Ultime Notizie
Campi Flegrei, il sindaco di Bacoli chiede aiuti urgenti per attività commerciali e abitazioni
Dopo le scosse che hanno interessato i Campi Flegrei il 31 luglio, il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, ha posto l’accento sulla necessità di interventi urgenti per arginare le conseguenze economiche e sociali del sisma.
Nel corso di un incontro a Pozzuoli con...
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Campi Flegrei: entro domani soluzione condivisa per il transito dei camion a Pozzuoli
Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha annunciato che entro domani sarà definita una soluzione condivisa per gestire il transito dei camion a Pozzuoli, in seguito al divieto imposto per motivi di sicurezza dovuti alla presenza di edifici pericolanti lungo le strade che...
Succede anche
Cronaca
Fortuna Loffredo svolta nell’inchiesta?
Vicini alla svolta è l’indiscrezione che circola sulla tragica morte della piccola Fortuna Loffredo la bambina di 6 anni, volata giù da un balcone del parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino “i magistrati incaricati di indagare sul caso di Fortuna sono tornati nel terzo isolato delle case del parco Verde, effettuando un sopralluogo accurato nei piani alti. Quelli da cui Fortuna è caduta – o è stata buttata giù – la mattina del 24 giugno 2014, morendo dopo mezz’ora di agonia nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore”. Il sopralluogo effettuato inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Claudia Maoni, dettato forse dal fatto che Doriana , l’amica della piccola Fortuna si legge sul Mattino “potrebbe aver iniziato a raccontare e a ricostruire quei tragici quindici minuti della mattina del 24 giugno del 2014. Alle 11.45 Fortuna, appena tornata dal centro che la segue per una lieve disabilità, dice alla mamma, Domenica Guardato, che va a giocare a casa di Doriana, un piano più su, all’ottavo. Porta con sé un pupazzetto. Le due bambine, dichiarano alcuni coetanei, vengono viste a casa di Doriana, sedute sul divano a guardare la tv, ma la mamma dell’amica di Fortuna dichiarerà poi che le aveva mandate via, perché stava lavando i pavimenti. Le amichette escono. Dieci minuti dopo, scaraventata nel vuoto, Fortuna finisce sul selciato del cortile lato nord dell’edificio, senza una scarpetta. Morirà senza riprendere conoscenza trenta minuti dopo, nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore”.
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Cronaca
Strage al bar Sayonara di Ponticelli, la Cassasione conferma: “Fine pena mai” per 11 imputati
Si sono dovuti attendere ben 27 anni per arrivare alla sentenza definitiva da parte della Cassazione per il processo per la famosa strage del 1989 a Ponticelli all’interno del bar Sayonara dove furono massacrate sei persone, quattro delle quali vittime innocenti e numerosi feriti tra cui una bambina. “Fine pena mai” per undici imputati: Ciro Sarno, Antonio e Giuseppe Sarno, Giovanni, Ciro e Gennaro Aprea, Vincenzo Acanfora, Luigi Piscopo, Gaetano Caprio, Roberto Schisa, Pacifico Esposito. I pentiti sono Ciro, Giuseppe, Vincenzo, Pasquale e Luciano Sarno. Sedici anni per Giuseppe Esposito. La Suprema Corte ha anche inviato gli atti nuovamente in Corte d’Appello per i pentiti i cui reati erano stati ritenuti prescritti in secondo grado.La strage dell’11 novembre del 1989 fu decisa dal clan Sarno per vendicare la morte di uno dei propri affiliati (Vincenzo Duraccio) ammazzato nel corso della faida con la cosca degli Andreotti per il controllo degli affari criminali nel famoso “Triangolo della morte” di Napoli ovvero Barra-Ponticelli- San Giovanni a Teduccio. A fare luce su quella mattanza sono stati proprio i mandanti, ovvero i fratelli Vincenzo e Ciro Sarno, i due boss pentiti e passati dalla parte dello Stato. “Non volevo che venissero coinvolte persone innocenti. È una strage che ancora mi pesa – aveva raccontato al pm Ciro Sarno – Anche in ragione del fatto che, sebbene sia stato il mandante dell’azione, di certo non volevo gli esiti che poi si sono avuti”. L’obiettivo principale dell’agguato, infatti, era Antonio Borrelli, un fedelissimo di Andrea Andreotti detto o’ cappotto che, mentre “’o sindaco” era detenuto, aveva risposto male al fratello Giuseppe “’o mussillo”. “Prima che i killer partissero – raccontò Ciro Sarno – venni chiamato da parte da mio cugino Pacifico Esposito, che era preoccupato per il fatto di aver notato che quelli di Barra erano tutti drogati e quindi poco lucidi per un’azione del genere. Gli dissi di non preoccuparsi e diedi il via all’azione. Le prime notizie che mi giunsero, portatemi da mio cugino Esposito Giuseppe, erano drammatiche per due ordini di ragioni, sia perché mi diceva che non era stato ucciso nessuno degli uomini dell’Andreotti sia perché mi aggiungeva erano state uccise persone innocenti. Solo successivamente si apprese che invece, era rimasto a terra, oltre a quattro vittime innocenti, anche Borrelli Antonio, ed era stato colpito Vincenzo Meo, che morì dopo qualche giorno in ospedale”. Le vittime designate erano due uomini di Andreotti: Antonio Borrelli e Vincenzo Meo, che furono finiti con il classico colpo di grazia alla testa. Le quattro vittime innocenti invece sono Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera i cui parenti dopo 27 anni hanno avuto giustizia.
