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Un imprenditore al carcere, un altro ai domiciliari e un sequestro beni di circa 2 milioni e 500mila euro. È il bilancio di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nei confronti di due indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, turbata libertà degli incanti aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi, in merito alla realizzazione dell’area Pip del Comune di Aversa, in provincia di Caserta. Il blitz è stato condotto dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta e dai finanzieri del Gico di Napoli. L’indagine è scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Iovine, detto “‘o ninno”, ex primula rossa e boss dei Casalesi, rilasciate sin dal maggio 2014. E poi confermate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali ma anche grazie all’acquisizione di documenti presso alcuni enti pubblici come il Comune di Aversa. È stato così possibi..
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Ci sono anche sei minorenni tra i destinatari dei 25 provvedimenti restrittivi emessi dal gip della procura di Torre Annunziata dopo indagini dei carabinieri sullo spaccio di droga a Bosco Reale, nel Napoletano, nella zona del cosiddetto Piano Napoli. Le misure cautelari sono state notificate tra Boscoreale, Roma, Napoli, Airola e Carinola. Dei minorenni indagati, due sono finiti in un istituto di pena minorile, tre sono stati collocati in comunità e un altro ha l’obbligo di permanenza in casa. Per quanto riguarda gli altri indagati, tre sono in carcere, 15 hanno un divieto di dimora in Campania e uno ha l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.L’indagine, condotta dai militari della Stazione di Boscoreale dal settembre 2014 al febbraio 2016, ha consentito di documentare oltre 400 episodi di spaccio di droga nel “Piano Napoli” di via Passanti Scafati, area d’influenza del clan camorristico Aquino-Annunziata. Nel corso delle attività investigative so..
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Clan Mariano: in 44 rinviati a giudizio. E’ il gruppo più folto di quelli arresati nel maxi blitz dello scorso anno che hanno chiesto di essere giudicato con rito ordinario. Tutti i componenti della famiglia mariano invece “I picuozzi”dei Quartieri Spagnoli e i loro fedelissimi hanno scelto il rito abbreviato. Per questi ultimi il processo inizierà il 20 giugno. Per quelli che hanno deciso di affrontare il processo invece se ne parlerà il 16 luglio davanti al Collegio C della Terza sezione penale del Tribunale di Napoli. L’accusa per tutti è di estorsioni, traffico di droga, associazione mafiosa e altro. Tra questi ci sono Enrico Ricci e il figlio Gennaro condannati in primo grado a 27 anni di carcere per l’omicidio di Vincenzo Masiello avvenuto nel settembre del 2011. poi c’è il celebre Mario Savio ‘ o bellillo famoso per le apparizioni in tv in cui diceva di essersi redento e invitava il figlio Pietro a non seguire le sue orme: E ancora lo spietato killer A..
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Guerra per le tombe al cimitero stabiese:condannati i fratelli Alfonso e Catello Esposito di Castellammare responsabili del tentato omicidio nei confronti di Umberto Ingenito avvenuto nel luglio del 2015 in via Napoli nei pressi del cimitero. I due Esposito hanno patteggiato la pena rispettivamente a sei anni e quattro mesi e cinque anni per concorso in tentato omicidio. L’agguato si inserisce nella lotta tra le due famiglie per l’accaparramento degli appalti delle tombe al cimitero stabiese. I protagonisti della vicenda infatti appartengono a storiche famiglie stabiesi che lavorano il marmo e che hanno le proprie attività in via Napoli vicino al cimitero. Anche la vittima dell’agguato Umberto Ingenito e il cugino Mario Sicignano sono stati condannati a 5 mesi per favoreggiamento. I due non vollero dire agli investigatori i nomi dei due aggressori. La sentenza è stata emessa ieri dal gup Luca Della Ragione del Tribunale di Torre Annunziata. Ad incastrare gli E..
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Ecco i nomi di politici e imprenditori coinvolti con il clan D’Alessandro. E’ una bomba che scoppia in piena campagna elettorale per il comune di Castellammare. Li ha fatti il pentito di camorra del clan di Scanzano, Renato Cavaliere, colui che materialmente fece fuoco contro Gino Tommasino, il consigliere comunale del Pd ucciso il pomeriggio del 3 febbraio 2009. Il collaboratore di giustizia, il cui primo verbale di dichiarazioni è agli atti del processo in Corte d’Assise di Appello contro lo stesso Cavaliere e l’altro killer Catello Romano, ha spiegato che la cosca di Scanzano aveva stretto legami in modo particolare con un esponente politico che compare anche attualmente in una lista come aspirante consigliere. “…Ce n’era uno che più degli altri era interessato come Tommasino all’affare dei parcheggi e aveva rapporti preferenziali con Liberato Paturzo, un imprenditore vicino al clan. e che sarebbe stato «scavalcato» nell’idea di gestione del parcheggio di V..