Cronaca
Volevano uccidere il tenente dei carabinieri: condannato uomo del clan Ascione-Papale
Stangata per Giuseppe Martorano, uomo di punta del boss Natale Dantese di Ercolano. Martorano è stato condannato a otto anni di carcere per associazione per delinquere di stampo camorristico.Martorano faceva parte del gruppo di piazza Pugliano.Dalle indagini che circa due anni fa portarono al suo arresto è emerso che il gruppo Ascione-Papale (egemone tra Torre del Greco ed Ercolano)avrebbe dovuto uccidere il tenente dei carabinieri Antonio Di Florio, in servizio appunto ad Ercolano e uomo simbolo della lotta antiracket nella città degli scavi. E’ stato il pentito Salvatore Fiore, nipote del boss Luigi Nocerino a raccontare agli inquirenti le intenzioni stragiste del clan svelando importanti retroscena sul pizzo, traffico di droga e omicidi compiuti nelgi ultimi anni nelle due città e che hanno portato a decine di arresti tra cui quello di Martorano appunto. Doveva essere porprio Fiore ad eseguire la sentenza di morte contro l’ufficiale dei carabinieri. Il killer pentito fu bloccato da una telefonata del boss Mario Papale mentre inseguiva armato in motorino il tenente. “Mi disse di lasciare stare perché l’omicidio sarebbe stato commesso un altro giorno”. La condanna nei confronti di Martorano è frutto delle tante dichiarazioni del pentito Fiore e che hanno portato agli arresti nel giugno del 2014 e che nel giro di pochi giorni in due differenti blitz portò in carcere 18 persone del clan tra Torre del Greco ed Ercolano tra cui lo stesso Martorano.
(nella foto da sinistra Giuseppe Martorano e il pentito Salvatore Fiore)
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Traffico di droga: stangata al boss Annunziata e al nipote Dino
Boscoreale. Operazione Scafo 2: la corte di Cassazione conferma le condanne per il boss Alfonso Annunziata e il nipote Sabato Teodosio, alias Dino Bicicletta. Traffico internazionale dall’Olanda, per i due – per i quali il processo era stato per molto tempo bloccato – arriva il verdetto definitivo. Condanna a 23 anni e 30 anni di reclusione per aver importato cocaina dall’Olanda e dal Sud America negli anni 2000. Il clan Aquino-Annunziata di cui il narcos fonz ‘a calabrese è il capo indiscusso aveva il monopolio dell’importazione dello stupefacente. Droga smistata tra la Campania e la Calabria che portò nel 2004 ad una maxi retata della Dda di Salerno, a queste si unirono le inchieste Mito della Dda di Napoli. Per molti anni, Alfonso Annunziata – latitante fino al 2008 – aveva evitato la notifica di quelle ordinanze cautelari in carcere. Poi, l’arresto in Olanda e le manette. Ora arriva la condanna definitiva a 23 e 30 anni di reclusione. I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso dei difensori soli limitatamente alla pesantissima ammenda comminata ai due imputati: oltre 200mila euro, rinviando per la rideterminazione dell’importo alla Corte d’Appello.
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Castellammare operazione dei Carabinieri
Sono tre i cittadini di Castellammare finiti in manette nel corso di un’operazione eseguita dall’Arma dei Carabinieri. Si tratta di Ciro AIELLO, 50 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione abusiva diarmi -pistola e munizioni-); Vincenzo TOMMASINO, 50 anni, di Sant’Antonio Abate (inosservanza degliobblighi sorveglianza speciale); Carlo SCELZO, 31 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione ai fini dispaccio di sostanze stupefacenti); Giovanni DI MAIO, 19 anni, di Pompei (detenzione ai fini di spaccio disostanze stupefacenti); Vincenzo SCHIAVONE, 35 anni, di Castellammare di Stabia (detenzione aifini di spaccio di sostanze stupefacenti).Sabato sera di controlli, con un servizio straordinario contro l’illegalità diffusa, da parte dei carabinieri del gruppo di Torre Annunziata e del 10° reggimento Campania. 7 arresti in flagranza: 5 per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, uno per inosservanza degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale, unoper detenzione abusiva di armi e uno per maltrattamenti in famiglia .Sono state sequestrate nel corso delle operazioni un’arma da sparo, 19 munizioni, 2 armi bianche e 1.3 kg. circa di droga.12 i soggetti denunciati in stato di libertà per reati vari.I carabinieri hanno inoltre elevato sanzioni amministrative per circa 70.000.00 euro.61 le perquisizioni, tra abitazioni, persone e veicoli. 5 le persone segnalate alla prefettura come assuntori di stupefacente.Decine di verbali al codice della strada, con fermi di veicoli e ritiro di patenti e carte di circolazione.Infine, nel corso servizio, a san giuseppe vesuviano i carabinieri hanno denunciato in stato di libertà 7 persone per contraffazione e violazioni allanormativa sul lavoro, smaltimento di rifiuti, igiene e sicurezza: hanno sospesoun’attività imprenditoriale e sequestrato 3 opifici tessili abusivi e i 46macchinari che vi erano installati.
