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Cronaca

Napoli, Luigi Giuliano smentisce: «Le affermazioni su mio figlio Salvatore sono menzogne»

Napoli: Luigi Giuliano rompe il silenzio sulle accuse del figlio Salvatore Napoli – Luigi Giuliano, ex capo della camorra napoletana e collaboratore di giustizia da oltre vent'anni, ha deciso di intervenire pubblicamente a seguito delle accuse mosse dal figlio Salvatore. Quest'ultimo, in recenti interviste e...

39enne accoltellato 12 volte durante rissa notturna a Torre del Greco

Aggressione nella Notte a Torre del Greco: Un Uomo Gravemente Ferito Torre del Greco, 11 gennaio 2025 – Nella notte tra il 10 e l'11 gennaio, un uomo di 39 anni è stato vittima di una violenta aggressione in via Vittorio Veneto, a Torre del...

Succede anche

Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello

L’ultimo atto del processo Linea d’ombra bis sarà l’interrogatorio dell’ex sindaco, oggi consigliere regionale, Alberico Gambino. Ha deciso di sottoporsi alle domande del procuratore generale Vincenzo Montemurro e dei giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – nella prossima udienza e prima che il pg formuli le conclusioni con la sua requisitoria. La decisione di Gambino è stata annunciata, ieri pomeriggio, dai suoi difensori al termine della lunga udienza nella quale sono stati ascoltati il pregiudicato Nicola Fiore e i due collaboratori di giustizia di Sant’Egidio, Vincenzo e Alfonso Greco. Un’udienza che di fatto conclude la rinnovazione del dibattimento voluta dai giudici su richiesta della Procura Antimafia con la testimonianza di numerosi collaboratori di giustizia e testimoni, alcuni dei quali già ascoltati in primo grado. Fiore ha escluso di aver mai raccontato a Sandro Contaldo di questioni politiche e dell’impegno di Michele D’Auria Petrosino per la campagna elettorale di Gambino. Una testimonianza prevedibile, visto che Fiore non poteva avere alcun interesse ad avallare la versione di Contaldo. A confermare quanto già detto nel corso del processo di primo grado, invece, i Greco, all’epoca dei fatti a capo dell’omonimo clan di Sant’Egidio e amici di Michele D’Auria Petrosino, figlio di Gioacchino ‘spara-spara’, e attualmente sottoposto al 41 bis insieme al fratello Antonio. Michele, secondo i Greco, si impegnò per la campagna elettorale di Gambino e chiese anche a loro il sostegno per il candidato sindaco. Ma i Greco hanno escluso che ci fosse stato un do ut des specifico. L’impegno di Michele Petrosino D’Auria, dipendente del Consorzio di Bacino, era quello di appoggiare l’ex sindaco. In cambio i politici sarebbero stati tranquilli per quanto riguardava la gestione del ciclo dei rifiuti. Vincenzo Greco ha ribadito quanto già riferito nel corso del processo che si è celebrato a Tribunale di Nocera Inferiore ed ha più volte delegato al figlio Alfonso, amico dei D’Auria Petrosino, per gli episodi specifici. Il Tribunale ha anche revocato la testimonianza di Prisco Ceruso, uscito dal programma di protezione, e introvabile. Gambino ha deciso di sottoporsi ad interrogatorio, forte probabilmente della sentenza di primo grado nella quale i giudici lo hanno assolto dall’accusa più grave di scambio elettorale politico-mafioso. Mentre potrebbero affidarsi a dichiarazioni spontanee gli altri imputati nel processo: Giuseppe Santilli, i Petrosino D’Auria, Pandolfi Elettrico, Fisichella, l’imprenditore Francesco Marrazzo e Di Palma. Rosaria Federico L'articolo Camorra e politica a Pagani: Gambino decide di farsi interrogare al Processo d’Appello sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Orologi rubati a Cuneo ritrovati a Napoli: due arresti