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Cronaca
Quarantatre arresti per spaccio
E’ di 43 arresti, quasi tutti spacciatori di sostanze stupefacenti, e 100 denunce il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri tra il capoluogo e l’area a nord del capoluogo. Il bilancio delle varie operazioni contempla anche il ritrovamento di alcune armi, qualche chilo di cocaina, marijuana e kobret, e il sequestro di migliaia di euro provento di attività illecita. Tra le persone fermate anche un 65enne che rubava energia elettrica per poi rivenderla a esercizi commerciali e privati. I controlli hanno riguardato i rioni “Forcella”, Sanità”, “San Lorenzo”, e l’area a nord del capoluogo – “San Pietro a Patierno”, “Secondigliano” nonché le aree di Giugliano e Casoria. Circa 200 i militari impegnati nei vari servizi di controllo. Tra le curiosità il caso di un 65 enne di Cardito , Alberto Arabiano, il quale aveva realizzato un sistema di fornitura di energia elettrica collegando una serie di allacci abusivi alla cabina pubblica. A beneficiarne erano quattro abitazioni e due locali commerciali che pagavano regolarmente la bolletta ogni bimestre non al fornitore di energia ma allo stesso Arabiano che aveva messo in piedi il raggiro.
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Cronaca
Salerno: arrestata dalla polizia la banda di giorgiani “arrampicatori” che svaligiva le case
Arrestati all’alba dalla Polizia i presunti componenti di una banda di georgiani ritenuti responsabili di una decina furti in appartamenti nel Salernitano e nel Sannio. Gli agenti della sezione antirapine della Squadra Mobile di Salerno hanno bloccato nel quartiere Sanità, a Napoli, tre cittadini della Georgia di 30, 34 e 38 anni, tutti risultati irregolari. Un quarto connazionale di 43 anni è sfuggito alla cattura rifugiandosi in Francia. Il gruppo è accusato di aver messo a segno una serie di furti tra il primo marzo e il 10 aprile dello scorso anno a Salerno e a Benevento, prendendo di mira soprattutto abitazioni. I quattro sono stati individuati – si apprende dagli investigatori – mentre effettuavano dei sopralluoghi ad alcuni esercizi commerciali.. La polizia e’ sulle tracce anche di un quarto georgiano latitante in Francia. Sono 7 i furti in case e negozi contestati (4 a Salerno, 3 nel beneventano); due invece i tentativi di furto a Cava dei Tirreni e ad una gioielleria del Corso Vittorio Emanuele di Salerno. La banda era abituata ad arrampicarsi sulle grondaie di palazzi per svaligiare le abitazioni prese di mira dopo una serie di sopralluoghi.
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Cronaca
ESCLUSIVA. Aldo Gionta muore nella sala operatoria dell’ospedale di Boscotrecase
E’ morto stamattina nell’ospedale di Boscotrecase Aldo Gionta, cugino omonimo del boss di Torre Annunziata. L’uomo si era ricoverato per un’operazione chirurgica a causa di una frattura alla tibia e al perone. In sala operatoria subito dopo l’anestesia sono sorte complicazioni. Aldo Gionta è andato in arresto cardiaco ed è morto. Sul posto polizia e carabinieri e tantissimi familiari e fedelissimi del clan. Si temoni disordini.
