a che fare con consumi e rifornimenti per la rete criminale. Dai locali è emerso un carico significativo: circa 12 chili di marijuana, 8 chili di hashish, 100 grammi tra cocaina e metanfetamina, una pistola Glock calibro 9×21 risultata provento di furto, circa 200 cartucce di vario calibro e cinque bilancini di precisione.

Gli accertamenti in corso indicano che quel volume d’affari e quel magazzino non potevano essere gestiti in autonomia dalla Vicchiariello. Secondo i vicoli investigativi, la giovane – ora detenuta nel carcere femminile di Secondigliano – sarebbe stata custode di sostanze e strumenti per conto di terzi, a titolo gratuito, dietro pagamento o per costrizione.

La dimensione familiare del fenomeno emerge anche da un retroscena inquietante: Jessica Vicchiariello è la figlia di Monica Veneruso, la quale il 22 dicembre 2017 era al fianco di Antonio Perna, esponente di rilievo vicino ai Mazzarella, quando quest’ultimo morì in seguito all’esplosione di un ordigno mirato a rivali dei Reale. Un legame di sangue che oggi sembra aprire una finestra sul possibile effetto domino tra famiglie divenute protagoniste della malavita organizzata della zona.

Gli inquirenti non chiudono qui il fascicolo: l’obiettivo resta individuare i reali mandanti della rete, distinguendo chiaramente tra quanto emerso in fase operativa e le responsabilità reali di ciascuno. La dinamica della vicenda, secondo quanto emerge, suggerisce che la Vicchiariello non agisse da sola, ma che fosse parte di una catena al servizio di gruppi criminali consolidati nel territorio napoletano.

Rimane incerto cosa succederà nelle prossime settimane: gli investigatori stanno verificando i ruoli di chi avrebbe coordinato l’operatività, e quali controparti potrebbero aver beneficiato di quel deposito illimitato di droga e armi. Nel frattempo, la posizione della Vicchiariello resta definita dall’ipotesi accusatoria di detenzione di droga ai fini di spaccio e ricettazione di arma clandestina, con un fronte giudiziario che dovrà chiarire reati e responsabilità alla luce degli ulteriori sviluppi.

La vicenda, oltre a mostrare una nuova faccia di una rete complessa, offre uno spaccato delle difficoltà investigative in un contesto in cui le famiglie legate ai cartelli della zona hanno dimostrato di saper tessere reti logistiche in grado di sostenere un traffico milionario. Gli elementi finora emersi descrivono una realtà dove ruoli apparentemente marginali possono trasformarsi in snodi fondamentali per la permanenza del sistema di spaccio e della gestione di armi sul territorio, e dove il lavoro degli inquirenti proseguirà per dare volto e nome ai responsabili veramente al vertice della catena.

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