La confessione di due omicidi e la “presunta dissociazione” non potrebbero servire al boss degli scissionisti di Scampia, Cesare Pagano “Paciotti” ad evitare l’ergastolo. Le sue confessioni sarebbero state non sincere, dettata più da logiche di opportunità, di fronte alle prove schiaccianti raccolte dagli inquirenti e alle dichiarazioni di sempre più numerosi collaboratori di giustizia. Con questo convincimento il sostituto procuratore generale Carmine Esposito che, al termine della requisitoria pronunciata al processo in Corte d’assise d’appello (presidente Domenico Zeuili), ha chiesto la condanna all’ergastolo e nessuno sconto per Cesare Pagano. Il boss del clan degli scissionisti nell’ udienza della scorso settimana aveva ammesso le sue responsabilità dissociandosi dalla camorra. Per l’accusa non vanno concesse attenuanti al boss ma va confermata la condanna di primo grado, cioè il carcere a vita per l’omicidio di Salvatore Dell’Oioio, assassinato il 24 febbraio 2005 a Qualiano per motivi interni al clan, e per l’omicidio di Carmine Amoruso, prima uomo dei Di Lauro poi passato con gli scissionisti e da questi ucciso, secondo la ricostruzione accusatoria, per dissidi interni al gruppo. L’agguato avvenne il 6 marzo 2006 nei pressi della sala bingo di Mugnano, la vittima morì durante la disperata corsa in ospedale. “Fui io a ordinare quei delitti” ha confessato in aula Cesare Pagano nell’udienza di una settimana fa quando per la prima volta ha fatto sentire la sua voce dal carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove si trova detenuto e per la prima volta ha comunicato la sua decisione: “Mi dissocio da tutto, voglio uscire dalla camorra”. Nel processo, con l’accusa di aver partecipato all’omicidio Dell’Oioio, sono imputati anche Teresa Marrone detta Nikita e lo zio Antonio Marrone, accusati di aver studiato le abitudini della vittima e i suoi spostamenti offrendo informazioni e supporto ai killer: per entrambi il pg ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere.
Estorsione, associazione camorristica, falso , droga chiesto il rinvio a giudizio per tutti il clan Mariano. Affiliati , boss e gregari per tutti la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio da Ciro Mariano detto o “picuozz” alla moglie al figlio Marco. Un sistema consolidato quello del clan che emerse in seguito a delle indagini fatte dai carabinieri del comando provinciale guidato dal generale Antonio De Vita che portarono all’esecuzione di 43 sulle 45 ordinanze di custodia cautelare in carcere (nove delle quali ai domiciliari). “La cosca – come rivelarono allora le indagini coordinate dal comandante del reparto operativo di Napoli, il tenente colonnello Alfonso Pannone – esercitava il suo potere criminale attraverso lo spaccio di droga, imponendo il pizzo ad operatori commerciali e nella contraffazione di capi di abbigliamento ed orologi di lusso”. All’epoca dell’ultima retata effettuata per gli uomini del clan attivo nei Quartieri Spagnoli vennero arrestati anche due ristoratori “esponenti del clan titolari di attività imprenditoriali”.
Indagini a tutto campo per gli agenti della Polizia di Stato che cercano di capire i motivi dei diversi colpi di pistola sono stati esplosi all’indirizzo di una autovettura che successivamente è stata data alle fiamme. Il fatto è avvenuto la scorsa notte in vico Santa Maria a Lanzati, nel centro storico di Napoli. La vettura è intestata ad una donna ma, come hanno accertato i poliziotti giunti sul posto, ad utilizzarla è il figlio.
Grave da essere portato in ospedale ma non da evadere. Ha dell’incredibile l’evasione di un detenuto che era stato portato all’ospedale Cardarelli di Napoli per gravi motivi di salute, in applicazione delle disposizioni sui gravi motivi di salute. A quanto si apprende l’uomo era stato trasferito nella struttura sanitaria ieri sera ma questa mattina è riuscito ad eludere la sorveglianza, divincolandosi, e a fuggire. L’uomo è condannato per diversi reati e il fine pena per l’evaso scade nel 2030. L’uomo salì alla ribalta della cronaca per una rapina in una gioielleria di Ponticelli alla fine della quale strinse la mano alla vittima sotto l’occhio delle telecamere. Ad evadere a secondo di quanto si apprende è stato Giuseppe Merolla , 30 anni. Sulle tracce dell’uomo ora ci sono oltre alla polizia penitenziaria anche i carabinieri.
Giuseppe Merolla, il detenuto di 30 anni, evaso dall’ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato condotto dal carcere per essere sottoposto ad una visita medica, è stato arrestato dai carabinieri a Castel Volturno, in provincia di Caserta. L’uomo è stato bloccato dai militari della Compagnia di Napoli-Poggioreale, nei pressi dell’abitazione di alcuni parenti.