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Cronaca
ESCLUSIVA. Torre Annunziata: sequestrata la salma di Aldo Gionta. Aperta un’inchiesta sulla morte
Ufficiale l’apertura dell’inchiesta per la morte avvenuta in mattinata all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase di Aldo Gionta, cugino omonimo del boss poeta e nipote del padrino Valentino Gionta. La vittima infatti era il figlio del fratello Ernesto. Su disposizione della Procura di Torre Annunziata le forze dell’ordine hanno proceduto a mettere la salma sotto sequestro. Sarà ora l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Aldo Gionta, 40 anni, era ricoverato e stamane avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico per una doppia frattura a tibia e perone a causa di un incidente stradale. L’operazione avrebbe dovuta compierla l’equipe medica del professor Gaetano Sannino. Ma l’uomo in sala operatoria subito dopo l’anestesia spinale ha avuto un arresto cardiaco ed è morto all’istante. A nulla sarebbe valsi i tentativi dei medici per rianimarlo. Sul posto in pochi minuti sono arrivati decine e decine di parenti, amici e gente legate al clan Gionta. Momenti di tensione con i medici, pugni contro i muri, minacce verbali ma niente aggressioni. Solo tanta rabbia e disperazione. Si dovrà comuqne attendere l’esame autoptico per capire cosa è accaduto e perchè nella sala operatoria dell’ospedale Sant’Anna.
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Cronaca
Clan Sibilio presi tre giovanissimi
Tre giovani, ritenuti vicini al clan Sibillo e responsabili in concorso di tentato omicidio, lesioni personali e detenzione e porto abusivo d’arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso sono stati fermati a Napoli dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Stella su decreto della direzione distrettuale antimafia partenopea e del tribunale per i minorenni di Napoli. I fermati sono un 20enne, un 17enne e un 15enne. Nel corso delle indagini sul tentato omicidio di un 45enne e del figlio 17enne, avvenuto la sera del 3 febbraio scorso a Forcella, nei pressi di via Duomo, i militari hanno accertato che i tre, dopo aver ferito al torace e alla testa il 17enne utilizzando dei caschi come armi improprie, armatisi di una pistola avevano ingaggiato una colluttazione con il padre, giunto in difesa del figlio. Il 17enne, durante l’aggressione, era riuscito a salire in sella al suo scooter per guadagnarsi la fuga, mentre il padre, liberatosi momentaneamente dall’assalitore armato, era scappato in auto. I malviventi avevano quindi preso ad inseguirli sullo scooter, esplodendo durante la fuga diversi colpi d’arma da fuoco al loro indirizzo, uno dei quali aveva attinto l’autovettura. Il maggiorenne è stato portato a Secondigliano mentre i minori sono stati portati nel centro di prima accoglienza sul viale Colli Aminei.
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Cronaca
Sarno: il pentito Ciro Galasso torna in città
Pentito da circa 20 anni, ritorna spesso a Sarno per ritrovare le sue radici. Una presenza non sporadica quella di Ciro Galasso, cugino del più noto Pasquale e fratello di Antonio, il pregiudicato ucciso a settembre del 2005 con una sventagliata di colpi esplosi da un kalasnikov, in via Palma. Ciro Galasso, sottoposto a regime di sorveglianza speciale, ha il permesso di recarsi nella sua città natale dove sono rimasti alcuni parenti ma anche le sue radici e le sue proprietà. Un collaboratore di giustizia, tra i più anziani, del ‘sistema’ Nuova Famiglia che – nonostante abbia formalmente rotto i suoi legami con il passato criminale – rimane legato alle sue radici. E dunque, molto spesso si aggira per la sua città, frequenta e chiacchiera con i suoi compaesani e frequenta locali pubblici. Insomma non sembra che abbia timori per la sua incolumità e il suo status di collaboratore di giustizia. La sua presenza non è passata inosservata alle forze dell’ordine che invece ne devono controllare gli spostamenti. Ciro Galasso, insieme al fratello Antonio poi ucciso, è stato condannato nel 1993 per un omicidio a 20 anni di reclusione, pena ormai scontata. Insieme al fratello aveva avuto un lungo passato criminale: prima nelle fila della Nuova Camorra Organizzata, diretta da Raffaele Cutolo. Poi era passato ai rivali della Nuova famiglia, retta da Carmine Alfieri, altro padrino poi pentito. Nel momento in cui, lo Stato aveva dato una stretta alla cosca, anche Ciro Galasso con gran parte dei cugini di Poggiomarino e di Angri, decise di confessare tutto e passare nelle fila dei collaboratori di giustizia. Scontata la pena, ha riscoperto le sue radici sarnesi. Ed ora lo si vede spesso passeggiare tranquillamente per strada. (r.f.)