Napoli. Circa trenta orologi di marca, denaro contante, personal computer, telefoni cellulari ed una macchina utilizzata per mettere a segno i colpi sono stati rinvenuti nel Napoletano nel corso di una operazione condotta dalla squadra mobile di Cuneo per una rapina avvenuta il sette ottobre scorso in una nota gioielleria della città piemontese: il bottino era di 250mila euro. Le perquisizioni sono state eseguite dai poliziotti di Cuneo in collaborazione con quelli di Napoli, dei commissariati di Tivoli, Pozzuoli e Giugliano. La polizia ha arrestato due persone (si tratta di due cittadini slavi, uno residente in provincia di Roma e l’altro nel Napoletano) e ne ha denunciato in stato di libertà altre cinque, tutte residenti in provincia di Napoli. L'articolo Orologi rubati a Cuneo ritrovati a Napoli: due arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia

Gragnano. Si è conclusa dopo quattro mesi la latitanza di Antonio Di Martino, il 36enne figlio del boss dei Monti Lattari Leonardo, detto ‘o Lione, sfuggito il 12 ottobre dello scorso anno ad una operazione della Polstrada nella quale vennero sequestrati 50 kg di marijuana e arrestati due corrieri. Di Martino, braccato dagli agenti della Polstrada di Grottaminarda provincia di Avellino, in sinergia con quelli del Commissariato di Castellamare di Stabia, si è consegnato spontaneamente agli uomini della sottosezione della Polstrada di Grottaminarda.Su Antonio Di Martino pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver trasportato e detenuto un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. La Procura della Repubblica di Benevento, competente per territorio, ha individuato nell’ormai ex latitante, il “fuggitivo” che scappò dalla Fiat Punto di colore grigio, auto che faceva da staffetta alla Fiat 500 L letteralmente imbottita di marijuana. Le due auto viaggiavano dalla Puglia in direzione di Napoli, a testimonianza di una nuova strategia criminale per quanto attiene al traffico di tale tipologia di droga: non più la produzione di canapa indiana nella zona dei Monti Lattari, ma trasporto di ingenti quantitativi prodotti da altre regioni nell’hinterland napoletano, per poi procedere con la rivenduta al dettaglio. Stesso copione, quello della latitanza, già seguito da suo fratello Michele che a lungo era stato la ‘primula rossa’ di più lunga durata nel comprensorio stabiese e dei monti Lattari: nonostante la condanna incassata per le piantagioni di marijuana nell’ambito del processo “Golden Gol 1” era sfuggito alla cattura dall’ottobre 2010, per poi costituirsi, a sua volta, un anno e mezzo dopo, a giugno del 2012. Di Martino, tre anni fa, si era dato alla fuga dopo l’aggressione ad un carabiniere che finì in ospedale con una prognosi di sei giorni per un trauma subìto alle costole. Il rampollo del clan dei Lattari, la cui base operativa è nella frazione Iuvani tra Pimonte e Gragnano, era stato fermato in Sant’Antonio Abate. Dopo una concitata discussione con i carabinieri e l’aggressione a un militare, Di Martino scappò. Nella Fiat 500 vennero trovati 5mila semi di canapa indiana. Gli investigatori ritennero si trattasse di una ‘partita’ utile agli affari di famiglia. In tale occasione, dopo una lunga latitanza di dieci mesi, si costituì presso il carcere di Secondigliano. Alle ore 19 circa di ieri, l’ex primula rossa, vistosi oramai braccato dopo una latitanza di circa quattro mesi ha deciso di costituirsi bussando alla porta della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda. L'articolo Gragnano, il figlio di Leonardo ‘o Lione si consegna alla polizia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne

Cinquantuno richieste di condanna sono state avanzate nei confronti di altrettanti imputati, ritenuti appartenenti alla cosiddetta ”paranza dei bimbi”, un sodalizio camorristico costituito da giovani esponenti delle famiglie Giuliano, Amirante, Brunetti e Sibillo, attive nel centro storico di Napoli nel settore della droga e delle estorsioni, e protagoniste di una sanguinosa faida con i clan rivali. Le richieste sono state formulate dai pm della Dda di Napoli Francesco De Falco e Henry John Woodcock al termine della requisitoria svolta nell’ambito del processo con rito abbreviato in corso nell’aula bunker di Poggioreale davanti al gup Nicola Quatrano. Due le condanne all’ergastolo proposte dai pm: nei confronti Vincenzo Costagliola e Giovanni Cerbone. I due sono accusati rispettivamente dell’omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso davanti a una discoteca a Pozzuoli (Napoli) nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2014, e del tunisino Tahar Manai, ucciso a Napoli il 16 luglio 2013. Venti anni sono stati chiesti per Manuel Brunetti, Pasquale Sibillo, Giuseppe Giuliano, Guglielmo Giuliano, Salvatore Sibillo e Salvatore Cedola; 16 anni e 8 mesi per Ciro Brunetti, 16 per Luigi Vicorito, Manuel Giuliano. Per gli altri imputati una lunga serie di condanne e pene varianti dai 14 ai 4 anni di reclusione. L'articolo Napoli: per la “Paranza dei bimbi” di Forcella chieste 51 condanne sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Agguati in faida clan Belforte-Piccolo nel Casertano: 6 arresti

