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Cronaca Giudiziaria

Afragola, nuove deposizioni nel caso Martina Carbonaro: casolare, gelosie e l’ultimo messaggio aprono la fase processuale verso l’udienza del 10 novembre

Titolo: Memoria e giustizia in aula: Martina Carbonaro al centro del processo, la madre chiede pena severa per Tucci Napoli – Dalla porta del Tribunale di Napoli arriva una richiesta chiara: giustizia per Martina Carbonaro e…

Afragola, nuove deposizioni nel caso Martina Carbonaro: casolare, gelosie e l’ultimo messaggio aprono la fase processuale verso l’udienza del 10 novembre

Titolo: Memoria e giustizia in aula: Martina Carbonaro al centro del processo, la madre chiede pena severa per Tucci

Napoli – Dalla porta del Tribunale di Napoli arriva una richiesta chiara: giustizia per Martina Carbonaro e una risposta esemplare alle violenze che hanno spezzato la vita della quattordicenne di Afragola. L’udienza della Corte d’Assise per l’omicidio della giovane, confessionata dall’imputato Alessio Tucci, è prevista per il 10 novembre e si annuncia decisiva per il corso del processo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, Tucci, reo confesso e accusato di omicidio volontario pluriaggravato, è atteso in aula in quella data, con le parti che affilano le ricostruzioni e le richieste di pena.

La voce più intensa della giornata è quella di Enza Cossentino, la madre di Martina, che fuori dall’aula ha descritto la ferita profonda della perdita: «Io Tucci l’ho trattato come un figlio e lui mi ha pugnalato, non capisco come si può uccidere una creatura come lei, io sono una morta che cammina, dopo che avrò avuto giustizia il Padreterno mi può anche chiamare. Io a Tucci darei la sedia elettrica». Una dichiarazione che fa da cornice al clima di attesa e ricorda quanto il processo sia molto di più di una semplice contabilità di accuse: è la presa di coscienza collettiva di una perdita irreparabile e di una violenza che la madre intende rendere visibile nel dibattimento.

Tra i testimoni di oggi, una figura chiave ha contribuito a dipingere il quadro di una relazione complicata tra Martina e Tucci: l’ex fidanzata dell’imputato, arrivata a deporre davanti ai giudici, ha rivelato dettagli agghiaccianti e un percorso condiviso che l’ha portata, in passato, a fidarsi di Tucci fino a un inquietante incontro in un casolare: «Prima di Pasqua 2025 Alessio mi portò in quel casolare. Avevo solo una sensazione strana: che potevo essere anche io la vittima», ha detto, ricordando anche che in quell’area sarebbero emerse dinamiche di dominio e paura.

Un’altra sorgente di testimonianza è rappresentata da un giovane amico in contatto via chat con Martina: l’ultima comunicazione risale alle 20:23 del giorno della scomparsa, con Martina che annunciava un incontro, seguito dall’assenza di risposte a partire dalle 21:27. Il ragazzo ha ricostruito una relazione in parte ambigua, descritta anche come «quasi una relazione» tra Martina e l’altro ragazzo, con riferimenti a episodi di gelosia e a quel che lei stesso ricordava di dire su Tucci.

In aula hanno testimonito anche figure legate al mondo del lavoro di Tucci e a chi aveva un contatto con lui quella sera: il datore di lavoro ha raccontato di aver percepito Tucci «tranquillo e sereno» quella sera, sebbene fosse evidente il periodo di assenze e preoccupazioni sul cantiere. Un’amica dei due ex fidanzati ha aggiunto che le crisi tra Martina e Tucci erano alimentate da gelosie ricorrenti, e che gli incontri, anche in contesti poco chiari come Moccia o l’area circostante al casolare, erano all’origine di tensioni che hanno segnato la dinamica della vicenda.

L’appello pubblico della madre va oltre la cornice processuale: la coppia di scene raccontate oggi, la violenza sulle donne resta al centro del dibattito sociale, in vista della giornata del 25 novembre, quando si vuole trasformare il dolore in un movimento di consapevolezza e azione. Una cornice che inquadra la vicenda non solo come un caso giudiziario, ma come segnale di una realtà in cui il dialogo, l’educazione e la prevenzione della violenza restano urgenti.

A Afragola e Napoli si attendono ulteriori sviluppi: restano da chiarire i contorni investigativi e le prossime fasi dell’udienza, mentre la memoria di Martina rimane il filo conduttore di un processo che, nelle intenzioni di chi la conosceva, deve arrivare a una ricostruzione piena e responsabile. Le prossime settimane saranno decisive per definire la verità processuale e per aprire una riflessione pubblica sulla violenza di genere, proprio nel solco indicato dalla madre della ragazza.

Note: la presente trattazione si fonda sulle informazioni disponibili e riportate, tra gli altri, da cronachedellacampania.it. Restano valide le formule di prudenza tipiche della cronaca giudiziaria: l’ipotesi investigativa e le eventuali responsabilità saranno chiarite nelle sedi competenti.

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