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Napoli, fuga a 200 all’ora e speronano i Carabinieri: Panda si ribalta, arrestati due giovani

Un lungo inseguimento a forte velocità ha trasformato la...

Arrestato per possesso di arma l’uomo che si era barricato in casa

San Giorgio a Cremano –  Si è conclusa con...

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Incidente sulla Statale 7 Bis a Nola, 20enne muore dopo 12 giorni di agonia

È morto il 20enne Giuseppe De Gennaro, uno dei quattro ragazzi rimasti coinvolti nel gravissimo incidente avvenuto la sera del 29 gennaio sulla Statale 7 Bis a Nola. Il giovanissimo di Sperone, in provincia di Avellino, è deceduto oggi dopo 12 giorni di agonia. Il ragazzo si trovava ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove era giunto dopo le prima cure effettuate nel nosocomio di Nola. Giuseppe era in come e non si è mai più ripreso. Lo schianto avvenne all’altezza di un distributore di benzina tra una Punto ed una Lancia Y. Grave un altro ragazzo di Sperone, che tuttavia sta ancora lottando per la vita.Nello schianto rimasero gravemente feriti anche un ragazzo di Somma Vesuviana ed uno di Nola, ma le loro condizioni, seppure molto delicate, non hanno destato preoccupazione come quelle dei due giovani irpini. Oggi, dopo giorni di fiaccolate e preghiere a Sperone, è arrivata la terribile notizia. L'articolo Incidente sulla Statale 7 Bis a Nola, 20enne muore dopo 12 giorni di agonia sembra essere il primo su Cronache della Campania.

*** ULTIM’ORA*** Castellammare di Stabia. Operazione della Polizia di Stato, numerosi fermati

Si è conclusa da poco un’operazione a largo raggio, su tutto il territorio cittadino, da parte degli agenti del commissariato di Castellammare di Stabia. Numerose perquisizioni nelle “zone calde” della città. Dalle prime indiscrezioni, pare che gli agenti abbiano messo a segno un duro colpo alla malavita locale. Tra i tanti fermati, pare ci siano anche alcuni appartenenti alla “baby gang” che operava in villa comunale, picchiando e rapinando i ragazzini, come già altre volte ampiamente scritto anche sulla nostra testata. ***SEGUONO AGGIORNAMENTI*** L'articolo *** ULTIM’ORA*** Castellammare di Stabia. Operazione della Polizia di Stato, numerosi fermati sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Si è pentita lady camorra, Enrichetta Cordua, ex reggente del clan Birra-Iacomino

Detenuta dallo scorso 23 settembre in regime di 41 bis, Enrichetta Cordua ha deciso di passare dalla parte dello Stato. La chiamano lady camorra è la donna che ha guidato il clan Birra-Iacomino per un lungo periodo, fino a che non è stata condannata all’ergastolo perché diversi pentiti l’avevano accusata dell’omicidio di Gennaro Brisciano, collaboratore di giustizia ammazzato nel 2001. Donna Enrichetta è depositaria di segreti che valicano i confini di Ercolano, una protagonista del panorama criminale per tutti gli anni ’90, ed ha gestito acquisti, vendite e partecipazioni di un clan con tantissime ramificazioni nell’hinterland napoletano. Ed è per questo che da oggi le sue testimonianze rischiano di travolgere ciò che resta della mala di Ercolano: conosce traffici, faide, agguati mortali. Ma non solo, nei libri neri di lady camorra, infatti, ci sarebbero infatti anche alcuni colletti bianchi: appalti, favori, alleanze. Una pentita di spessore, che è già la seconda donna a staccarsi dalle fila della criminalità ercolanese. Prima di lei Antonella Madonna, moglie del ras al 41bis, Natale Dantese, ha fatto la scelta di passare dalla parte dello Stato. Enrichetta Cordua conosce chi, quando, e perché si agiva in quegli anni, conosce i registri della droga e delle estorsioni di un periodo in cui la droga arrivava a fiumi alle falde del Vesuvio, ed il racket era legge. La sua scelta di collaborare è l’ennesimo colpo messo a segno dalla Dda di Napoli, la prova del lavoro del pool anticamorra coordinato dall’aggiunto Filippo Beatrice e prima da Pierpaolo Filippelli (oggi a Torre Annunziata). Ed ora tremano i clan storicamente alleati ai Birra-Iacomino, che nonostante una faida lunga venti anni erano riusciti a ristabilire il potere tessendo nuove alleanze: da quella coi Gionta di Torre Annunziata, che ad oggi sono immuni dall’emorragia di pentiti che ha travolto la camorra vesuviana, a quella fortissima coi Lo Russo di Miano, oggi in lotta per il predominio delle piazze di droga della periferia orientale. La donna è stata inserita nel programma di protezione ed ha cominciato col raccontare il suo coinvolgimento nell’omicidio Guida avvenuto nell’agosto 2003. L'articolo Si è pentita lady camorra, Enrichetta Cordua, ex reggente del clan Birra-Iacomino sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Nocera Inferiore, morì per un errata diagnosi: chiesto il processo per tre medici

