Cronaca Nera
Arrestato a Napoli il latitante Gennaro Russo, presunto capo della camorra: era ricercato da marzo
Arrestato a Casalnuovo Gennaro Russo, noto esponente del clan Contini: fine della latitanza
Casalnuovo di Napoli – È terminata la latitanza di Gennaro Russo, conosciuto con il soprannome di “o suricillo”, catturato dalla Squadra Mobile di Napoli in collaborazione con i Carabinieri del Comando Provinciale....
Cronaca Giudiziaria
Individuati i presunti esattori del pizzo del clan Giannelli a Bagnoli: dettagli sull’inchiesta
Estorsioni a Bagnoli: il racket del clan Giannelli soffoca le attività commerciali
Negli ultimi anni, Bagnoli e le zone circostanti come Agnano e Cavalleggeri hanno subito una pressione costante e opprimente da parte del clan Giannelli, che ha imposto un vero e proprio sistema di...
Succede anche
Cronaca
Anno giudiziario : inaugurazione
Ancora altissimo il carico dei processi pendenti al tribunale penale del Distretto giudiziario napoletano che comprende i tribunali di Napoli, Napoli Nord, Santa Maria Capua Vetere, Benevento, Avellino, Nola e Torre Annunziata. “Sono oltre 44mila quelli che restano da definire, mentre sono andati a sentenza 14mila procedimenti per una sopravvenienza di 11mila fascicoli – dice il presidente della Corte d’appello Giuseppe De Carolis nel corso della cerimonia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario al salone dei Busti di Castelcapuano – ma Napoli la prima citta’ nel Distretto per smaltimento di pratiche, con un decremento del peso del 7%”. Per i processi civili, Napoli si attesta al secondo posto con 17mila processi definiti ma con una pendenza di 57mila pratiche. “Sono invece aumentati i procedimenti iscritti presso le Dda delle Procure – spiega De Carolis – sono inoltre aumentate le iscrizioni degli omicidi volontari sia consumati, 424, che tentati, 598, molti dei quali di matrice camorristica, e dei reati di violazione della disciplina delle sostanze stupefacenti, con quasi 4mila reati contesati”. Ma e’ la lentezza dei processi che allarma di piu’ i cittadini. “Le scarcerazioni di imputati anche per reati gravi per decorrenza dei termini o per prescrizione vanifica il lavoro dei magistrati e finisce per diventare una sorta di amnistia strisciante”, l’allarme lanciato dal presidente. Nel corso dell’anno sono stati tratti in arresto 55 latitanti, tra i quali il superboss Pasquale Scotti in fuga dal 1984. “Quanto alle misure patrimoniali – ha spiegato il procuratore generale Luigi Riello – sono stati sequestrati beni per oltre un miliardo di euro. Complesse indagini invece sono in corso su gravi collusioni politico-camorristiche, soprattutto in provincia di Caserta, che pongono in rilievo che non pochi clan conservano una forte struttura e vocazione imprenditoriale”. Sul picco di reati di corruzione (+158%) e concussione il procuratore generale chiede che la societa’ civile possa svegliarsi, perche’ “non bastano vetrine di buone intenzioni o fiaccolate, ma che scendano in campo”.
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Cronaca
Finisce la latitanza di De Martino
La voglia di abbracciare il figlio appena nato ha messo fine ai quasi due anni di latitanza di Nicola De Martino. Sono scattate le manette per il ventitrenne rampollo del clan Giuliano, nipote di Guglielmo Giuliano. I carabinieri della sezione ‘catturandi’ del nucleo investigativo di Napoli hanno stanato e arrestato l’uomo mentre si trovava in un appartamento al quarto piano di un parco a Saviano, comune dell’entroterra napoletano dove il giovane boss aveva voluto incontrare la moglie e il figlioletto. Latitante dal maggio del 2014, sul suo capo pendeva un ordine di esecuzione di pena residua di due anni di reclusione per gravi reati commessi da minorenne, oltre a un mandato di cattura internazionale per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e lesioni. E’ attualmente ritenuto dai carabinieri elemento di primo piano dei gruppi camorristici di giovanissimi che si contendono il controllo delle attività criminali nel centro storico di Napoli.