Dopo anni si fa luce sull’omicidio di Nazzareno Mancino e sul tentato omicidio del fratello Saverio, avvenuti nel Casertano nell’ambito della faida tra i clan Belforte e Piccolo che si contendevano la leadership criminale nel territorio di Marcianise attraverso una lunga serie di agguati mortali. Sei le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguite dalla polizia di Caserta su mandato della Dda di Napoli. Cinque degli indagati erano già detenuti per altra causa. Nazzareno Mancino, affiliato ai Piccolo-Letizia, fu ucciso il 7 aprile 1999 a Marcianise. L’uomo era all’interno del bar Russo di via Roma quando fu raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco e morì dopo poche ore in ospedale. Mancino era nei pressi del banco dell’esercizio commerciale quando fu avvicinato da un uomo con il casco integrale in testa e un mitragliatore Kalashnikov nascosto sotto il giubbotto. Mancino tentò di rifugiarsi nel locale adibito alla lavorazione dei dolci, ma fu raggiunto dal sicario che lo ferì mortalmente alle gambe e al torace. Numerosi i resti di proiettile rinvenuti sul luogo dell’agguato, compreso 24 bossoli calibro 7,62. Dopo due giorni fu rinvenuta, in un fossato in aperta campagna a Marcianise, in località Patricelli nella zona Nuovo Macello, la motocicletta rubata, Enduro Yamaha XT 600, utilizzata per l’agguato. Il 6 settembre 2002 fu ferito gravemente, a Capodrise, nei pressi del bar pasticceria Marconi, Saverio Mancino. L’uomo fu ferito da due colpi di pistola che lo raggiunsero al capo e alla mandibola. Mancino riuscì, però, a rifugiarsi all’interno del bar riuscendo a salvarsi. Le indagini condotte all’epoca dei fatti, pur riuscendo a stabilere che si trattasse “dell’ennesima puntata dell’atavico conflitto tra il clan Belforte e il clan Piccolo”, non portarono all’identificazione degli autori degli agguati, ha ricordato in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e il riscontro degli elementi probatori raccolti dalla polizia hanno, però, permesso di riaprire le indagini riuscendo a individuare gli esecutori materiali dell’azione di fuoco nonché di accertare le responsabilità dei mandanti e degli addetti al reclutamento dei killer. L'articolo Agguati in faida clan Belforte-Piccolo nel Casertano: 6 arresti sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Fotografo si toglie la vita, ancora ignoti i motivi

Gragnano è ancora sotto shock. Un risveglio drammatico per la città della pasta quello di ieri. Marcello Ricco, noto fotografo della cittadina ai piedi dei monti lattari si è tolto la vita. Sono ancora ignoti i motivi che hanno condotto il fotografo all’estremo gesto avvenuto nella cantina della sua abitazione. Una vita apparentemente tranquilla e serena quella del titolare del noto esercizio commerciale “Foto Mary”, che non avrebbe mai fatto presagire a nulla di tutto ciò. Le uniche lamentele del fotografo, come riportato da alcuni amici e clienti, fatte negli ultimi giorni erano quelle che qualsiasi commerciante usa fare. I familiari si interrogano sul perchè Ricco sia arrivato a tanto. A dover risalire ai motivi del drammatico gesto saranno ora i carabinieri della stazione di Gragnano che indagano sull’accaduto. Quello di Ricco è l’ultimo dei 4 suicidi totali che in pochi mesi hanno sconvolto la comunità gragnese. Una esclation iniziata con il suicidio di Ciro Di Vuolo, imprenditore, al barista Carlo Sibilli, quindi il parrucchiere Fioravante Lepre. L'articolo Fotografo si toglie la vita, ancora ignoti i motivi sembra essere il primo su Cronache della Campania.

