Cronaca Giudiziaria
Omicidio dei fratelli Matuozzo: due secoli di carcere al clan dei “Girati” di Secondigliano
Due secoli di carcere inflitti dal Tribunale di Napoli nei confronti dei cosiddetti “Girati” di Secondigliano, il gruppo criminale nato nell’agosto del 2013 da una fibrillazione interna alla cosca del clan Vanella Grassi culminata, il 29 agosto del 2013, con l’eliminazione dei fratelli Carlo e Antonio Matuozzo che gestivano per conto dei “Girati” un’importante piazza di spaccio, quella chiamata “dietro Mianella”, nel parco La Quadra. I reati contestati sono quelli di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, omicidio, detenzione e porto di armi da guerra, tutti aggravati da finalità mafiose. Il gip Nicola Russo ha condannato a 30 anni di carcere Ciro Castiello, Vincenzo De Simone e Fabio Di Natale, Alfredo Leonardi (20 anni), Antonio Accurso, l’unico ancora latitante (18 anni), Giovanni Leonardi (16 anni), Salvatore Russo e Mario Scaglione (12 anni), Vincenzo Sorgente (11 anni e 4 mesi), Michele Giocondo, Giovanni Merolla, Domenico Russo ed Eduardo Zaino (10 anni), Salvatore Boschetti (9 anni e 4 mesi), Giovanni Castiello (9 anni), Mario Pacciarelli (4 anni). Mentre per l’ultimo imputato Cosimo Chirolli (reato estinto perché deceduto). I due fratelli Matuozzo furono uccisi lo stesso giorno: il 29 agosto del 2013. Carlo in maniera particolarmente efferata. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli venne prima ucciso e il suo cadavere dato alle fiamme in una discarica. Le sue ceneri, infine disperse. Antonio venne ucciso lo stesso giorno in via Dolomiti, si ritiene per impedire che la notizia della morte di Carlo si diffondesse.
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Assunzioni sospette all’università di Fisciano: aperta un’indagine
Assunzioni sospette all’Università di Salerno: indaga la Procura di Nocera Inferiore. Favoritismi nel reclutamento di personale tecnico amministrativo in servizio presso gli uffici dei vari dipartimenti dell’Unisa nel triennio 2014-2016. Questo il sospetto che ha portato all’acquisizione del faldone del bando di gara per l’affidamento di un appalto di oltre 700mila euro ad una società interinale di Milano, incaricata di trovare personale a tempo determinato per gli uffici della cittadella universitaria e dei vari dipartimenti. Quindici persone, per un incarico biennale rinnovabile, sarebbero state assunte grazie a corsie preferenziali. La scorsa settimana, gli agenti dell’ufficio di polizia, interno alla cittadella universitaria di Fisciano, hanno effettuato un accesso presso la direzione amministrativa dell’Ateneo, per acquisire – su delega della Procura di Nocera Inferiore – i documenti del bando di gara. L’acquisizione ha creato non poco allarme tra i dipendenti della direzione dell’Ateneo, che hanno dovuto consegnare i documenti relativi al bando approvato con una delibera interna nel 2014. Tra i quindici amministrativi assunti, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbero familiari e amici di noti dirigenti dell’Università. Il sospetto è che quelle assunzioni, nonostante siano state fatte attraverso una nota società interinale milanese, siano state pilotate per favorire persone già note. Insomma assunzioni decise prima ancora delle selezioni. Il magistrato ha delegato l’accesso negli uffici del direttore generale, Attilio Bianchi, dove erano custoditi gli atti di gara e i documenti, che sono stati inviati, nei giorni scorsi, alla Procura nocerina per la verifica. A far aprire l’inchiesta un esposto dettagliato nel quale vengono paventati sospetti su quelle assunzioni all’interno del settore amministrativo dei vari dipartimenti universitari. Piuttosto che di “raccomandazioni”, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbe stato un bando pilotato per l’assunzione di alcune persone. Il presunto “imbroglio” amministrativo dovrà essere supportato dall’esame degli atti in un’inchiesta che al momento non vede nessun indagato. Da pochissimi giorni il faldone è al vaglio degli uomini della polizia giudiziaria della Procura nocerina che stanno verificando la regolarità della gara d’appalto. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti la regolarità dell’appalto, i criteri di selezione e di valutazione dei candidati scelti dalla società milanese, ma anche i legami parentali con storici dirigenti dell’Università. Il personale selezionato è già impiegato presso gli uffici con incarichi a tempo determinato rinnovabili. Per la Procura l’affidamento delle selezioni alla società interinale potrebbe essere stato un escamotage per sviare i sospetti su eventuali favoritismi o nepotismi e per impedire che i sindacati controllassero le procedure di assunzione avviate a partire dal 2014. Quasi allo scadere del triennio di riferimento del bando è arrivato in Procura l’esposto sull’assunzione dei 15 addetti, assunti con diverse mansioni, nel settore tecnico amministrativo. La denuncia, ritenuta fondata dagli inquirenti, ha spinto il magistrato ad acquisire la documentazione per verificare la corrispondenza tra quanto denunciato e quanto si sta verificando negli uffici amministrativi del campus di Fisciano. Non è escluso che dopo l’esame dei primi documenti acquisiti, la Procura deleghi gli investigatori ad effettuare ulteriori acquisizioni documentali o testimoniali. Un’inchiesta appena nata che potrebbe “scoperchiare” un sistema strutturato di favoritismi e nepotismi all’interno dell’Università con il conseguente danno d’immagine per l’intero Ateneo salernitano.
