Cronaca Giudiziaria

Cosentino trattato come un boss

Per un anno intero, 23 ore su 24, sono rimasto chiuso in una cella, senza aver possibilità di andare in biblioteca o in palestra, con un’ora di aria al giorno, trattato come i boss di camorra, che anzi hanno avuto un trattamento migliore del mio”. Ripercorre la sua lunga detenzione – oltre 2 anni e mezzo di carcerazione preventiva con un intervallo di cinque mesi – l’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino al processo in cui è imputato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere; lo fa durante il controesame dei suoi avvocati Agostino De Caro e Stefano Montone. “Mi costituì al carcere di Secondigliano (Napoli) nel marzo 2013, quando si insediò il nuovo Parlamento e decaddi dalla carica di deputato perdendo l’immunità; avrei potuto fuggire, come hanno fatto, peraltro sbagliando, numerosi parlamentari, penso a Matacena; e avrei potuto anche candidarmi con altri partiti, tra cui i Radicali che mi chiesero di farlo, ma non accettai perché il mio partito era Forza Italia e volevo difendermi nel processo”. L'articolo Cosentino trattato come un boss sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Francesco Schettino finisce al Pronto Soccorso

Nottata al pronto soccorso di Sorrento (Napoli) per Francesco Schettino, a causa di un lieve disturbo fisico, per il quale è stato curato in ospedale: l’indisposizione lo ha costretto a rinunciare ad essere stamani a Grosseto a udienze di altri processi, sempre relativi al naufragio della Costa Concordia (32 morti), dove è imputato per reati contravvenzionali. Stamani il suo difensore, avvocato Donato Laino, ha presentato al giudice un certificato medico. I procedimenti ancora aperti a Grosseto sono due. In un processo la procura accusa Schettino di aver violato la normativa (l. 271) su salute e sicurezza dei marittimi a bordo delle navi mercantili – nel caso specifico la nave Concordia -, in particolare riguardo al rispetto di norme relative alla preparazione per la gestione delle emergenze. In un altro processo Schettino è imputato di deturpamento dell’ambiente dell’isola del Giglio poiché il relitto della Concordia rimase a lungo sui fondali dopo il naufragio del 13 gennaio 2012. In questo erano coimputati anche i collaboratori di plancia di Schettino sulla Costa Concordia, gli ufficiali Ciro Ambrosio e Silvia Coronica, e il timoniere Jacob Rusli Bin. Ma i tre hanno oblato e sono usciti dal processo. Tuttavia, rimanendo Schettino unico imputato, il giudice monocratico Gian Marco De Vincenzi potrebbe riunire i due procedimenti in un unico processo. Finora i due processi stanno andando avanti di pari passo, e anche le udienze vengono fissate lo stesso giorno davanti allo stesso giudice. Prossima doppia udienza, a Grosseto, il 7 marzo. L'articolo Francesco Schettino finisce al Pronto Soccorso sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Omicidio Nuvoletta, il boss Zagaria condannato all’ergastolo

Napoli/Caserta. La quarta Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo il boss dei Casalesi, Michele Zagaria, come richiesto dal pm Alessandro D’Alessio nel corso di una lunga requisitoria, per l’omicidio di Ciro Nuvoletta, uicciso il 12 giugno del 1984. Quel giorno un commando di sicari con il volto coperto da passamontagna arrivo’ davanti a una villa-bunker a Marano, in localita’ Poggio Vallesana, armato di pistole e lupara. Appena fuori da tre automobili, fecero fuoco. Lungo il viale della villa c’era Nuvoletta, 38 anni, sposato e con quattro figli. Fu ferito prima a un braccio, poi inseguito e finito. Il clamoroso agguato segno’ l’inizio dell’asecesa dei cartelli di Caserta, che da quel momento divennero autonomi rispetto alle cosche dei cosiddetti ‘napoletani’. Ciro era il fratello di Lorenzo, che per decenni e’ stato uno dei boss più’ importanti e ricchi d’Italia, alleato fedele di Salvatore Riina all’epoca delle stragi di mafia. Alla base della sentenza anche le dichiarazioni del pentito Antonio Iovine, l’ex capoclan soprannominato ”o ninno’ che ha intrapreso la via della collaborazione con lo Stato. “C’ero anche io nel commando che assali’ Poggio Vallesana, io con Michele Zagaria, eravamo nella stessa automobile. Quello fu per me il battesimo di sangue”, disse in aula Iovine. L'articolo Omicidio Nuvoletta, il boss Zagaria condannato all’ergastolo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Concussione sessuale, assolto l’ex sindaco di Castel Volturno Francesco Nuzzo