La latitanza d’oro di Imperiale “lelluccio ‘o parente” il narcos di Castellammare ricercato dalla polizia di mezzo mondo

E’ ricerato dall’Interpol e dalla polizia di mezzo mondo il ras Raffaele Imperiale(nella foto del’Interpol mentre si trova a Dubai) 41enne di Castellammare di Stabia soprannominato “Lelluccio ’o parente”. Sarebbe nascosto a Dubai, ma gli investigatori non escludono che in questi giorni si sia spostato: non gli manca il danaro per una latitanza dorata né gli appoggi per documenti falsi con cui muoversi. La settimana scorsa proprio negli Emirati Arabi è stato arrestato il suo braccio destro Gaetano Schettino (altro stabiese che da anni viveva a Theiran in Iran) considerato un vero e proprio “mago” del traffico internazionale di droga ed esperto in informatico. Gli investigatori ritengono che i due si dovevvesro incontrare per discutere di affari. Ma l’arresto di Schettino gli ha permesso la fuga. Imperiale (figlio di un noto costruttore stabiese e che negli anni Ottanta è stato anche presidente della squadra di calcio della Juve Stabia con il famoso ex portiere dell’Inter, Lido Vieri, in panchina) è latitante dal gennaio scorso da quando grazie ad alcuni pentiti furono arrestati 10 persone del cartello di Secondigliano. “Lelluccio ‘o parente” era l’undicesimo ma risuscì a sfuggire alla cattura. A capo della holding c’era proprio Raffaele Imperiale che con il braccio destro Mario Cerrone del rione Traiano gestiva un traffico per fiumi di cocaina. La maxi operazione, coordinata dalla Dda, fu il frutto di quattro anni d’indagine dei poliziotti della sezione “Narcotici” della Squadra mobile della Questura di Napoli, dello Sco e del Gico della Guardia di Finanza di Napoli. Secondo il pentito Carmine Cerrato detto “Takendò”, in rapporti d’affari per il traffico di cocaina con i Mammoliti, gruppo con origini calabresi e basi solide a Milano grazie alla “’ndrangheta”, ogni carico di droga che arriva dall’estero frutta, una volta rivenduto in Italia, tra i cinque e i sei milioni di euro. Gestito appunto dal gruppo Imperiale-Cerrone con l’altro stabiese Schettino a fare da broker. Un business che spiega la ferocia delle tre faide susseguitesi tra gli “scissionisti”, ora divisi da un punto di vita economico, e i Di Lauro. A capo della struttura c’erano “Lello” Imperiale e Mario Cerrone, i quali avevano stretto rapporti d’affari nel corso degli anni con tutti i vertici degli Amato-Pagano contribuendo alla guerra vinta con i Di Lauro nel 2004-2005: Raffaele Amato, Cesare Pagano, Carmine Amato, Mario Riccio detto “Mariano”. L’organizzazione Imperiale-Cerrone era in contatto con cartelli di narcos sudamericani, oltre che spagnoli e olandesi, dai quali importavano ingenti quantità di cocaina, circa 4mila chilogrammi all’anno, che immettevano poi sul mercato. Ha raccontato il pemtito Cerrato: “…Il prezzo di partenza della cocaina era di 19/20mila euro al chilo, comprese le spese di trasporto, e veniva rivenduta a un prezzo compreso tra i 39 e i 42mila euro al chilo. La differenza sul prezzo era il guadagno. Di ciò mi ha parlato Cesare Pagano. Il traffico internazionale di cocaina era gestito da un gruppo di soci, così composto: Raffaele Imperiale, Mario Cerrone, Cesare Pagano, Elio Amato, Raffaele Amato il grande, zia Rosaria per conto dei figli mentre prima era socio il marito Pietro Amato. Quindi la società è nata prima della morte di Pietro, quando erano tutti affiliati al clan Di Lauro. Ma di nascosto da Paolo Di Lauro, rifornivano di cocaina una famiglia malavitosa calabrese che opera a Milano, che si chiama Mammoliti… Non so quanto guadagnassero i soci a testa. Per certo posso dire che una volta mio cognato Cesare Pagano disse che per ogni carico ogni quota era di cinque-sei milioni di euro. Nel 2006 e nel 2008 ci sono stati due carichi di cocaina, partiti dalla Colombia e arrivati a Napoli attraverso l’Africa. Ognuno bastava a soddisfare le esigenze del mercato per circa sei-sette mesi. Prima della cattura di mio cognato, il clan rimase senza droga e attraverso Imperiale e Mario (Cerrone, ndr) abbiamo caricato cocaina dalla Spagna. In questo caso, si trattava di “carico indiretto”, nel senso che noi rispondevamo soltanto del trasporto, per cui il prezzo era più alto e la quantità minore”. (fonte il roma) L'articolo La latitanza d’oro di Imperiale “lelluccio ‘o parente” il narcos di Castellammare ricercato dalla polizia di mezzo mondo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Clan Giuliano sequestro beni a Roma

