Cronaca Nera
Arrestato a Napoli il latitante Gennaro Russo, presunto capo della camorra: era ricercato da marzo
Arrestato a Casalnuovo Gennaro Russo, noto esponente del clan Contini: fine della latitanza
Casalnuovo di Napoli – È terminata la latitanza di Gennaro Russo, conosciuto con il soprannome di “o suricillo”, catturato dalla Squadra Mobile di Napoli in collaborazione con i Carabinieri del Comando Provinciale....
Cronaca Giudiziaria
Individuati i presunti esattori del pizzo del clan Giannelli a Bagnoli: dettagli sull’inchiesta
Estorsioni a Bagnoli: il racket del clan Giannelli soffoca le attività commerciali
Negli ultimi anni, Bagnoli e le zone circostanti come Agnano e Cavalleggeri hanno subito una pressione costante e opprimente da parte del clan Giannelli, che ha imposto un vero e proprio sistema di...
Succede anche
Cronaca
Pregiudicato di Nocera rapisce il figlio di quattro mesi
“Ha strappato mio figlio dalle braccia di mia madre, poi l’ha colpita con schiaffi e pugni, ed è scappato portando via il bambino in calzamaglia”, è il racconto straziante di una giovane donna che si è vista sottrarre il figlio di quattro mesi. A rapirlo il padre – un noto pregiudicato nocerino – con il quale la donna ha avuta una relazione tormentata, tanto che nel corso dei mesi scorsi ha sporto numerose denunce per percosse e violenze nei suoi confronti. L’epilogo il 21 gennaio scorso, quando A. M. è andato a casa della mamma della compagna e, dopo l’ennesimo litigio per convincerla a ritornare da lui, le ha tolto il bambino. Lunedì, dopo aver tentato invano di rivedere il suo bambino, la donna – assistita dall’avvocato Anna Panariti – ha presentato una prima denuncia ai carabinieri per sottrazione di minore, stalking, percosse e maltrattamenti. Ieri mattina, il secondo esposto è stato depositato in Procura. È una settimana che l’ex compagno è sparito con il piccolo portato via in pigiama. “Come un pazzo ha stretto il piccolo e l’ha portato via – racconta la mamma disperata nella denuncia – sotto casa ad attenderlo c’era il padre in macchina”. La donna disperata ha cercato di dissuaderlo. La signora ha tentato di rincorrerlo poi è andata a casa dei genitori dell’ex compagno per cercare di riprendersi il bambino ma non li ha trovati. “Non mi permettono di vedere il bambino, non rispondono a telefono, mi impediscono ogni forma di contatto con il piccolo. È inconcepibile che si possa separare il figlioletto dalla propria madre e esercitare arbitrariamente i propri diritti che nessuno gli ha mai negato, malgrado ci siano i presupposti per farlo. Questa situazione mi sta creando dolore e sofferenza e sono dovuta ricorrere alle cure dei medici per il forte stato d’ansia”. La donna nella denuncia sporta delinea la personalità del suo ex compagno: “Ha numerosi precedenti penali ed è in cura al Sert per abuso di alcolici e droghe”. La giovane donna teme che il piccolo venga maltrattato, tenuto in condizioni non idonee, non ha neppure i suoi vestitini: “Chiamo ripetutamente il padre del mio ex compagno, ma non mi risponde a telefono”. La 24enne ha raccontato della tormentata convivenza con il padre del figlio: “Ho convissuto con lui alcuni mesi, era violento e quando cercavo di interrompere la relazione lui tornava in modo diverso, quindi ho deciso di dargli una seconda opportunità. Poi sono rimasta incinta. Durante la gravidanza mi schiaffeggiava, mi maltrattava, mi minacciava di strangolarmi. Mi ha picchiato fino al giorno prima che nascesse il bambino”. Dopo la nascita del piccolo, la giovane madre aveva trovato riparo a casa del papà a Vietri, concedendo al compagno di vedere il piccolo a patto che non urlasse e non la trattasse male. Ma così non è stato. “L’unica fissazione è che io torni con lui e il bambino è diventato un mezzo di ricatto. Mi dice “o mi dai il bambino o ti butto giù, ti accoltello a te e tua madre”. E io avevo paura di denunciarlo”.