Caserta. Il gip di Santa Maria Capua Vetere Gabriella Casella ha scagionato dall’accusa di concussione sessuale l’ex sindaco di Castel Volturno (Caserta), Francesco Nuzzo, magistrato in pensione che ha svolto buona parte della sua attività professionale a Cremona, città dove abita. La richiesta di archiviazione, su cui si è pronunciata il magistrato, era stata presentata dal pubblico ministero Carlo Fucci il 9 maggio 2012. Il procedimento a carico di Nuzzo, difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato, nacque dall’inchiesta della Dda di Napoli che nel novembre 2010 indagò Nuzzo per concorso esterno in associazione camorristica, in relazione a presunti legami con il clan dei Casalesi avuti mentre era sindaco; dall’accusa Nuzzo fu però assolto mentre è stato condannato nel settembre 2014 ad un anno di carcere con pena sospesa, per il reato di abuso di ufficio e falso, ma senza l’aggravante mafiosa, che pure era stata contestata inizialmente dalla procura antimafia. Altre ipotesi di reato comune, tra cui la concussione sessuale, furono stralciate e gli atti inviati al tribunale di Santa Maria Capua Vetere; tale accusa si basava su una conversazione tra Nuzzo e il suo autista captata in auto, in cui si parlava genericamente di prestazione sessuali, ma il pm Fucci quasi immediatamente non ha ritenuto rilevanti gli elementi raccolti chiedendo l’archiviazione. (fonte ansa) L'articolo Concussione sessuale, assolto l’ex sindaco di Castel Volturno Francesco Nuzzo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Cosentino: “Presunto agente dei servizi segreti chiese soldi per evitare il carcere”

Nel febbraio 2013 Nicola Cosentino, quando era ancora parlamentare e già destinatario di due ordinanze in carcere, incontrò un presunto agente dei servizi segreti che gli prospettò la possibilità, dietro il pagamento di una somma di danaro, di costituirsi in una struttura sanitaria invece che in un penitenziario. L’ex sottosegretario però non accettò e un mese dopo, quando decadde dalla carica, si costituì nel carcere napoletano di Secondigliano. L’episodio è emerso oggi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel corso dell’esame di Cosentino al processo per concorso esterno in camorra (cosiddetto “Eco4”). E’ stato il pm della Dda di Napoli Fabrizio Vanorio a introdurre in aula il tema, non connesso con il procedimento in corso, ma con un altro processo curato dallo stesso sostituto procuratore, quello sull’azienda di carburanti della famiglia Cosentino. “Fu Giovanni Cristiano, che venni a sapere lavorava come radiologo all’ospedale di Caserta – racconta Cosentino – a presentarmi questo sedicente agente dei servizi (mai identificato, ndr) che mi rifilò anche i verbali del pentito Tommaso Prestieri, in cui si parlava di me, Berlusconi, Luigi Cesaro e Sergio De Gregorio. Ma io capii subito che era un pacco”. Quei verbali furono poi ritrovati dai carabinieri di Caserta nel corso di una perquisizione a casa di Cosentino dell’aprile 2014. In quella circostanza furono trovate anche le famose chiavi consegnate all’ex politico dal prefetto Ezio Monaco; oggi Vanorio ha però precisato che “quelle chiavi, così come dimostrato da un sopralluogo dei carabinieri, non servivano ad accedere dall’esterno nel Parco Reale della Reggia di Caserta, ma aprivano un cancello interno del parco da cui si poteva accedere ai locali della prefettura di Caserta e di qui agli uffici”. Polemici i difensori dell’ex sottosegretario. Agostino De Caro minaccia di andarsene, c’è tensione con il pm Vanorio, il presidente del collegio Giampaolo Guglielmo sospende l’udienza e convoca per alcuni minuti le parti nel suo ufficio. “Si tratta di circostanze del tutto irrilevanti, in particolare per tale procedimento – dice l’avvocato Stefano Montone – in questo processo entra di tutto, non finirà mai”. L'articolo Cosentino: “Presunto agente dei servizi segreti chiese soldi per evitare il carcere” sembra essere il primo su Cronache della Campania.