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Cronaca
Camera di Commercio 26 inviti a dedurre
Sono in tutto ventisei gli inviti a dedurre, per un danno erariale di circa 2 milioni di euro, e sequestri nei confronti di 8 persone fisiche e due giuridiche per 1,8 milioni di euro notificati oggi dalla Guardia di Finanza nel corso delle indagini che riguardano la Camera di Commercio di Napoli. Le indagini riguardano 60 progetti per 1,3 milioni finanziati negli scorsi anni dalla Camera di Commercio di Napoli con fondi pubblici ma, secondo la Corte dei Conti, mai realizzati. Tra le persone coinvolte in quella che è stata definita dal procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, Tommaso Cottone, ”una vera e propria Parentopoli”, Pietro Russo, presidente Confcommercio Napoli, un componente della giunta della Camera di Commercio, Vincenzo Longobardi e l’ex presidente della Camera di Commercio di Napoli (attualmente commissariata), Maurizio Maddaloni, a cui viene contestato l’omesso controllo.
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Cronaca
Il pentito racconta la nuova mappa dei clan nell’Agro e i “nemici” da eliminare
“Matrone starà in qualche podere a zappare la terra e non gli interessa niente”. Pasquale Loreto, nel maggio del 2010, illustra la mappa criminale venutasi a creare negli anni 2000 e i rapporti che mantengono le cosche vecchie e nuove sul territorio. Gli inquirenti cercano di capire cosa sa e quali contatti ha mantenuto con la criminalità organizzata dopo il pentimento e il trasferimento in Toscana. “I Sorrentino non sono capaci»” dice il pentito volendo sminuire il ruolo del clan dei “Campagnuoli”. Loreto sembra non voler raccontare nulla di quello che sa. Poi, negli anni e fino al 2014 – facendo la sponda con il figlio Alfonso Loreto – racconta molti retroscena delle vicende criminali scafatesi. Nel 2011 facendo un resoconto tra gli anni in cui era ancora in città ed era organico alla Nf di Carmine Alfieri, dopo un passato nella Nco, il collaboratore spiega come si sono evoluti i rapporti criminali. “Dopo la scarcerazione di Francesco Sorrentino verso la fine del primo decennio del nuovo secolo, Alfonso Morello vendeva soldi ad usura di Ciccio Sorrentino che trattava stupefacenti”, dice Loreto. Ma l’esponente del clan dei Campagnuoli si lamentava che i Ridosso frequentavano il figlio di un infame. “Romolo Ridosso – dice Loreto – mi chiese qualcuno che potesse guidare la moto per uccidere Francesco Sorrentino. Io gli dissi di aspettare perché quello si sarebbe limitato solamente a parlare”. Dopo qualche mese i rapporti tra il cassiere dei Ridosso, Morello, e i Sorrentino si interruppe e tra i due gruppi criminali cadde il gelo. Quando l’ingerenza dei Ridosso cominciò ad essere preponderante, Loreto racconta che i Sorrentino non vedevano di buon occhio l’inserimento di Alfonso Loreto nell’organizzazione criminale. “Salvatore Sorrentino – racconta il pentito – affrontò Gennaro Ridosso contestandogli l’amicizia con mio figlio”. Ma Gennaro Ridosso protesse il suo amico: “Se tocchi Alfonso te la devi vedere con me”, gli rispose. Nel 2008 uscì dal carcere Vincenzo Muollo, fratello di Luigi, ucciso nell’ambito della faida tra i Ridosso e i Muollo per il controllo del territorio e Loreto dalla località protetta doveva avere un ruolo di primo piano nell’affermazione dei Ridosso. “Quando è uscito Vincenzo Muollo i Ridosso mi chiesero di procedere all’omicidio ma prima ancora mi parlarono di procedere all’omicidio di Muollo Ferdinando che aveva regalato la moto e l’auto Renault a Muollo Luigi e Mansi Valentino (indicati come gli assassini di Salvatore Ridosso, ndr). Luigi Ridosso mi chiese appunto di partecipare all’omicidio di Muollo Ferdinando – dice Loreto – e lui in cambio si offriva di uccidere Polito Luigi responsabile delI’omicidio di mio padre Alfonso avvenuto nel febbraio 1980. Ridosso Luigi fece anche una sorveglianza del Muollo. Io pur avendo dato la mia disponibilità prendevo tempo perché non era mia intenzione procedere all’omicidio. Il piano prevedeva che io dovevo agire con una moto guidata da Ridosso Gennaro”. Accanto alla pianificazione dell’omicidio di Ferdinando Muollo c’era quello di Vincenzo Muollo: “Nel 2010 era da poco uscito dal carcere, e mio figlio e Ridosso Luigi e Ridosso Gennaro mi dissero che Muollo Vincenzo frequentava una macelleria. Io gli dissi che era troppo rischioso e che rischiavano di essere arrestati”. Il traffico di stupefacenti. Alfonso Loreto, con Luigi e Gennaro Ridosso rifornivano Pasquale Loreto di cocaina. Cocaina che Loreto consegnava ad un complice toscano che provvedeva a spacciarla in zona.
