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Scoperta raffineria di cocaina a San Giuseppe Vesuviano: 5 arresti del clan Gallo-Limelli-Vangone

La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto una raffineria di cocaina in un appartamento di San Giuseppe Vesuviano gestita dal clan Gallo/Limelli/Vangone. Sono stati sequestrati oltre 7 chilogrammi di cocaina ed arrestati in flagranza 5 persone. la droga sequestrata avrebbe avuto sul mercato un valore di oltre 3 milioni di euro e sarebbe servita per il confezionamento di oltre 100 mila dosi. L'articolo Scoperta raffineria di cocaina a San Giuseppe Vesuviano: 5 arresti del clan Gallo-Limelli-Vangone sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello

L’ultimo atto del processo Linea d’ombra bis sarà l’interrogatorio dell’ex sindaco, oggi consigliere regionale, Alberico Gambino. Ha deciso di sottoporsi alle domande del procuratore generale Vincenzo Montemurro e dei giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – nella prossima udienza e prima che il pg formuli le conclusioni con la sua requisitoria. La decisione di Gambino è stata annunciata, ieri pomeriggio, dai suoi difensori al termine della lunga udienza nella quale sono stati ascoltati il pregiudicato Nicola Fiore e i due collaboratori di giustizia di Sant’Egidio, Vincenzo e Alfonso Greco. Un’udienza che di fatto conclude la rinnovazione del dibattimento voluta dai giudici su richiesta della Procura Antimafia con la testimonianza di numerosi collaboratori di giustizia e testimoni, alcuni dei quali già ascoltati in primo grado. Fiore ha escluso di aver mai raccontato a Sandro Contaldo di questioni politiche e dell’impegno di Michele D’Auria Petrosino per la campagna elettorale di Gambino. Una testimonianza prevedibile, visto che Fiore non poteva avere alcun interesse ad avallare la versione di Contaldo. A confermare quanto già detto nel corso del processo di primo grado, invece, i Greco, all’epoca dei fatti a capo dell’omonimo clan di Sant’Egidio e amici di Michele D’Auria Petrosino, figlio di Gioacchino ‘spara-spara’, e attualmente sottoposto al 41 bis insieme al fratello Antonio. Michele, secondo i Greco, si impegnò per la campagna elettorale di Gambino e chiese anche a loro il sostegno per il candidato sindaco. Ma i Greco hanno escluso che ci fosse stato un do ut des specifico. L’impegno di Michele Petrosino D’Auria, dipendente del Consorzio di Bacino, era quello di appoggiare l’ex sindaco. In cambio i politici sarebbero stati tranquilli per quanto riguardava la gestione del ciclo dei rifiuti. Vincenzo Greco ha ribadito quanto già riferito nel corso del processo che si è celebrato a Tribunale di Nocera Inferiore ed ha più volte delegato al figlio Alfonso, amico dei D’Auria Petrosino, per gli episodi specifici. Il Tribunale ha anche revocato la testimonianza di Prisco Ceruso, uscito dal programma di protezione, e introvabile. Gambino ha deciso di sottoporsi ad interrogatorio, forte probabilmente della sentenza di primo grado nella quale i giudici lo hanno assolto dall’accusa più grave di scambio elettorale politico-mafioso. Mentre potrebbero affidarsi a dichiarazioni spontanee gli altri imputati nel processo: Giuseppe Santilli, i Petrosino D’Auria, Pandolfi Elettrico, Fisichella, l’imprenditore Francesco Marrazzo e Di Palma. Rosaria Federico L'articolo Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Orologi rubati a Cuneo ritrovati a Napoli: due arresti

Napoli. Circa trenta orologi di marca, denaro contante, personal computer, telefoni cellulari ed una macchina utilizzata per mettere a segno i colpi sono stati rinvenuti nel Napoletano nel corso di una operazione condotta dalla squadra mobile di Cuneo per una rapina avvenuta il sette ottobre scorso in una nota gioielleria della città piemontese: il bottino era di 250mila euro. Le perquisizioni sono state eseguite dai poliziotti di Cuneo in collaborazione con quelli di Napoli, dei commissariati di Tivoli, Pozzuoli e Giugliano. La polizia ha arrestato due persone (si tratta di due cittadini slavi, uno residente in provincia di Roma e l’altro nel Napoletano) e ne ha denunciato in stato di libertà altre cinque, tutte residenti in provincia di Napoli. L'articolo Orologi rubati a Cuneo ritrovati a Napoli: due arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia

