Con ogni probabilità sarà pronunciata nel pomeriggio la sentenza della Corte d’Appello di Salerno sul processo per la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno. Processo per cui è imputato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca , condannato in primo grado per l’accusa di peculato ed abuso d’ufficio per la nomina di Alberto Di Lorenzo in qualità di project manager.
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Ciro De Tommaso, 64enne pregiudicato già sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata, è stato arrestato nella serata di ieri dagli agenti del Commissariato di Polizia “Vicaria-Mercato”. L’uomo, padre di Gennaro De Tommaso, capo ultras conosciuto come ‘Genny a’ carogna’, era destinatario di un provvedimento di aggravamento della misura a cui era sottoposto, con la casa di lavoro per la durata di un anno. Il provvedimento di aggravamento della misura, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione, è scaturito a seguito delle varie violazioni commesse dall’uomo e contestate dai poliziotti, avendolo sorpreso in più occasioni con pregiudicati del quartiere Forcella. Gli agenti hanno condotto Ciro De Tommaso alla Casa Circondariale di Poggioreale, a disposizione del Ministero di Grazia e Giustizia che ne disporrà il suo trasferimento.
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Arriva in aula l’inchiesta della Procura di Noia che ha coinvolto 18 indagati tra dipendenti comunali, politici e imprenditori, coinvolti a vario titolo in 14 procedimenti di inchiesta. Presunte irregolarità, abuso d’ufficio, atti contrari ai doveri di ufficio, mandati di pagamento emessi in favore di ditte non in regola con i contributi previden ziali, fatture gonfiate e appalti pilotati questi i reati che vedono coinvolte a vario titolo politici, imprenditori, e colletti bianchi. Tocca al Gup Sepe decidere se accogliere tali richieste, condannando a 4 anni di reclusione Antonio Mercogliano, assolvere Riño Barone e Ciro De Leo, (i quali hanno fatto richiesta e ottenuto patteggiamento e rito abbreviato in alternativa al processo classico) e rinviare a giudizio gli altri 15 indagati.
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Trentaquattro condanne, un ergastolo e trecentoventidue anni di carcere e’ stata scritta la parola fine al maxiprocesso alla camorra di Barra e Ponticelli. Condanna per tutti gli imputati a giudizio Angelo Cuccaro,Raffaele Cuccaro a 16 anni, Luigi Cuccaro a 10 anni in continuazione con precedente condanna, Michele Cuccaro a 10 anni, Antonio Cuccaro a 4 anni. Condanna anche per il boss emergente del clan dei tatuati, i Bodo, ossia i De Micco di Ponticelli: il giudice ha stabilito 10 anni di reclusione per Marco De Micco. Il dispositivo della sentenza ha previsto inoltre la condanna anche per gli altri imputati alla sbarra. L’elenco si apre con Giusy Mariarco Acampa (4 anni e 5 mesi di reclusione), Vincenzo Amodio (14 anni e 4 mesi), Andrea Andolfi (classe 1979) 14 anni, Andrea Andolfi (classe 1974) 16 anni, Ciro Andolfi condannato a 4 anni in continuazione con una precedente condanna. Nunzio Andolfi (8 anni), Diego Ascione (8 anni e 10 mesi), Camillo Attilio (10 anni), Ciro Bottiglieri (dieci anni), Salvatore Busiello (dieci anni), Mario Campisi (12 anni), Angelo Coratella 12 anni), Luigi Cristiano (8 anni), Raffaele Cuccaro (16 anni di reclusione), Sergio D’Aponte (4 anni). E il verdetto è stato di condanna anche per Francesco Esposito (13 anni), Luigi e Ciro Imperatrice (rispettivamente 10 e 4 anni di carcere), Alessandro Migliaccio (5 anni), Nunzio Miranda (14 anni), Felice Orabona (4 anni), Carmela Parisi (10 anni), Giuseppe Petrone (5 anni), Giuseppe Pisani (10 anni), Rosario Riccardi (10 anni), Veronica Russo (6 anni), Vincenzo Salzano (10 anni), Annamaria Scherma (6 anni), Luigi Valda è stato condannato a dieci anni di reclusione e la stessa pena è stata decisa per Raffaele Velotto.
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La squadra Mobile di Napoli e il commissariato di Portici hanno arrestato otto persone tutte affiliate al clan Vollaro. Le indagini hanno consentito di accertare che gli indagati erano dediti ad attività estorsive ai danni di imprenditori che noleggiano video poker e slot machine nei bar e locali pubblici. L’attività ha permesso di accertare che gli arrestati ogni mese si occupavano di riscuotere la tangente imposta agli imprenditori delle macchinette. Inoltre, imponevano ai gestori l’acquisto di giochi on line illegali come il poker online e piattaforme internet straniere.
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