Un patrimonio che ammonta a 100 milioni di euro è stato sequestrato dalla Dia di Roma a cinque persone” responsabili di un vasto sistema di usura e gioco d’azzardo sul litorale romano, in particolare a Ladispoli dove i cinque risiedono. Alcuni di questi, già arrestati in un’operazione della Dia del giugno scorso, risulterebbero vicini al clan Giuliano di Napoli. Tra i beni sequestrati 60 immobili di pregio, 11 società, 200 rapporti bancari, 20 veicoli e 10 terreni agricoli” L'articolo Clan Giuliano sequestro beni a Roma sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati

Stamane la famiglia Gionta , attraverso i propri legali Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo, presenterà la denuncia ai carabinieri per omicidio colposo per la morte di Aldo Gionta. Il 47enne, cugino omonimo del più noto boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, è deceduto venerdì mattina all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico alla gamba e subito dopo essere stato sottoposto ad un’anestesia spinale. Sono intanto tre i medici indagati per la sua morte di Aldo Gionta. Il pm Silvio Pavia della Procura di Torre Annunziata che sta coordinando le indagini ha ritenuto non opportuno inviare l’avviso di garanzia anche ai due infermieri presenti in sala operatoria al momento della tragedia. L’autopsia intanto è slittata a giovedì.Nel frattempo, ieri mattina anche l’Asl Napoli 3 Sud ha nominato un proprio difensore. La stessa Asl non ha escluso che possa essere aperta un’inchiesta interna, parallela a quella della magistratura. L'articolo Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano

Blitz delle Fiamme Gialle tra Ponticelli, Afragola e Pomigliano d’Arco: la Guardia di Finanza ha sequestrato un’autocisterna con all’interno 35mila litri di gasolio di contrabbando e proveniente dall’Est Europa. Tre persone sono finite in carcere: si tratta dell’autista del mezzo pesante, il 45enne Giuseppe Vitiello, il proprietario dello stesso tir, Vincenzo De Blasio, 40enne sempre di Pomigliano, ed il titolare di un’area di servizio di via Argine, nel quartiere napoletano di Ponticelli, il 32enne, Dario Figliolia. Inoltre è stato denunciato a piede libero S. C.. 47enne di Afragola, titolare di un deposito in cui sono svolte le operazione di carico del carburante illegale. La Guardia di Finanza ha seguito l’autobotte uscita dal capannone fino a quando è entrata nell’area di servizio di Napoli Est. Qui sono intervenuti, fermando naturalmente le attività. Il valore complessivo del combustibile intercettato è pari a circa un milione di euro, inoltre è risultato essere danno per i veicoli. Per i primi tre, il magistrato ha disposto gli arresti nel carcere di Poggioreale, in attesa dell’udienza di convalida. Nel pomeriggio di ieri, una pattuglia della compagnia della guardia di finanza di Afragola, diretta dal capitano Dario Gravina, ha intercettato il pesante autoarticolato, contrassegnato dal segnale “trasporto carburante” mentre usciva da un deposito di via Cinque Vie. I militari che erano a bordo di un’auto civetta, hanno seguito l’automezzo fino all’area di servizio di via Argine dove sono intervenuti. Il carburante, di provenienza dall’est europeo, ad una prima analisi è risultato troppo ricco di zolfo, tipica del gasolio contraffatto. Per questo, le quattro persone coinvolte rischiano anche una denuncia per falsificazione. Le fiamme gialle hanno sequestrato il deposito di Afragola, l’area di servizio di via Argine e l’autoarticolato, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. L'articolo Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Napoli, uomo si barrica nel negozio per evitare lo sfratto

