Cronaca Giudiziaria

Castellammare operazione dei Carabinieri

Sono tre i cittadini di Castellammare finiti in manette nel corso di un’operazione eseguita dall’Arma dei Carabinieri. Si tratta di Ciro AIELLO, 50 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione abusiva diarmi -pistola e munizioni-); Vincenzo TOMMASINO, 50 anni, di Sant’Antonio Abate (inosservanza degliobblighi sorveglianza speciale); Carlo SCELZO, 31 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione ai fini dispaccio di sostanze stupefacenti); Giovanni DI MAIO, 19 anni, di Pompei (detenzione ai fini di spaccio disostanze stupefacenti); Vincenzo SCHIAVONE, 35 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione aifini di spaccio di sostanze stupefacenti).Sabato sera di controlli, con un servizio straordinario contro l’illegalità diffusa, da parte dei carabinieri del gruppo di Torre Annunziata e del 10° reggimento Campania. 7 arresti in flagranza: 5 per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, uno per inosservanza degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale, unoper detenzione abusiva di armi e uno per maltrattamenti in famiglia .Sono state sequestrate nel corso delle operazioni un’arma da sparo, 19 munizioni, 2 armi bianche e 1.3 kg. circa di droga.12 i soggetti denunciati in stato di libertà per reati vari.I carabinieri hanno inoltre elevato sanzioni amministrative per circa 70.000.00 euro.61 le perquisizioni, tra abitazioni, persone e veicoli. 5 le persone segnalate alla prefettura come assuntori di stupefacente.Decine di verbali al codice della strada, con fermi di veicoli e ritiro di patenti e carte di circolazione.Infine, nel corso servizio, a san giuseppe vesuviano i carabinieri hanno denunciato in stato di libertà 7 persone per contraffazione e violazioni allanormativa sul lavoro, smaltimento di rifiuti, igiene e sicurezza: hanno sospesoun’attività imprenditoriale e sequestrato 3 opifici tessili abusivi e i 46macchinari che vi erano installati. L'articolo Castellammare operazione dei Carabinieri sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Il boss pentito di Scafati parla della mancata vendetta contro la camorra di Castellammare

Dopo 30 anni Pasquale Loreto avrebbe potuto vendicare la morte del padre Alfonso, ucciso in un agguato di camorra. A rivelarlo il pentito di Scafati che nel 2011 racconta ai magistrati della Dda di Salerno le nuove alleanze tra Scafati e Castellammare di Stabia, grazie all’appoggio della famiglia Ridosso. I Ridosso volevano eliminare Vincenzo Muollo ‘o lallone, anch’egli originario di Castellammare di Stabia, con il quale avevano un conto in sospeso per l’uccisione di Salvatore Ridosso alias piscitiello, ucciso nel 2002. La famiglia Muollo tra l’altro originaria della centralissima via Surripa di Castellammare è stata anche storica nemica del potente clan D’Alessandro. Negli anni Ottanta furono protagonisti di un cruento scontro culminato con la strage di Quisisana nel giugno del 1983 con tre morti e la sparizione di Giuseppe Muollo, alias Peppino ‘o neo fratello di Vincenzo e il cui corpo non è stato mai più ritrovato.“Quando è uscito Vincenzo Muollo nel 2008 i Ridosso mi chiesero di procedere all’omicidio ma prima ancora mi parlarono di procedere all’omicidio di Muollo Ferdinando che aveva regalato la moto e l’auto Renault a Muollo Luigi e Mansi Valentino (ritenuti i killer di Salvatore Ridosso, ndr). Luigi Ridosso mi chiese appunto di partecipare all’omicidio di Muollo Ferdinando e lui in cambio si offriva di uccidere Polito Luigi responsabile delI’omicidio di mio padre Alfonso avvenuto nel febbraio 1980. Ridosso Luigi fece anche una sorveglianza del Muollo quando usciva di casa e si recava in fabbrica. Ridosso Luigi mi disse che il Polito stava frequentando i figli di tale Alfonso “Pezzangul”che abita alla vecchia uscita dell’autostrada Castellammare di Stabia a Ponte Persica. Luigi Ridosso era amico dei figli di Alfonso di cui non ricordo il cognome. I figli di Alfonso avevano anche un autosalone e Luigi voleva sequestrare il Polito presso il piazzale dell’autosalone. Io pur avendo dato la mia disponibilità prendevo tempo perché non era mia intenzione procedere all’omicidio. Il piano prevedeva che io dovevo agire con una moto guidata da Ridosso Gennaro. Non mi diedero pistole ma so che avevano disponibili molte armi tra cui colt 38, calibro 9,- 7,65, una pistola con silenziatore e una mitraglietta Uzi. Poi non si fece più niente”. Rosaria Federico L'articolo Il boss pentito di Scafati parla della mancata vendetta contro la camorra di Castellammare sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Le mani del clan D’Alessandro sul mercato ittico di Salerno: no agli arresti