Rosaria Federico
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Cronaca
Nola insegnante sospeso
La polizia di Nola ha eseguito un’ordinanza interdittiva dall’esercizio delle funzioni, per la durata di sei mesi, nei confronti di R.C. di 60 anni, insegnante nell’Istituto comprensivo di scuola materna ‘D’Arienzo Prisco’ di Tufino. Il provvedimento richiesto dalla Procura della Repubblica di Nola, e’ motivato dai ‘gravi maltrattamenti di minori, attuate all’interno dell’istituto scolastico’. Alcuni genitori degli alunni che frequentavano l’asilo avevano riferito uno stato di profondo malessere psicologico dei propri figli, evidenziatosi con mutismi anomali tutte le volte che si faceva riferimento alla vita scolastica, stati di panico immotivati, improvvise ed anomali incontinenze, insonnie notturne. Le forze dell’ordine hanno registrato alcune giornate ‘didattiche’ della maestra, e servizi di osservazione e di ascolto, che hanno consentito di registrare ‘la sua incredibile condotta educativa’: insulti, volgarita’ nel linguaggio – e’ scritto ancora nel testo del Procuratore Paolo Mancuso – strattoni, mortificazioni, urla, offese ed indifferenza totale ai lunghi pianti provocati, vere proprie percosse nei confronti delle piccole vittime causate da quelle che la Caccavale riteneva mancanze nei suoi confronti per i ritardi nell’esecuzione dei suoi ordini”.
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Cronaca
De Luca avviso di garanzia
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha ricevuto un avviso di garanzia per falso in atto pubblico. I fatti contestati al governatore risalgono al periodo in cui era sindaco di Salerno e riguardano il progetto dei lavori di piazza della Libertà, di fronte al lungomare salernitano, e la relativa variante che richiese la deviazione di un corso d’acqua.
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Cronaca
Pescheria scarichi illegali
Pugno duro dell’Amministrazione Comunale di Sorrento contro gli scarichi fuorilegge. E’ di ieri la notizia di controlli sul territorio che hanno portato all’individuazione di una pescheria che scaricava le Acque di lavorazione dei prodotti ittici nella rete pluviale e non nella fogna. A stanare lo scarico fuorilegge sono stati Asl Napoli 3-Sud, coadiuvati da personale dell’ufficio Tecnico comunale e da quello della Gori.
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Cronaca
Inchiesta Fuorigioco: ecco tutti i trasferimenti nel mirino della Procura
Ecco l’elenco dei trasferimenti di calciatori finiti al centro dell’indagine della procura di Napoli e per i quali si ipotizzano presunte evasioni fiscali nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. –
Guglielmo Stendardo, dalla Lazio all’Atalanta (indagati il procuratore Alessandro Moggi e i dirigenti dell’Atalanta Antonio e Luca Percassi). –
Matteo Paro dal Genoa al Bari (indagati Alessandro Moggi, Claudio Garzelli e Giorgio Perinetti dirigenti del Bari). Per il trasferimento dello stesso Paro dalla Juve al Genoa sono indagati Moggi, il presidente del Genoa Enrico Preziosi e lo stesso calciatore. Invece, per la cessione di Paro dal Genoa al Vicenza sono indagati Moggi, Preziosi e l’ad dei grifoni Alessandro Zarbano, e i dirigenti veneti Sergio Cassingena, Massimo Masolo e Dario Cassingena. –
Michele Arcari dall’Aurora Pro Patria al Brescia (indagati Alessandro Moggi, e i dirigenti del Brescia Luigi Corioni e Gianluca Nani) –
Nicola Legrottaglie dalla Juventus al Milan (indagati i procuratori Vincenzo Leonardi e Moggi, i dirigenti dell’epoca della Juve Jean Claude Blanc e Alessio Secco, l’ad del Milan Adriano Galliani. Per il successivo trasferimento dal Milan al Catania sono indagati Aleassandro Moggi e i dirigenti del Catania Sergio Gasparin e Pietro Lomonaco. –