Rosaria Federico
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Cronaca
Nora il cane che arresta gli spacciatori
E’ Nora , l’agente a quattro zampe che ieri grazie al suo fiuto speciale ha permesso alla Polizia di Stato di portare a termine una delicata operazione antidroga. Con l’aiuto di Nora, l’esemplare di labrador della sezione ‘cinofili’ della polizia di Stato, ieri nella città di Portici, si è giunti al sequestro di un chilogrammo di droga nell’ambito di una operazione conclusasi con l’arresto di Antonio Irollo, 40 anni. Nell’abitazione dell’uomo vi erano oltre 800 grammi di hashish e 11 involucri contenenti circa 70 grammi di marijuana. Nel vano di un mobile per macchina da cucire, Nora ha fiutato qualcosa richiamando l’attenzione degli agenti che hanno rinvenuto una scatola in latta, simile a quella utilizzata per contenere biscotti, in cui vi erano panetti di hashish e confezioni di marijuana. Inoltre, in un mobile pensile della cucina, è stato trovato un bilancino di precisione. Il 40enne è stato arrestato e condotto al carcere di Poggioreale. Dovrà difendersi dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Come Nora sono diversi gli esemplari a quattro zampe che con il olfatto quaranta volte superiore a quello dell’uomo, diventano validi alleati delle forze di Polizia, in operazioni, come quella svoltasi ieri a Portici.
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Cronaca
Cadavere carbonizzato trovato a Grumo Nevano
E’ stato trovato alle 9 circa di questa mattina il cadavere carbonizzato in una strada sterrata nei pressi dell’uscita dell’asse mediano di Grumo Nevano . Secondo i primi rilievi dei Carabinieri, potrebbe trattarsi del corpo di un uomo. In corso indagini dei Carabinieri di Casoria e Grumo Nevano, intervenuti sul posto.
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Cronaca
Polizia sequestra arsenale alla Sanità
Una pistola a tamburo 357 “Colt”, munita di 5 proiettili, una pistola “Beretta” calibro 9×21, completa di caricatore con 10 proiettili, un fucile a canne mozze di marca Benelli, un micidiale fucile mitragliatore di fabbricazione cinese, del tipo usato dalle forze armate statunitensi, con 20 munizioni. E’ il bilancio dell’operazione eseguita stanotte dagli agenti del commissariato di Polizia “Vicaria-Mercato”. Il blitz ha portato all’arresto di una donna incensurata C. P., di 48anni, moglie di un rapinatore. I poliziotti, a seguito di un’articolata indagine, sono riusciti a fare irruzione nell’abitazione della donna, utilizzata come base logistica dai clan della zona, come deposito delle micidiali armi. Saranno gli accertamenti tecnico-balistici della Polizia Scientifica ad accertare se le armi siano state usate nei recenti episodi criminosi.