Salerno. Le mani del clan d’Alessandro di Castellammare di Stabia sul mercato ittico di Salerno: respinto il ricorso della Dda di Salerno sulle quattordici misure cautelari dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nel mercato ittico. Il tribunale del Riesame si è pronunciato sull’istanza del procuratore antimafia Vincenzo Montemurro. Per gli inquirenti la camorra avrebbe messo le mani sul mercato del pesce grazie agli uomini legati a due clan, i D’Alessandro di Castellammare di Stabia e i Palumbo di Torre Annunziata, che avevano assunto il controllo di tre aziende, riciclando denaro sporco nel commercio ittico. Il pm Montemurro, nella sua richiesta al gip, aveva avanzato la proposta della custodia cautelare in carcere per il boss Michele D’Alessandro (già detenuto), della moglie Giovanna Girace e poi per Valeria, Raffaele e Nunzio Girace, Nasdejda Golban, Giuseppe Ragone, Antonio Verdoliva, Nazario Confezione, Nunzio e Michele Palumbo, Pasquale Eliodori, Antonio Esposito e Francesco Cirillo. L’accusa è di intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver agevolato gli interessi della camorra, che così “puliva” i suoi soldi e aumentava i profitti. Il Riesame ha respinto il ricorso motivandolo con il fatto che non ci sono i gravi indizi di colpevolezza, né le tracce sulle intestazioni fittizie. I Girace controllano, in particolare, il commercio dei frutti di mare esportando la merce in tutto il Sud Italia. (fonte La Città) L'articolo Le mani del clan D’Alessandro sul mercato ittico di Salerno: no agli arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Eco Ego luci accese sul bando NU a Torre del Greco

Torre del Greco – Un bando da trenta milioni di euro per la gestione della nettezza urbana nella città del Corallo. E’ il 2011 l’anno su cui si sono concentrati nelle loro indagini gli agenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione. Nelle indagini oltre al patron della ditta di Cassino finiscono due politici torresi : l’ex consigliere provinciale Donato Capone e Salvatore Antifono già consigliere comunale, considerato dagli agenti il “tuttofare” della ditta di Cassino. Secondo i poliziotti napoletani Capone e Antifono sono i due che maggiormente si sono prodigati per “pilotare l’assegnazione della gara d’appalto”. Fatti che emergono dalle intercettazioni . Conversazioni registrate anche attraverso l’utilizzo di microspie collocate nella mercedes di Vittorio Ciummo. In una delle tante “chiacchierate” tra Ciummo e Antifono a quanto emerge il secondo si propone come intermediario per un pranzo di lavoro con l’allora dirigente del Comune del Corallo (estraneo alle indagini). Secondo gli investigatori i due politici di Torre del Greco i due politici hanno rivestito un ruolo da protagonisti . E nel caso di Torre del Greco come già successo per altri comuni ritorna la “semenza” che si andava a prendere a Cassino . Elemento di scambio per ottenere appuntamenti considerati importanti. Un sistema a cui gli inquirenti danno il nome di “compagnia del balzello”. Rispetto ai comuni di Marigliano, San Vitaliano, Afragola e Sant’Anastasia in cui si indaga sugli appalti dei rifiuti il caso più grave riguarderebbe proprio il comune di Torre del Greco dove è stato necessario procedere a uno stralcio e inviare le carte alla Direzione distrettuale antimafia. Intanto sempre per quanto riguarda Eco Ego il sindaco di Marigliano ha revocato l’appalto per inadempienze gravi sui servizi di pulizia urbana. L'articolo Eco Ego luci accese sul bando NU a Torre del Greco sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Bolli clonati: carabinieri al Tribunale di Torre Annunziata. La centrale in una tabaccheria di Castellammare

Torre Annunziata. Inchiesta sulle marche da bollo false: i carabinieri del Nucleo operativo antisofisticazione monetaria setacciano i fascicoli del Tribunale di Torre Annunziata. Ieri mattina, i militari hanno controllato decine di fascicoli relativi a processi nei quali sarebbero stati utilizzati – con la complicità di avvocati e dipendenti pubblici – le marche da bollo prodotte, secondo gli inquirenti, in una tabaccheria di Castellammare di Stabia. Gli accertamenti, delegati dal pm Sergio Pavia, sarebbero fondamentali per chiudere il cerchio sull’inchiesta che – per il momento – vede oltre 370 persone indagate. In gran parte avvocati e utenti che hanno utilizzato i bolli per frodare lo Stato ed evitare di pagare i diritti di cancelleria previsti per l’iscrizione al ruolo di processi o per le copie dei fascicoli. Un’escamotage che ha prodotto un danno di centinaia di migliaia di euro alle casse dello Stato. Avvocati, cancellieri e tabaccai complici e accusati di falso in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato. Una settantina i principali indagati che rischiano il processo. I militari hanno passato al setaccio i fascicoli del 2013 e del 2014, mentre i controlli potrebbero estendersi anche al 2015. Le marche da bollo clonate – riportanti lo stesso numero seriale – venivano utilizzate più volte e in fascicoli diversi. Centrale dello smercio di bolli contraffatti una tabaccheria di Castellammare di Stabia dalla quale hanno preso avvio le indagini della Procura i Torre Annunziata. L'articolo Bolli clonati: carabinieri al Tribunale di Torre Annunziata. La centrale in una tabaccheria di Castellammare sembra essere il primo su Cronache della Campania.