(la foto è tratta da il quotidiano la città)
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Cronaca
Accumulò troppe cariche: indagine sull’ex rettore Raimondo Pasquino
Fisciano/Salerno. Rettore, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Unisa, professore ordinario, consigliere comunale e presidente del Consiglio a Napoli ma anche commissario giudiziale e poi straordinario del Cstp a Salerno: in cinque anni Raimondo Pasquino ha accumulato cariche e incarichi. Questa fulgida carriera è ora il fulcro di un fascicolo d’inchiesta che è iscritto a suo nome. A far scattare il meccanismo di incompatibilità paventato dal sostituto procuratore, Giuseppe Cacciapuoti, della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stata nel 2011 l’elezione a consigliere del Comune di Napoli, dopo una campagna elettorale come candidato sindaco con la coalizione del terzo polo (Udc, Fli, Api e la civica La Città). Quando affrontò la campagna elettorale, persa contro il sindaco Luigi De Magistris, Raimondo Pasquino affrontava il terzo quadriennio (2009-2013) da Rettore dell’Università di Salerno ed era vice presidente della conferenza dei rettori delle Università italiane. Il professore di ingegneria aeronautica, rispolverò la sua vocazione a fare il sindaco – carica ricoperta nel comune di San Giorgio a Cremano dal 1986 al 1988 – tentando la scalata al Comune di Napoli. Circa 45mila voti non gli assicurarono la vittoria, ma De Magistris lo volle alla Presidenza del consiglio comunale, e così fu. Nel frattempo, Raimondo Pasquino continuava a mantenere il suo incarico di rettore dell’Università di Salerno, oltre che di presidente del Consiglio di amministrazione dell’ateneo. E’ questo accavallarsi di cariche e incarichi che lo avrebbero reso incompatibile, secondo la Procura. Il rettore avrebbe dovuto scegliere se fare il politico oppure continuare a reggere le sorti dell’Università salernitana e dunque nei suoi confronti sarebbe ipotizzabile un’accusa di abuso d’ufficio. Per accertare questa ipotesi, il sostituto procuratore ha delegato una serie di accertamenti che, circa 20 giorni fa, hanno portato gli investigatori negli uffici della direzione generale dell’Unisa per l’acquisizione delle delibere del consiglio di amministrazione firmate dal rettore-presidente, delle buste paga fino al 2015 quando – dopo aver smesso la carica di Rettore era professore ordinario – e per la documentazione relativa agli atti a sua firma a partire dal 2011. Successivamente, gli inquirenti hanno acquisito la documentazione del politico Pasquino, presso la segreteria generale del Comune di Napoli. Insieme a questa anche le autodichiarazioni obbligatorie su eventuali incompatibilità rese da Raimondo Pasquino nel corso del suo mandato pubblico. Un’inchiesta documentale, basata sull’incrocio della documentazione e con alla base la legge sull’incompatibilità tra cariche pubbliche elettive e le cariche dirigenziali presso enti privati che hanno il sostegno di fondi pubblici.
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Cronaca
Salerno: accumulò troppe cariche: indagine sull’ex rettore Raimondo Pasquino
Fisciano/Salerno. Rettore, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Unisa, professore ordinario, consigliere comunale e presidente del Consiglio a Napoli ma anche commissario giudiziale e poi straordinario del Cstp a Salerno: in cinque anni Raimondo Pasquino ha accumulato cariche e incarichi. Questa fulgida carriera è ora il fulcro di un fascicolo d’inchiesta che è iscritto a suo nome. A far scattare il meccanismo di incompatibilità paventato dal sostituto procuratore, Giuseppe Cacciapuoti, della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stata nel 2011 l’elezione a consigliere del Comune di Napoli, dopo una campagna elettorale come candidato sindaco con la coalizione del terzo polo (Udc, Fli, Api e la civica La Città). Quando affrontò la campagna elettorale, persa contro il sindaco Luigi De Magistris, Raimondo Pasquino affrontava il terzo quadriennio (2009-2013) da Rettore dell’Università di Salerno ed era vice presidente della conferenza dei rettori delle Università italiane. Il professore di ingegneria aeronautica, rispolverò la sua vocazione a fare il sindaco – carica ricoperta nel comune di San Giorgio a Cremano dal 1986 al 1988 – tentando la scalata al Comune di Napoli. Circa 45mila voti non gli assicurarono la vittoria, ma De Magistris lo volle alla Presidenza del consiglio comunale, e così fu. Nel frattempo, Raimondo Pasquino