Nocera Inferiore. Morì dopo giorni di coma nel reparto di Neurologia dell’Umberto I: chiesto il processo per tre medici che ebbero in cura Paolo Fabbricatore, 52 anni, noto ambientalista nocerino e appassionato di yoga. Il giudice per le udienze preliminari dovrà valutare le accuse, promosse dal pm Roberto Lenza, nei confronti di Domenico Guarnaccia, 65 anni nocerino, Antonietta D’Ambrosi, 51 anni nocerina e Gianfranco Ardillo 64 anni di Pompei. I primi due – secondo l’accusa sottovalutarono i sintomi che il 26 e il 27 marzo dello scorso anno condussero Fabbricatore al pronto soccorso dell’ospedale nocerino. L’uomo, secondo la perizia medico legale della Procura, aveva sintomi inequivocabili di una grave patologia neurologica ma nonostante ciò fu rimandato a casa, una prima volta, per essere portato poi nuovamente in ospedale quando aveva già disturbi della parola. Si era sentito male durante una seduta di yoga. Accusava forti mal di testa. Oltre alla mancata diagnosi al momento dell’arrivo al Pronto soccorso, la Procura ipotizza negligenza da parte del dottore Ardillo che aveva in cura il paziente al momento del ricovero nel reparto di Neurologia per non aver somministrato al pazienti farmaci anti-trombosi. L'articolo Nocera Inferiore, morì per un errata diagnosi: chiesto il processo per tre medici sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Giro di usura nel Modenese con interessi al 350%: in manette un salernitano e uno di Torre Annunziata

Tassi di interesse tra il 180% e il 350% applicati su prestiti stimati in oltre un milione di euro, di cui circa 200.000 documentati dall’inizio dell’indagine. Sono questi i contorni dell’operazione ‘Don Matteo’, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. In carcere sono finiti Claudio Citro, 33 anni, originario di Salerno, e Giuseppe Caso, 37 anni di Torre Annunziata, nel Napoletano, entrambi residenti a Correggio. Arresti domiciliari, invece, per Stefano Bargiacchi, 43 anni, di Carpi, nel Modenese; Andrea Davoli, 28, reggiano; Nicola Errichiello, 38, nato a Napoli e residente a Correggio; Alfonso Febbraio, 45, di Napoli ma residente a Reggio Emilia e Aldo Griffo, 51, di San Cipriano d’Aversa, nel Casertano. Un salernitano 30enne residente a Correggio è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma. Sono tutti accusati di concorso in estorsione aggravata; a Bargiacchi vengono contestate anche le false fatturazioni, mentre a Caso ed Errichiello l’usura in concorso. L’indagine è nata nel dicembre del 2014 quando un imprenditore taglieggiato dagli arrestati, spinto dalla disperazione, si è presentato allo sportello antiracket creato dalla Fondazione San Matteo Apostolo di Bologna e dall’associazione Papa Giovanni XXIII. I volontari, dopo averlo accolto e aiutato, sono riusciti a convincerlo a denunciare ai Carabinieri la sua situazione. Così sono cominciate le indagini, fatte di intercettazioni e di appostamenti. Alla fine i Carabinieri del nucleo investigativo sono riusciti a trovare gli elementi utili per ‘incastrare’ gli arrestati. L’imprenditore vittima si era rivolto a queste persone, organizzate in due gruppi, per riuscire a ottenere denaro che non gli veniva più concesso dalle banche. In questo modo si è trovato in un vortice che lo ha inghiottito sempre di più, trovandosi a pagare solo gli interessi dei prestiti. Dalle indagini sono emersi anche contatti di alcuni delle persone coinvolte con personaggi legati al clan camorristico Cava egemone a Quindici, nell’Avellinese, e con un esponente di primo piano del clan Grande Aracri, attualmente arrestato in regime di 41 bis. Questi elementi, tuttavia, pure utili a livello informativo, non sono entrati direttamente nelle indagini. L'articolo Giro di usura nel Modenese con interessi al 350%: in manette un salernitano e uno di Torre Annunziata sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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