Erion Bogdani dal Chievo al Cesena (indagati i procuratori Alessandro Moggi e Marco Sommella e l’ex presidente del Cesena Igor Campedelli). –
Fabio Liverani dalla Fiorentina al Palermo (indagati Alessandro Moggi, e i dirigenti rosanero Maurizio Zamparini e Rino Foschi). –
Antonio Nocerino dalla Juventus al Palermo (indagati Moggi e i dirigenti del Palermo Zamparini e Foschi) e poi dal Palermo al Milan (per questo trasferimento sono indagati Moggi e Adriano Galliani). Lo stesso Nocerino figura tra gli indagati. –
Juan Fernando Quintero – dall’Atletico Nacional al Pescara (indagati Alessandro Moggi, il presidente del Pescara Daniele Sebastiani e lo stesso Quintero). –
Adrian Mutu – dalla Juve alla Fiorentina (indagati il patron della Fiorentina Andrea della Valle, il ds Pantaleo Corvino e lo stesso Mutu). –
Ciro Immobile – dalla Juve al Genoa (Alessandro Moggi, l’ad del Genoa Alessandro Zarbano e lo stesso Immobile). –
Giuseppe Sculli dalla Juventus al Genoa (indagati Moggi e i dirigenti del Genoa Enrico Preziosi e Alessandro Zarbano). Per il passaggio dello stesso Sculli dalla Lazio al Genoa sono indagati Alessandro Moggi, il presidente della Lazio Claudio Lotito e il dirigente della società romana Marco Moschini). –
Ferdinando Sforzini dall’Udinese al Grosseto (indagati Moggi e Luciano Cafaro amministratore unico del Grosseto). –
Pasquale Foggia dalla Lazio alla Sampdoria (indagati Moggi, i dirigenti della Lazio Claudio Lotito e Marco Moschini, i dirigenti doriani Eduardo Garrone e Umberto Marino e lo stesso Foggia). –
Massimo Oddo dal Milan al Lecce (indagati i procuratori Moggi e Sommella, l’ex ad del Lecce Renato Cipollini e Adriano Galliani). – Francesco Tavano dal Valencia al Livorno (indagati Moggi e Aldo Spinelli, presidente del Livorno). –
Emanuele Calaio’ dal Siena al Napoli (indagati il procuratore Riccardo Calleri, il patron del Napoli Aurelio de Laurentiis, Alessandro Moggi, l’ex patron del Siena Massimo Mezzaroma, l’ex dg Roberto Zanzi e lo stesso calciatore). –
Morgan De Sanctis dal Siviglia al Napoli (indagato il procuratore Federico Pastorello) – Dorian Pabon dall’Atletico Nacional al Parma (indagati il procuratore Calleri e lo stesso calciatore) –
Nicolas Amodio, dal Napoli al Portogruaro (indagato il procuratore Umberto Calaio’) – Domenico Danti dal Siena alla Reggina (indagati Moggi e il presidente della Reggina Lillo Foti). Per il trasferimento dal Vicenza alla Ternana sono indagati Moggi e il dirigente della squadra umbra Francesco Zadotti. –
Cristian Molinaro, dalla Juve al Siena (indagati Moggi, Giovanni Lombardi Stronati ex presidente del Siena e Molinaro). –
Hernan Crespo dal Chelsea all’Inter (indagati il procuratore Fernando Hidalgo e lo stesso calciatore oggi allenatore del Modena). –
Diego Milito, dal Genoa all’Inter (indagati il procuratore Fernando Hidalgo e lo stesso calciatore). –
Cristian Chavez, dal Deportes Talca al Napoli (indagati gli agenti Alejandro Mazzoni e Edoardo Rossetto e lo stesso Chavez). – Ignacio Fideleff dal Newell’s Old Boys al Napoli (indagati i procuratori Leonardo Rodriguez e lo stesso calciatore). –
Ezequiel Lavezzi dal San Lorenzo al Napoli (indagati i procuratori Luis Rossetto, Alejandro Mazzoni e lo stesso Lavezzi). Per il passaggio dal Napoli al Paris Saint Germain è indagato Alessandro Moggi. –
German Denis, dall’Udinese all’Atalanta (indagati il procuratore Leonardo Rodriguez e lo stesso calciatore)
Nel mirino degli inquirenti anche una serie di rinnovi contrattuali. Per l’adeguamento del contratto dell’ex calciatore del Milan Marek Jankulovski sono indagati Alessandro Moggi, l’ad rossonero Adriano Galliani e lo stesso Jankulovski. Per quello del difensore Gabriel Paletta col Parma sono indagati Moggi, i dirigenti del Parma Tommaso Ghirardi e il dg Pietro Leonardi nonche’ lo stesso Paletta.
