Napoli. “Anni di pesante aggressione politica e mediatica, per nulla. Anni di un calvario che avrebbe fatto scoppiare il cuore a chiunque. Abbiamo retto per le profonde motivazioni ideali e morali, e per l’assoluta serenità di coscienza”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, commenta la sentenza di assoluzione nei suoi confronti emessa oggi dalla Corte di Appello di Salerno nel processo sul termovalorizzatore di Salerno in cui era accusato di abuso in atti di ufficio e peculato.
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Torre del Greco. I carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di un appartamento e di due box auto per un valore complessivo di circa 600 mila euro nei confronti di un pregiudicato Mario Ascione, 27 anni, attualmente detenuto, ritenuto un esponente del clan Ascione-Papale attivo ad Ercolano. Il provvedimento è stato emesso dall’ufficio misure prevenzione del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea.
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“Il fatto non sussiste”, cosi’ i giudici assolvono Vincenzo De Luca nel processo d’appello per la nomina di un project manager nell’ambito di un progetto per il termovalorizzatore a Salerno. L’accusa a suo carico era di abuso d’ufficio e peculato. La procura generale aveva chiesto la condanna a 11 mesi di reclusione. In primo grado il presidente della Regione Campania era stato condannato a un anno. La pena, poi sospesa, aveva determinato nei confronti di De Luca la sospensione dall’incarico di presidente della Giunta regionale per effetto della Legge Severino. La sentenza e’ giunta dopo due ore di camera di consiglio. Assolti anche gli altri due imputati, il dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Salerno, Domenico Barletta e Alberto Di Lorenzo, capo staf di De Luca quando era sindaco di Salernno. Per tutti gli imputati la Corte ha stabilito la revoca delle pene accessorie.
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Capri. Corruzione: revocata l’ordinanza cautelare all’imprenditore Verardi. La sesta sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso presentato degli avvocati Claudio D’Aniello e Giuseppe Fusco, difensori dell’imprenditore Francesco Giuliano Verardi, che era stato destinatario della misura cautelare dell’ obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il pm della Procura di Napoli John Woodcock aveva chiesto e ottenuto 4 misure cautelari nell’ ambito dell’ inchiesta su presunti episodi di corruzione che vedono coinvolti un componente dell’ufficio tecnico comunale, l’ex Comandante della stazione dei carabinieri di Capri, l’ex vicecomandante della Guardia di finanza di Capri e l’imprenditore Verardi. Per quest’ultimo la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip Ludovica Mancini aveva concesso solo l’obbligo di firma. La Cassazione, accogliendo la richiesta dei difensori di Verardi, ha annullato senza rinvio sia la misura cautelare del 30 ottobre 2015 che la successiva ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli che aveva confermato l’ordinanza iniziale, ed ha ritenuto illegittimi entrambi i provvedimenti. Restano ancora sospese le decisioni del Tribunale del Riesame sull’ appello presentato dalla Procura, che aveva chiesto per alcuni indagati la custodia in carcere e per altri gli arresti domiciliari.
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Tra il 2014 e il 2015 sono stati retribuiti 523 incarichi di primari e pagate 1915 indennità di dirigenza in eccedenza rispetto alla dotazione organica prevista. C’è anche questo dietro i 49 provvedimenti giudiziari – 29 inviti a dedurre e 20 ordini autoritativi – emessi dalla Corte dei Conti di Napoli nei confronti di dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie per danno erariale. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, nonostante il decreto commissariale emesso dalla Regione Campania nel 2014, nei limiti dei parametri definiti dall’intesa Stato-Regioni, in tutte le strutture della Campania – ne esce indenne l’Asl Napoli 1 – non si è mai provveduto all’esigenza di contenimento della spesa generando un disavanzo per le casse della Regione pari a 16 milioni di euro. Richieste cautelari finalizzate ad interrompere, immediatamente, il pagamento degli incarichi individuati così da impedire un ulteriore dispendi di risorse: ben 2 milioni di euro al mese. Ha chiesto anche questo la Corte dei Conti di Napoli per mettere fine a sprechi e ad un danno erariale che, in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e di vice primario negli ospedali campani in esubero rispetto a quanto imposto dal Governo in tema di spending review, ha determinato un danno erariale di circa 16milioni di euro. In merito a questo punto la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti deciderà il 29 febbraio ma è probabile che la Regione Campania – oggi è stato notificato tutto al governatore Vincenzo De Luca – intervenga prima.
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