continuava a mantenere il suo incarico di rettore dell’Università di Salerno, oltre che di presidente del Consiglio di amministrazione dell’ateneo. E’ questo accavallarsi di cariche e incarichi che lo avrebbero reso incompatibile, secondo la Procura. Il rettore avrebbe dovuto scegliere se fare il politico oppure continuare a reggere le sorti dell’Università salernitana e dunque nei suoi confronti sarebbe ipotizzabile un’accusa di abuso d’ufficio. Per accertare questa ipotesi, il sostituto procuratore ha delegato una serie di accertamenti che, circa 20 giorni fa, hanno portato gli investigatori negli uffici della direzione generale dell’Unisa per l’acquisizione delle delibere del consiglio di amministrazione firmate dal rettore-presidente, delle buste paga fino al 2015 quando – dopo aver smesso la carica di Rettore era professore ordinario – e per la documentazione relativa agli atti a sua firma a partire dal 2011. Successivamente, gli inquirenti hanno acquisito la documentazione del politico Pasquino, presso la segreteria generale del Comune di Napoli. Insieme a questa anche le autodichiarazioni obbligatorie su eventuali incompatibilità rese da Raimondo Pasquino nel corso del suo mandato pubblico. Un’inchiesta documentale, basata sull’incrocio della documentazione e con alla base la legge sull’incompatibilità tra cariche pubbliche elettive e le cariche dirigenziali presso enti privati che hanno il sostegno di fondi pubblici.
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Cronaca
Castellammare: individuati dalla polizia i baby bulli della Villa Comunale
E’ di 150 persone fermate e controllate tra cui 30 pregiudicati il risultato del maxi controllo a tappeto in tutta Castellammare operata nel pomeriggio e nella serata di ieri dagli agenti del locale commissariato di polizia diretti dal vice questore De Lorenzo, insieme con la divisione anticrimine della questura di Napoli. L’attenzione della polizia si è soffermato anche sulla villa comunale stabiese teatro negli ultimi tempi di numerosi episodi di bullismo da parte di baby gang composte da maschi e femmine tutti minorenni. E nel corso dei controlli di ieri ben dieci sono stati i minori fermati in atteggiamenti poco civili. Tre di questi erano addirittura sotto la soglia dei 14 anni per cui poi sono stati riaffidati ai genitori. Soddisfazione da parte dei cittadini stabiesi per i controlli della polizia visto il dilagare della microcriminalità negli ultimi mesi. Nel corso dei controlli sono state anche fermate anche otto auto prive assicurazione ed è stato fermato un guidatore privo di patente ma per lui non è scattata la denuncia penale per la recente depenalizzazione del reato.
Alberto Ferretti
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Cronaca
Evasione fiscale: sequestro di otto milioni al farmacista Matachione di Torre Annunziata
Torre Annunziata. La Guardia di Finanza di Napoli e il Gruppo di Torre Annunziata hanno eseguito ad un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torre Annunziata, per circa 8 milioni di euro nei confronti di Nazario Matachione, noto imprenditore torrese, attivo nel settore farmaceutico. Il provvedimento giudiziario rappresenta la fase finale di mirate ed approfondite ispezioni tributarie, svolte a partire dal novembre 2013 nei confronti di varie farmacie amministrate dal Matachione nella provincia di Napoli (Torre Annunziata, Torre del Greco e Portici). La meticolosa attivita’ di verifica, anche tramite accertamenti di natura finanziaria, ha consentito di ricostruire il reale volume d’affari delle singole farmacie e di mostrare l’indebita appropriazione da parte dell’ indagato di ingenti disponibilita’ finanziarie attraverso artificiose operazioni contabili. I successivi accertamenti patrimoniali sul conto dell’imprenditore hanno consentito di individuare la titolarita’ di liquidita’ finanziarie, polizze assicurative e beni immobili sottoposti a sequestro per un valore prossimo agli 8 milioni di euro. Matachione è indagato per aver presentato dichiarazioni dei redditi infedeli relativamente agli anni d’imposta dal 2009 al 2012, per un imponibile complessivo di 18,8 milioni di euro.
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A seguito della scossa di terremoto che ha colpito i Campi Flegrei il 31...
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Ischia, il resort abusivo nascosto tra gli scogli e in un’area a rischio frana
Barano d’Ischia – Nemmeno il ricordo ancora fresco delle tragiche colate di fango è...
