Ritrovato dalla Polizia di Stato, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, il cadavere di Vincenzo Amendola, il 18enne scomparso 12 giorni fa.
Gli agenti del Commissariato di Polizia San Giovanni-Barra e della Squadra Mobile, stamane, a seguito di un’articolata attività d’indagine, sono intervenuti in un terreno agricolo in Viale 2 giugno, ove era stato seppellito.
Giugliano. Circa quaranta autovetture – di cui moltissime di grande cilindrata – sono state sequestrate dalla polizia in un capannone industriale dismesso alla periferia di Giugliano. Il sequestro è avvenuto nell’ambito di una vasta operazione di controllo condotta dagli agenti del locale commissariato e che ha riguardato anche alcuni quartieri del centro cittadino. I poliziotti, coordinati dal primo dirigente Pasquale Trocino, ora stanno lavorando per accertare chi sono gli intestatari dei veicoli.
Un blitz con oltre 150 carabinieri del Comando provinciale di Napoli è scattato nella tarda serata di ieri contro il clan di camorra “Ferrara” di Villaricca. I militari hanno circondato la roccaforte del clan e arrestato il boss, Domenico Ferrara, e due suoi luogotenenti, Vittorio Amato e Rocco Ruocco. In manette anche altre quattro persone.Icarabinieri del Comando provinciale di Napoli – si apprende dagli stessi investigatori – stanno eseguendo un decreto di fermo per estorsione aggravato dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e riguarda i vertici del clan “Ferrara”. L’operazione si è concentrata in particolare intorno alla roccaforte del clan che è una sorta di casa-bunker e si trova nel parco “Mondo nuovo” di Villaricca. Domenico Ferrara, conosciuto come “Mimì ‘o muccuso”, è considerato elemento di spicco delle organizzazioni camorristiche. Il suo nome era venuto alla ribalta nel 2013 con l’accusa di aver “taroccato” il televoto della trasmissione “Ti lascio una canzone” di Antonella Clerici distribuendo più di 300 telefonini per favorire la figlia Vania.
Per giorni una gang di almeno 9 ragazzini, tutti minorenni, ha seminato il panico tra gli adolescenti dell’isola d’Ischia compiendo non solo atti di bullismo ma quella che è stata definita “vera e propria violenza ingiustificata”, per giunta utilizzando “armi improprie come catene e caschi”. A porre fine alle azioni violente sono stati gli agenti del Commissariato dell’isola verde che hanno identificato e denunciato nove minorenni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni. Le indagini, scattate dopo una serie di episodi verificatisi a partire da sabato scorso, hanno permesso di ricostruire il modus operandi della banda che sceglieva le proprie vittime in base a caratteristiche fisiche e/o caratteriali nella convinzione che non avrebbero osato reagire a provocazioni e violenze. In alcuni case episodi di intimidazione compiuti per strada erano stati protratti anche nelle scuole frequentate dalle vittime.
Estorsioni, usura e droga: verso il processo il gotha del clan Matrone. Un predominio che va dalla fine degli anni ’90 al 2012 quello che vede indagate 27 persone, tra le quali noti pregiudicati, ma anche insospettabili imprenditori e i familiari di Franchino ’a belva, in un’inchiesta della Dda, coordinata dal sostituto Montemurro. Concluse le indagini si va verso il processo. Sotto accusa il vertice del clan capeggiato da Franchino Matrone, affiancato dal figlio Antonio detto Michele, con accanto Vincenzo Nappo ’o nonno, Vincenzo Arcamone, Ferdinando Cirillo, Vincenzo Starita, Vincenzo Staffetta, Nicola Percuoco e Raffaele Vitiello. Questi i fedelissimi che avrebbero retto l’organizzazione criminale estesa nei territori di Scafati e San Marzano, finalizzata alla gestione del mercato dei videopoker, in contrapposizione ai clan Ridosso e Sorrentino. Inoltre, ognuno con ruoli diversi, avrebbero agevolato la fuga e la latitanza di Franchino Matrone. In proventi della attività illecite venivano reinvestite in imprese, apparentemente pulite, e quindi la cosca si serviva di Angelo Amitrano, per il settore della vendita di autovetture e Vincenzo Arcamone per gli investimenti di tipo finanziario. Tra le accuse figurano episodi di usura, per migliaia di euro, i cui proventi andavano ai familiari di Matrone che in questo modo garantivano il sostentamento per la latitanza del boss. Gli episodi contestati dalla Procura antimafia ai 27 indagati, vanno dal 2001 al 2012, epoca in cui è stato arrestato ad Acerno, il capo. Al figlio Michele la Dda contesta anche di aver falsificato i documenti utilizzati dal padre. La patente di guida e una tessera sanitaria di un tal Vincenzo Ferrara, vennero riprodotte per essere utilizzate da Franchino Matrone. Tra gli indagati anche i due uomini che ne coprirono la latitanza spendendo il suo nome. Tra gli episodi contestati anche alcune estorsioni ad imprenditori edili e per imprenditori edili. In un’occasione gli esponenti del clan avrebbero proceduto al recupero di un’ingente somma di danaro per conto del costruttore Luigi Giugliano, che voleva, da un macellaio i soldi per la realizzazione di una costruzione abusiva. Per questo episodio è finito nei guai anche il cugino dell’imprenditore edile, allora maresciallo dei vigili, Ferdinando Raiola. L’avviso di conclusione delle indagini è stato inviato a Raffaele Alfano, 62 anni; Angelo Amitrano, 51 anni; Vincenzo Arcamone, 75 anni; Maio Cerbone, 59 anni; Ferdinando Cirillo, 56 anni, di Pompei; Luca Coppola, 58 anni; Giuseppe D’Aniello, 67 anni; Anna D’Isidoro, moglie di Franchino Matrone, 59 anni; Generoso Di Lauro, 57 anni; Luigi Giugliano, di Boscoreale; Biagio Iaquinandi, 59 anni di S. Marzano; Alfonso Matrone, 50 anni, di Boscoreale; Francesco Matrone, 69 anni; Pasquale Matrone, 45 anni; Vincenzo Muollo, 70 anni; Vincenzo Nappo, 68 anni; Domenico Pagano, 55 anni, di Boscoreale; Pietro Palomba, 46 anni ; Nicola Percuoco, 60 anni, di Boscoreale; Ferdinando Raiola, 64 anni; Francesco Paolo Spagnuolo, 59 anni; Vincenzo Staffetta, 52 anni; Vincenzo Starita, 52 anni; Saverio Tammaro, 55 anni; Raffaele Vitiello, 55 anni. (r. f.)