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Cronaca
CALCIO MALATO: ecco tutti i nomi degli indagati. Ci sono anche Immobile, Lavezzi, De Laurentiis e Lotito
Ecco tutti i nomi degli indagati dalla Procura di Napoli per i reati di evasione fiscale e false fatturazioni. Quarantacinque i dirigenti di societa’ di calcio di serie A e B: Alessandro Moggi, Marco Sommella, Vincenzo Leonardi, Riccardo Calleri, Umberto Calaio’, Leonardo Rodriguez, Fernando Hidalgo, Aleandro Mazzoni, Edoardo Rossetto, Antonio Percassi, Luca Percassi, Claudio Garzelli, Giorgio Perinetti, Luigi Corioni, Gianluca Nani, Sergio Gasparin, Pietro Lo Monaco, Igor Campedelli, Maurizio Zamparini, Rino Foschi, Daniele Sebastiani, Andrea Della Valle, Oronzo Corvino, Alessandro Zarbano, Enrico Preziosi, Luciano Cafaro, Jean Claude Blanc, Alessio Secco, Claudio Lotito, Marco Moschini, Renato Cipollini, Aldo Spinelli, Adriano Galliani, Aurelio De Laurentiis, Tommaso Ghirardi, Pietro Leonardi, Pasquale Foti, Eduardo Garrone, Marino Umberto, Massimo Mezzaroma, Roberto Zanzi, Giovanni Lombardi Stronati, Francesco Zadotti, Sergio Cassingena, Massimo Masolo, Dario Cassingena. Sedici i calciatori: Gustavo German Denis, Quintero, Adrian Mutu, Ciro Immobile, Matteo Paro, Hernan Crespo, Pasquale Foggia, Antonio Nocerino, Marek Jankulovski, Cristian Chavez, Inacio David Fideleff, Ivan Ezequiel Lavezzi, Gabriel Paletta, Emanuele Calaio’, Cristian Molinaro, Rios Pavon, DiegoAlberto Milito.
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Cronaca
CALCIO MALATO. Inchiesta partita dai contratti di Lavezzi e Chavez
L’inchiesta che ha portato ai provvedimenti di oggi nasce con la Guardia di Finanza che nel 2012 nelle sedi del Napoli e della Figc acquisisce i contratti di Ezequiel Lavezzi, ceduto dal Napoli al Psg, e del quasi sconosciuto attaccante argentino Cristian Chavez. Partendo da quella attività, nove mesi dopo, i finanzieri si sono presentati nelle sedi di 41 società di serie A e B per acquisire ulteriore documentazione. Gli investigatori parlarono di un “fenomeno generalizzato” nel calcio italiano, vale a dire la “progressiva ed esasperata” lievitazione degli oneri relativi agli ingaggi dei calciatori. E questo, era l’ipotesi investigativa, avrebbe fatto sì che nel tempo si determinasse una situazione di squilibrio gestionale sul piano economico-finanziario che potrebbe aver spinto le società a compiere una serie di illeciti fiscali. L’attenzione della procura e della Gdf si è concentrata su diversi aspetti della gestione dei club: dalla ricostruzione dei rapporti tra società, procuratori e calciatori alle modalità di trasferimento di questi ultimi; dall’esame dei contratti alle modalità d’inserimento nei bilanci dei giocatori; dalle operazioni di compravendita e rinnovo alla gestione dei diritti d’immagine e dei diritti televisivi; dall’attività’ di scouting ai compensi per i calciatori qualificati come ‘fringe benefit’
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Cronaca
Napoli sangue sulla Tangenziale
Al culmine di una lite scoppiata per un sorpasso, investe un altro automobilista schiacciandogli le gambe tra la sua auto e quella del malcapitato: è successo a NAPOLI, tra via Oreste Salomone e viale Maddalena, nei pressi dell’aeroporto di Capodichino. La vittima, che ha 35 anni, è finita nell’ospedale Cardarelli della città con una prognosi di 30 giorni per fratture a entrambe le gambe. L’aggressore, che di anni ne ha 32 anni, è stato bloccato e denunciato dalla Polizia Municipale per lesioni personali. La manovra del sorpasso, pomo della discordia, è avvenuta mentre i due percorrevano la Tangenziale di NAPOLI. Al termine di un breve inseguimento, colui che si sarebbe trasformato di lì a poco nell’aggressore, ha fermato l’auto dietro quella dell’altro automobilista e poi lo ha investito, schiacciandogli entrambe le gambe. Non contento, infine, è sceso dalla sua vettura e ha preso a calci il ferito, che era a terra.