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Cronaca
Usura bancaria: a giudizio monsignor Scarano
Un altro processo per monsignor Nunzio Scarano. L’alto prelato ieri è stato rinviato a giudizio dal gup Elisabetta Boccassini del tribunale di Salerno su richiesta del pm Elena Guarino con l’accusa di usura ed esercizio abusivo del credito. All’oramai famoso prelato salernitano sono contestati quattro prestiti con presunti tassi usurai. L’ex addetto contabile all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Santa Sede) avrebbe prestato una somma complessiva di 120mila euro. Le linee di credito contestate dalla procura sono riferite ai 40mila euro prestati alla commercialista Tiziana Cascone, che si è costituita parte civile, ai 20mila (10mila per volta) dati a un medico che aveva sposato una sua nipote, ai 50mila finiti sul conto dell’associazione “Terra mia”, di cui è rappresentante Sergio Piperata, uno dei tre indagati per il furto nell’appartamento di via Guarna e socio di Massimiliano Marcianò, l’imprenditore romano ex amico di Scarano e ora suo principale accusatore. Per l’accusa il denaro era destinato a Marcianò e sarebbe stato usato per finanziarne l’attività di organizzatore di eventi. La Procura ha in particolare riscontrato i presunti tassi usurai nei prestiti al medico. Infine c’è il caso della commercialista che avrebbe avuto i soldi per aiutare il compagno.
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Cronaca
Mariglianella omicidio nella notte
Un uomo di 35 anni, Vincenzo Artistico, già noto alle forze dell’ordine, è stato ucciso a coltellate da persone sconosciute la scorsa notte a Mariglianella, mentre si trovava per strada, fra via Umberto Primo e via Parrocchia. Artistico è stato colpito alla schiena e al fianco. Soccorso è trasportato all’ospedale di Nola, dove è morto poco dopo il ricovero. Il fatto è avvenuto mezz’ora dopo la mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Castello di Cisterna che stanno facendo le indagini.
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Cronaca
Ponticelli rapina in gioielleria
Potrebbe essere una manifestazione della ‘sindrome di Stoccolma’, pero’ durante una rapina in gioielleria; ma anche una scelta della vittima per evitare il peggio sperando che qualcuno dia l’allarme. Singolare comunque quello che e’ accaduto in una gioielleria a Napoli, nel quartiere Ponticelli. In un video delle telecamere di sorveglianza la sequenza. Una coppia entra e si finge interessata a un acquisto; lui pero’ estrae la pistola e immobilizza il titolare, tenendolo sotto la minaccia dell’arma, mentre lei svuota la cassaforte. Presi i gioielli, la donna esce dal negozio. Il rapinatore invece comincia a parlare con la vittima, gli mostra addirittura il suo documento e i due si salutano dandosi la mano. Intanto passanti telefonano al 112 e sul posto giungono due pattuglie di carabinieri. Il malvivente scappa a piedi inseguito da due militari dell’Arma. Dopo 5 minuti di corsa, con scavalcamento di cancelli e muretti, i carabinieri lo raggiungono e bloccano, sequestrandogli la pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, colpo in canna e altri 4 nel caricatore. Giuseppe Merolla, 30 anni, deve ora rispondere di rapina aggravata, porto e detenzione di arma clandestina. Era detenuto agli arresti domiciliari, ed evaso per commettere la rapina. R.D., 38enne, la sua complice, si costituisce dopo 48 ore ai carabinieri
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Cronaca
Omicidio dei fratelli Matuozzo: due secoli di carcere al clan dei “Girati” di Secondigliano
Due secoli di carcere inflitti dal Tribunale di Napoli nei confronti dei cosiddetti “Girati” di Secondigliano, il gruppo criminale nato nell’agosto del 2013 da una fibrillazione interna alla cosca del clan Vanella Grassi culminata, il 29 agosto del 2013, con l’eliminazione dei fratelli Carlo e Antonio Matuozzo che gestivano per conto dei “Girati” un’importante piazza di spaccio, quella chiamata “dietro Mianella”, nel parco La Quadra. I reati contestati sono quelli di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, omicidio, detenzione e porto di armi da guerra, tutti aggravati da finalità mafiose. Il gip Nicola Russo ha condannato a 30 anni di carcere Ciro Castiello, Vincenzo De Simone e Fabio Di Natale, Alfredo Leonardi (20 anni), Antonio Accurso, l’unico ancora latitante (18 anni), Giovanni Leonardi (16 anni), Salvatore Russo e Mario Scaglione (12 anni), Vincenzo Sorgente (11 anni e 4 mesi), Michele Giocondo, Giovanni Merolla, Domenico Russo ed Eduardo Zaino (10 anni), Salvatore Boschetti (9 anni e 4 mesi), Giovanni Castiello (9 anni), Mario Pacciarelli (4 anni). Mentre per l’ultimo imputato Cosimo Chirolli (reato estinto perché deceduto). I due fratelli Matuozzo furono uccisi lo stesso giorno: il 29 agosto del 2013. Carlo in maniera particolarmente efferata. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli venne prima ucciso e il suo cadavere dato alle fiamme in una discarica. Le sue ceneri, infine disperse. Antonio venne ucciso lo stesso giorno in via Dolomiti, si ritiene per impedire che la notizia della morte di Carlo si diffondesse.