Rosaria Federico
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Pozzuoli, il sindaco Figliolia: “Mi auguro magistratura faccia presto chiarezza”
“Mi auguro che l’opera della Magistratura e degli investigatori chiarisca al più presto i fatti oggetto della contestazione. Ciò perchè possa proseguire con serenità il lavoro che questa amministrazione sta realizzando con assoluta determinazione nell’interesse della collettività”. Così il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, commenta l’ inchiesta sul Comune del litorale flegreo. “L’indagine – aggiunge il sindaco – troverà il pieno sostegno del sottoscritto che è in prima linea affinché sia garantito che le attività del Comune siano scevre da ogni forma di eventuali illiceità e connivenze e siano svolte con il massimo della regolarità e trasparenza”.
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Appalti ai clan: concluse in serata le perquisizioni al comune di Pozzuoli
Si sono concluse solo in tarda serata dopo oltre 10 ore le perquisizioni dei carabinieri negli uffici del Comune di Pozzuoli. I controlli dei militari sono stati condotti su disposizione della Dda di Napoli dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e coordinati dai pm Gloria Sanseverino e Giusi Loreto. Perquisiti gli uffici del sindaco, dell’ufficio tecnico, dei Lavori Pubblici, della Ragioneria e della Nettezza Urbana. I carabinieri si sono recati anche al comando di Polizia Municipale per acquisire informazioni. Prelevato materiale cartaceo ed informatico. Due al momento gli indagati un dirigente ed un funzionario della sezione tecnica e lavori pubblici, Luigi Salzano, 62 anni e Giuseppe Gaudino, 58 anni. Le pratiche finite nel mirino sono i lavori “Più Europa, progetti Grandi laghi”, la realizzazione del mercato ortofrutticolo ed ittico al dettaglio ed una serie di procedure seguite per le gare di appalto a partire dal 2010. Indagati anche diversi titolari di imprese che hanno eseguito o stanno eseguendo i progetti. Le perquisizioni oltre che in Comune, dove sono stati impiegati almeno 30 militari, sono state effettuate anche nelle abitazioni degli indagati. Agli indagati sono contestati i reati di turbativa d’asta, falso ideologico aggravati dal metodo mafioso con l’ ulteriore aggravante dell’art. 7. Nell’ambito dell’inchiesta è stata perquisita anche l’abitazione di un altro dirigente del comune, Carmine Cossiga, che però, al momento, non risulta indagato.
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Cantone: “Nel calcio c’è poca trasparenza sulla contabilità”
“Che nel mondo del calcio ci siano meccanismi di scarsa trasparenza sulla contabilità non lo scopriamo ieri, ma vorrei capire bene cosa c’è: in tante altre occasioni si è evidenziato questo dato e poi non mi pare ci siano stati cambiamenti nel periodo successivo. Prima di esprimermi vorrei capire bene cosa c’è nell’indagine”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, commentando l’inchiesta “Fuorigioco” della Procura di Napoli a margine della presentazione del nuovo indice di percezione della corruzione Trasparency international Italia.“Non credo mai che i giornalisti siano responsabili, i giornalisti fanno il loro dovere a rendere pubblici”, ha proseguito Cantone riferendosi alle parole del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, “però vorrei capire bene cosa c’è, ho sentito anche di cifre che non si capisce bene quanto siano realmente significative dal punto di vista dell’entità”.
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