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Il ministro Alfano: “Ci vuole l’esercito a Napoli contro i clan”
“Ci vuole l’esercito per far star zitte le pistole” a Napoli, dove gli omicidi sono in aumento, nonostante nel 2015 il dato, nel resto d’Italia, abbia segnato il minimo storico. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano intervistato da Maria Latella a Skytg24. “A Napoli abbiamo ottenuto successi straordinari nel contrasto alla camorra – ha ricordato – . Ci sono intere generazioni di clan in carcere, boss al carcere duro, ma c’è un dato mi lascia assolutamente insoddisfatto: i reati sono in calo ovunque, ma a Napoli gli omicidi aumentano. Dobbiamo zittire le pistole – ha proseguito – . L’ho detto anche a Renzi che adesso a Napoli ci vuole l’esercito. Abbiamo il contingente Strade sicure – ha precisato – ma occorre una norma per mandare più soldati a Napoli. Ovviamente la città non va militarizzata, ma vanno diminuiti gli omicidi, e vanno liberate forze dell’ ordine da mettere in strada”. “Non sono d’accordo con chi sostiene che tanto si ammazzano tra di loro – ha concluso – :noi non possiamo fregarcene e dobbiamo far star zitte le pistole”.Intanto in città e in provincia ormai è emergenza camorra: tre omicidi in 26 ore. Killer diversi, stesse dinamiche criminali: giovedì notte al rione Don Guanella (omicidio di Giuseppe Calise, 24 anni) e a Bagnoli (ucciso Pasquale Zito, 21 anni); la notte tra venerdì e sabato a Marigliano, nel rione 219, praticamente una enclave di Napoli nella provincia: qui è stato massacrato Francesco Esposito, 33 anni. L’uomo stava citofonando alla moglie quando i killer lo hanno freddato. Secondo fonti della questura, dall’inizio del 2016, sono dieci gli omicidi consumati nell’area metropolitana, senza contare le decine rappresaglie armate («stese» a colpi di pistola e kalashnikov) consumate ovunque ci sia da definire equilibri nella spartizione dei proventi di droga e racket. A Napoli e provincia ci sono 110 clan in azione, che possono contare su 5mila affiliati, (senza badare ai minori e agli under 14 non imputabili), in una guerra di posizione che si gioca per la conquista di una piccola o grande piazza di spaccio.
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Napoli per il questore Marino chi vede non collabora
Non usa mezze parole il questore di Napoli Guido Marino “qui chi vede non collabora”. “E’ una gara a handicap – prosegue Marino- con questa criminalità sempre più giovane che desta allarme per l’eccezionale continuità e varietà di vicende che portano la sua firma. E’ una gara a handicap perché, mediamente, il cittadino proprio non collabora. Eppure non chiediamo eroismi, ma solo una netta scelta di campo, una presa di coscienza”. Le dichiarazioni rilasciate al quotidiano La Repubblica da parte di Guido Marino sono nette. “Sapete qual è la prima indagine che dobbiamo fare davanti a un fatto criminoso? – chiede il questore lanciando l’allarme – Trovare un testimone per ricostruire la vicenda, solitamente accaduta in luoghi popolosi e trafficati. Sì, dobbiamo dedicare tempo ed energie preziose alla ricerca di chi ha sentito o visto e saputo qualcosa”. “Intendiamoci – spiega Marino – non di chi deve immmolarsi o sacrificarsi sulla pubblica via per stroncare la camorra, sia chiaro. Ma molto semplicemente di chi ci dica se erano due o tre killer, se erano in moto e che tipo di moto era, se in auto e di che colore, insomma di questo stiamo parlando… notizie che servono per avviare subito i controlli e che possono essere decisive, ma cose che nessuno ci dice. Mai. Ripeto: mai. Zero collaborazione”.
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