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Cronaca
Aversa manette per due usurai
La Polizia di Stato ha arrestato ad Aversa (Caserta), su ordine del gip del tribunale di Napoli Nord, Antonietta Zebedeo, 33 anni, e Rosario Sfoco, di 43 anni, con l’accusa di usura aggravata dallo stato di bisogno di alcune delle trenta vittime accertate. Alcune persone, infatti, si sarebbero fatte prestare, a tassi molto elevati, anche piccole somme di denaro, soldi che venivano usati per esigenze primarie. Con i due indagati – finiti agli arresti domiciliari – risulta coinvolta anche una terza persona a cui è stato notificato un obbligo di dimora. A gestire il business illecito la 33enne, moglie di Giuseppe Russo, arrestato con altre persone nel luglio 2015 per spaccio di stupefacenti, facente parte di un gruppo criminale ritenuto vicino al clan camorristico Schiavone di Casal di Principe. Dalle indagini condotte dal Commissariato di Aversa e coordinate dalla Procura di Napoli Nord, è emerso che la donna, già prima dell’arresto del marito, avrebbe curato le attività usuraie, continuando a farlo anche dopo la cattura del coniuge; determinante per le indagini è stato il rinvenimento di un libro-mastro nell’abitazione della donna, cui si sono aggiunte le testimonianze delle vittime
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Cronaca
GF MAXI SEQUESTRO DI GASOLIO DI CONTRABBANDO
Nell’ambito della sistematica attività di contrasto al diffuso fenomeno del contrabbando di carburanti, il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli ha sottoposto a sequestro oltre 63 mila litri di “olio lubrificante”, pronto per essere illecitamente miscelato e immesso in commercio come gasolio per autotrazione. In particolare, i militari della Guardia di Finanza hanno notato sul tratto autostradale RomaNapoli un autoarticolato con targa spagnola privo di insegne, stranamente “scortato” a breve distanza da una vettura con targa italiana. Gli atteggiamenti sospetti dei rispettivi conducenti portavano i militari a decidere di seguire i due mezzi fino ad una piazzola di sosta situata nella periferia a nord di Napoli. Le successive attività di appostamento hanno consentito di individuare, all’interno del citato piazzale, un’area adibita a deposito di numerosi container nella cui prossimità venivano parcheggiati i mezzi pedinati. Intervenuti sul posto, i militari hanno sottoposto a controllo l’autoarticolato nonché tutte le strutture presenti, rinvenendo nel vano di carico 26 “cubi” in plastica della capacità di 1000 litri cadauno contenenti “olio lubrificante” di contrabbando, così come confermato dagli esami speditivi eseguiti sul posto. Il carico illecito era scortato da documentazione fittizia attestante una destinazione della merce non veritiera nonché una diversa tipologia di prodotto trasportato. Le successive attività svolte nell’area di parcheggio consentivano di reperire ulteriori 9.000 litri di prodotto occultati all’interno di un secondo autoarticolato nonché tre serbatoi collegati a diversi dispositivi elettro-meccanici, assemblati allo scopo di creare un vero e proprio distributore di prodotto di “contrabbando”. L’ulteriore analisi della documentazione rinvenuta a bordo dell’autoarticolato permetteva di portare alla luce altre due aree di parcheggio sempre nella periferie partenopea nelle quali venivano trovati oltre 26.000 litri del medesimo prodotto energetico nonché 2.500 litri di olio lubrificante già suddiviso in confezioni pronte per essere immesse in vendita in totale evasione di imposta. Al termine delle attività i quattro responsabili identificati venivano deferiti a piede libero alla competente Autorità Giudiziaria, per le specifiche violazioni di carattere penale in materia di accise. Tutto il prodotto sequestrato, una volta miscelato attraverso specifiche e complesse operazioni, sarebbe stato clandestinamente immesso in commercio come carburante per autotrazione attraverso “l’impianto di distribuzione” abusivo scoperto ed avrebbe fruttato alla compagine contrabbandiera un guadagno illecito per oltre 200 mila euro, con la corrispondente evasione di tutti i relativi tributi dovuti all’Erario per 80 mila euro
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Cronaca
CALCIO MALATO: in corso l’operazione Fuorigioco
La Guardia di Finanza sta eseguendo un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti di 64 persone tra cui massimi dirigenti, calciatori e procuratori di squadre di calcio di serie A e B. L’ipotesi di reato è evasione fiscale e false fatturazioni. L’inchiesta è condotta dai pm della procura di Napoli Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli. Tra le decine di indagati nell’indagine della procura di Napoli, che ha portato al sequestro di beni per circa 12 milioni, ci sarebbero l’Ad del Milan Adriano Galliani, il numero uno della società partenopea Aurelio De Laurentiis, il presidente della Lazio Claudio Lotito, l’ex presidente e Ad della Juventus Jean Claude Blanc. Tra i calciatori, indagati anche il Pocho Lavezzi e l’ex Giocatore Crespo. Coinvolti, infine, diversi procuratori, tra cui Alessandro Moggi. La Guardia di Finanza si è presentata a Casa Milan alle 8.30 e sta acquisendo documenti.
