Latitante napoletano arrestato sulla Costa Blanca: la fine di una latitanza europea e il profilo di un’organizzazione criminale piuttosto ampia
La notte scorsa Alicante ha messo davanti agli occhi della Policía Nacional un volto ormai noto alle forze dell’ordine campane: Enrico Iale, 61 anni, ritenuto tra i principali esponenti di una banda dedita a rapine “in stile paramilitare”. Era irreperibile da oltre due anni, dopo l’evasione dai domiciliari trascorsi in Abruzzo, e nascondeva una vita apparentemente regolare di uomo d’affari. L’arresto è arrivato al termine di una caccia europea condotta dalla sezione Catturandi della Squadra Mobile di Napoli, sotto la guida del dirigente Mario Grassia, con la cooperazione della Procura di Napoli guidata dal procuratore Nicola Gratteri.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’indagine è stata accelerata da una traccia indiretta lasciata sui social network, che ha convogliato i segugi direttamente sulla Costa Blanca grazie al coordinamento della rete europea Enfast e al supporto del Grupo Localización della Udyco spagnola. L’intervento ha impedito a Iale di fuggire ulteriormente e ha aperto un varco nel capitolo di una latitanza che, secondo gli investigatori, va inquadrata all’interno di un contesto criminale predatorio operante tra Napoli, Caserta e Salerno.
Nella storia giudiziaria di Iale pendeva un ordinamento di carcerazione per pene concorrenti: residuo di circa cinque anni di reclusione per reati legati a rapina aggravata, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il suo fascicolo aveva già vissuto un punto di non ritorno nel 2022, quando, durante una rapina, esplose colpi d’arma da fuoco contro le forze dell’ordine intervenute per impedirlo. Non vi furono feriti, ma l’episodio determinò una condanna definitiva: l’uomo fu internato nel carcere di Poggioreale nel 2023, con successiva gestione di domiciliari in Abruzzo a dicembre; a maggio 2024 diede invece nuovo addio alle tracce, facendo perdere le proprie impronte e spostandosi verso la Spagna.
Il profilo criminale di Iale è strettamente legato a una rete di colpi “da manuale”: sopralluoghi accurati, armi in pugno, travestimenti sofisticati e sequestri di personale e clientela durante le azioni. Tra gli episodi contestati all’”organizzazione” figura la rapina alla filiale BPER di Volla, con bottino stimato attorno ai 270mila euro, e quella alla filiale Intesa Sanpaolo di Napoli in via Nazionale delle Puglie, per circa 140mila euro. Sebbene Iale sia stato indicato come un complice stabile di Vincenzo Esposito, alias “o francese” – ritenuto mente del gruppo e finito al centro delle cronache per l’illecita ricettazione del Salvator Mundi rubato da San Domenico Maggiore – gli inquirenti hanno precisato che non esistono elementi a supporto di un coinvolgimento di Iale nel furto dell’opera d’arte.
Il quadro giudiziario delineato finora mette in evidenza una differenziazione tra accuse e fatti accertati. Le autorità italiane hanno già avviato le procedure per l’estradizione di Iale verso l’Italia, dove proseguono le incombenze processuali e la valutazione delle eventuali responsabilità dirette. L’arresto in Spagna si inserisce in una cornice di cooperazione internazionale che ha visto protagonisti strumenti come l’azione coordinata tra polizie europee e la procura partenopea, elementi chiave per limitare la capacità operativa di individui ritenuti pericolosi e per restituire loro un iter giudiziario conforme ai principi di presunzione di innocenza.
La vicenda di Iale, dunque, si chiude temporaneamente sull’orizzonte della Costa Blanca, ma resta aperta la finestra investigativa sull’intera rete di rapine che ha interessato aree nevralgiche della Campania. Per ora, resta confermato che l’arresto ha decapitato una fase della latitanza, ma l’esito definitivo delle eventuali estradizioni, delle eventuali responsabilità penali e delle possibili ramificazioni sul piano locale richiederà tempo e ulteriori elementi istruttori.