Gragnano. Si è conclusa dopo quattro mesi la latitanza di Antonio Di Martino, il 36enne figlio del boss dei Monti Lattari Leonardo, detto ‘o Lione, sfuggito il 12 ottobre dello scorso anno ad una operazione della Polstrada nella quale vennero sequestrati 50 kg di marijuana e arrestati due corrieri. Di Martino, braccato dagli agenti della Polstrada di Grottaminarda provincia di Avellino, in sinergia con quelli del Commissariato di Castellamare di Stabia, si è consegnato spontaneamente agli uomini della sottosezione della Polstrada di Grottaminarda.Su Antonio Di Martino pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver trasportato e detenuto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. La Procura della Repubblica di Benevento, competente per territorio, ha individuato nell’ormai ex latitante, il “fuggitivo” che scappò dalla Fiat Punto di colore grigio, auto che faceva da staffetta alla Fiat 500 L letteralmente imbottita di marijuana. Le due auto viaggiavano dalla Puglia in direzione di Napoli, a testimonianza di una nuova strategia criminale per quanto attiene al traffico di tale tipologia di droga: non più la produzione di canapa indiana nella zona dei Monti Lattari, ma trasporto di ingenti quantitativi prodotti da altre regioni nell’hinterland napoletano, per poi procedere con la rivenduta al dettaglio. Stesso copione, quello della latitanza, già seguito da suo fratello Michele che a lungo era stato la ‘primula rossa’ di più lunga durata nel comprensorio stabiese e dei monti Lattari: nonostante la condanna incassata per le piantagioni di marijuana nell’ambito del processo “Golden Gol 1” era sfuggito alla cattura dall’ottobre 2010, per poi costituirsi, a sua volta, un anno e mezzo dopo, a giugno del 2012. Di Martino, tre anni fa, si era dato alla fuga dopo l’aggressione ad un carabiniere che finì in ospedale con una prognosi di sei giorni per un trauma subìto alle costole. Il rampollo del clan dei Lattari, la cui base operativa è nella frazione Iuvani tra Pimonte e Gragnano, era stato fermato in Sant’Antonio Abate. Dopo una concitata discussione con i carabinieri e l’aggressione a un militare, Di Martino scappò. Nella Fiat 500 vennero trovati 5mila semi di canapa indiana. Gli investigatori ritennero si trattasse di una ‘partita’ utile agli affari di famiglia. In tale occasione, dopo una lunga latitanza di dieci mesi, si costituì presso il carcere di Secondigliano. Alle ore 19 circa di ieri, l’ex primula rossa, vistosi oramai braccato dopo una latitanza di circa quattro mesi ha deciso di costituirsi bussando alla porta della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda. L'articolo Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne

Cinquantuno richieste di condanna sono state avanzate nei confronti di altrettanti imputati, ritenuti appartenenti alla cosiddetta ”paranza dei bimbi”, un sodalizio camorristico costituito da giovani esponenti delle famiglie Giuliano, Amirante, Brunetti e Sibillo, attive nel centro storico di Napoli nel settore della droga e delle estorsioni, e protagoniste di una sanguinosa faida con i clan rivali. Le richieste sono state formulate dai pm della Dda di Napoli Francesco De Falco e Henry John Woodcock al termine della requisitoria svolta nell’ambito del processo con rito abbreviato in corso nell’aula bunker di Poggioreale davanti al gup Nicola Quatrano. Due le condanne all’ergastolo proposte dai pm: nei confronti Vincenzo Costagliola e Giovanni Cerbone. I due sono accusati rispettivamente dell’omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso davanti a una discoteca a Pozzuoli (Napoli) nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2014, e del tunisino Tahar Manai, ucciso a Napoli il 16 luglio 2013. Venti anni sono stati chiesti per Manuel Brunetti, Pasquale Sibillo, Giuseppe Giuliano, Guglielmo Giuliano, Salvatore Sibillo e Salvatore Cedola; 16 anni e 8 mesi per Ciro Brunetti, 16 per Luigi Vicorito, Manuel Giuliano. Per gli altri imputati una lunga serie di condanne e pene varianti dai 14 ai 4 anni di reclusione. L'articolo Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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