EVASIONE FISCALE – L’esistenza di un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte, posto in essere da 35 società calcistiche di serie A e B nonchè da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori emerge, secondo il procuratore aggiunto di Napoli, Vincenzo Piscitelli dall’operazione ‘Fuorigioco’. In particolare, il meccanismo fraudolento architettato per sottrarre materia imponibile alle casse dello Stato italiano è stato adottato nel contesto delle operazioni commerciali sulla compravendita di calciatori. L’inchiesta era partita nel 2012 ipotizzando delle presunte violazioni fiscali commesse sia dalle società sia dai procuratori e dai calciatori nell’ambito di operazioni di acquisto e cessione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori stessi.
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Cronaca
Il boss pentito: “Così evitai l’incendio del camper di Aliberti”
Consigliere dei “guaglioni” a Scafati, oltre che per gli affari criminali anche per le vicende politiche: Pasquale Loreto era il punto di riferimento del figlio Alfonsino e dei suoi amici Luigi e Gennaro Ridosso. Da lui, in località protetta, andavano spesso i Ridosso, finanche Romolo, il capo del clan. E Pasquale Loreto, oltre a dare consigli criminali “dispensava” anche strategie politiche. Il figlio e i suoi amici facevano riferimento a lui. Nel 2008 Pasquale Loreto viveva in Toscana e Alfonso con i Ridosso andavano spesso da lui, tanto da riferirgli molti particolari della vita sociale e politica della città d’origine. E i consigli di Loreto erano sempre ascoltati. Quell’anno si votava per le amministrative, anche i clan erano in fermento e ognuno aveva i suoi riferimenti politici. “Durante le votazioni del sindaco di Scafati, – racconta Loreto in un verbale del 2011 – loro appoggiavano ed erano molto amici, ci ho parlato anch’io qualche volta al telefono, Lupo: un commerciante di Scafati che sta in politica; loro appoggiavano questo Lupo. Lello Lupo si chiama ed ha una ditta di prodotti ortofrutticoli e che poi non è salito per una manciata di voti mentre durante questa campagna elettorale, il fratello del sindaco attuale, per la campagna elettorale, viaggiava in auto con un membro della famiglia di Francesco Sorrentino, “’o campagnuolo”». Tra i Sorrentino e i Ridosso, in quel momento non correva buon sangue, c’erano stati dei contrasti interni e allora i Ridosso e Alfonsino Loreto avevano pensato bene che la contesa politica – Lupo e Aliberti erano in schieramenti contrapposti – potesse essere un pretesto per affermare il proprio predominio. “I ragazzi vennero da me, comunque mi venivano a trovare anche casualmente, veniva anche Gennaro (Ridosso) e passavano anche per dire cose non illecite. Un giorno – racconta Loreto -, mio figlio con Gennaro mi vennero a trovare e mi dissero che volevano incendiare, durante la campagna elettorale, il camper che il sindaco di Scafati aveva allestito per la propaganda elettorale; mi sembra era con la scritta Pdl vicino e loro avevano deciso di incendiarlo”. Ma Loreto capì che un episodio del genere sarebbe stato disastroso, avrebbe attirato l’attenzione delle forze dell’ordine e ogni sforzo per controllare il territorio sarebbe andato perso. Consigliò ai ragazzi di desistere: “Dissi di no e dissi di ascoltarmi perché, gli dissi: nel momento in cui si incendia il camper del candidato sindaco, succede la rivoluzione con una miriade di carabinieri e, quindi, era una cosa non fattibile”. I Ridosso desistettero. Aliberti fu eletto per la prima volta sindaco di Scafati. Raffaele Lupo in quegli anni era consigliere provinciale con il centrodestra, travolto poi da un’indagine per false fatturazioni con la Scafatese calcio ha lasciato anni la politica. Ma in quegli anni Pasquale Loreto, collaboratore di giustizia dal 1994, era inserito a pieno titolo nel contesto criminale scafatese.
Rosaria Federico
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