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Cronaca
Assunzioni sospette all’università di Fisciano: aperta un’indagine
Assunzioni sospette all’Università di Salerno: indaga la Procura di Nocera Inferiore. Favoritismi nel reclutamento di personale tecnico amministrativo in servizio presso gli uffici dei vari dipartimenti dell’Unisa nel triennio 2014-2016. Questo il sospetto che ha portato all’acquisizione del faldone del bando di gara per l’affidamento di un appalto di oltre 700mila euro ad una società interinale di Milano, incaricata di trovare personale a tempo determinato per gli uffici della cittadella universitaria e dei vari dipartimenti. Quindici persone, per un incarico biennale rinnovabile, sarebbero state assunte grazie a corsie preferenziali. La scorsa settimana, gli agenti dell’ufficio di polizia, interno alla cittadella universitaria di Fisciano, hanno effettuato un accesso presso la direzione amministrativa dell’Ateneo, per acquisire – su delega della Procura di Nocera Inferiore – i documenti del bando di gara. L’acquisizione ha creato non poco allarme tra i dipendenti della direzione dell’Ateneo, che hanno dovuto consegnare i documenti relativi al bando approvato con una delibera interna nel 2014. Tra i quindici amministrativi assunti, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbero familiari e amici di noti dirigenti dell’Università. Il sospetto è che quelle assunzioni, nonostante siano state fatte attraverso una nota società interinale milanese, siano state pilotate per favorire persone già note. Insomma assunzioni decise prima ancora delle selezioni. Il magistrato ha delegato l’accesso negli uffici del direttore generale, Attilio Bianchi, dove erano custoditi gli atti di gara e i documenti, che sono stati inviati, nei giorni scorsi, alla Procura nocerina per la verifica. A far aprire l’inchiesta un esposto dettagliato nel quale vengono paventati sospetti su quelle assunzioni all’interno del settore amministrativo dei vari dipartimenti universitari. Piuttosto che di “raccomandazioni”, secondo l’ipotesi investigativa, vi sarebbe stato un bando pilotato per l’assunzione di alcune persone. Il presunto “imbroglio” amministrativo dovrà essere supportato dall’esame degli atti in un’inchiesta che al momento non vede nessun indagato. Da pochissimi giorni il faldone è al vaglio degli uomini della polizia giudiziaria della Procura nocerina che stanno verificando la regolarità della gara d’appalto. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti la regolarità dell’appalto, i criteri di selezione e di valutazione dei candidati scelti dalla società milanese, ma anche i legami parentali con storici dirigenti dell’Università. Il personale selezionato è già impiegato presso gli uffici con incarichi a tempo determinato rinnovabili. Per la Procura l’affidamento delle selezioni alla società interinale potrebbe essere stato un escamotage per sviare i sospetti su eventuali favoritismi o nepotismi e per impedire che i sindacati controllassero le procedure di assunzione avviate a partire dal 2014. Quasi allo scadere del triennio di riferimento del bando è arrivato in Procura l’esposto sull’assunzione dei 15 addetti, assunti con diverse mansioni, nel settore tecnico amministrativo. La denuncia, ritenuta fondata dagli inquirenti, ha spinto il magistrato ad acquisire la documentazione per verificare la corrispondenza tra quanto denunciato e quanto si sta verificando negli uffici amministrativi del campus di Fisciano. Non è escluso che dopo l’esame dei primi documenti acquisiti, la Procura deleghi gli investigatori ad effettuare ulteriori acquisizioni documentali o testimoniali. Un’inchiesta appena nata che potrebbe “scoperchiare” un sistema strutturato di favoritismi e nepotismi all’interno dell’Università con il conseguente danno d’immagine per l’intero Ateneo salernitano.
Rosaria Federico
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