Un uomo si è barricato nel suo negozio per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando di togliersi la vita e chiedendo un incontro con i padri francescani, proprietari dell’immobile. “Non è una protesta, è un atto di disperazione”, spiega Fernando, il figlio di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto. Fernando racconta la storia del papà e della sua famiglia che quel negozio lo gestisce da 60anni. “Abbiamo sempre pagato, siamo brava gente ma la crisi ha spezzato le gambe anche a noi – dice – Fernando – il costo dell’affitto poi è salito alle stelle: dai due milioni delle vecchie lire a seimila euro. Mio padre pagava non tutto ma una parte la pagava. Con questa crisi come si può pagare un fitto così tanto alto? Abbiamo cercato di spiegarlo ai francescani ma non hanno voluto sentire storie”. E così oggi è arrivato il giorno dello sfratto esecutivo. “Grazie a questo negozio vive una intera famiglia: mio padre, mia madre, mio fratello ed una mia sorella divorziata con due bimbi. E poi ci sono io che ho solo un lavoro part time da 700 euro al mese – racconta ancora Fernando – Ad oggi l’unico stipendio a disposizione di tutta la famiglia. Già il 23 dicembre scorso mio padre venne a casa e ci disse di non sentirsi più un uomo. Scomparve per ore e poi lo ritrovammo barricato nel negozio. Å disperato, vuole uccidersi. L’unica cosa che chiede è di incontrare i padri francescani per provare a trovare un accordo”.”Abbiamo già avuto modo di parlare oggi con la famiglia Carretta, con la quale ci incontreremo domani per individuare una soluzione condivisa”. Lo ha detto Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Napoli, commentando il gesto di Giovanni Carretta, titolare di un negozio di abbigliamento maschile in corso Umberto, che si è barricato nella bottega per evitare lo sfratto esecutivo, minacciando il suicidio. “Speriamo di riuscire a convincere i padri francescani, proprietari dell’immobile, a trovare una mediazione. Una soluzione – continua Russo – potrebbe essere quella di individuare nuove linee di credito per evitare un gesto estremo e la chiusura dell’ennesimo negozio storico per la nostra città. Sarebbe fondamentale promuovere l’espansione del credito agevolato tramite i consorzi fidi, i quali si sono dimostrati finora l’unico strumento efficace per dare respiro finanziario alle pmi”. L'articolo Napoli, uomo si barrica nel negozio per evitare lo sfratto sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Terzigno: chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino

Terzigno. Chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino, uccisa il 14 settembre dello scorso anno a Terzigno. Nunzio Annunziata, il 37enne, per il quale la Procura di Nola aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato sarà processato dal Gup del Tribunale volano. Ieri mattina, i legali – Giovanni Tortora e Maddalena Nappo – hanno sollevato un’eccezione dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli e il processo è ritornato nella fase delle indagini preliminari. Nullo il giudizio immediato. Il pm dovrà dunque riformulare l’avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Tempi strettissimi, anche in virtù del fatto che è fissato il 16 marzo prossimo – dinanzi alla Corte di Cassazione – il ricorso per l’annullamento dell’ordinanza cautelare a carico di Annunziata. Nel caso in cui l’istanza difensiva fosse accolta, il killer di Enza Avino tornerebbe libero, in attesa del processo. Nunzio Annunziata, ex militare, trucidò la donna per strada dopo che il loro rapporto era finito malamente. A carico dell’omicida c’erano già delle denunce per stalking, ma il 14 settembre scorso, Annunziata sparò contro la povera Enza uccidendola per strada. Poi scappò e fu arrestato il giorno seguente a Poggiomarino mentre tentava di nascondersi nei pressi di una scuola. L'articolo Terzigno: chiederà lo sconto di pena, l’assassino di Enza Avino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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