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Attentato a Ranucci, Lavitola interrogato in carcere: in arrivo l’estradizione per il complice latitante Tavares

Titolo: Attentato a Ranucci: interrogatorio di Lavitola e prepara...

Blitz dei Carabinieri a Napoli: scoperta una rete di spaccio con hashish ispirato ai manga e arresto di un incensurato

Napoli, pusher incensurato arrestato con droga griffata ispirata ai...

Fotografo si toglie la vita, ancora ignoti i motivi

Gragnano è ancora sotto shock. Un risveglio drammatico per la città della pasta quello di ieri. Marcello Ricco, noto fotografo della cittadina ai piedi dei monti lattari si è tolto la vita. Sono ancora ignoti i motivi che hanno condotto il fotografo all’estremo gesto avvenuto nella cantina della sua abitazione. Una vita apparentemente tranquilla e serena quella del titolare del noto esercizio commerciale “Foto Mary”, che non avrebbe mai fatto presagire a nulla di tutto ciò. Le uniche lamentele del fotografo, come riportato da alcuni amici e clienti, fatte negli ultimi giorni erano quelle che qualsiasi commerciante usa fare. I familiari si interrogano sul perchè Ricco sia arrivato a tanto. A dover risalire ai motivi del drammatico gesto saranno ora i carabinieri della stazione di Gragnano che indagano sull’accaduto. Quello di Ricco è l’ultimo dei 4 suicidi totali che in pochi mesi hanno sconvolto la comunità gragnese. Una esclation iniziata con il suicidio di Ciro Di Vuolo, imprenditore, al barista Carlo Sibilli, quindi il parrucchiere Fioravante Lepre. L'articolo Fotografo si toglie la vita, ancora ignoti i motivi sembra essere il primo su Cronache della Campania.

La latitanza d’oro di Imperiale “lelluccio ‘o parente” il narcos di Castellammare ricercato dalla polizia di mezzo mondo

E’ ricerato dall’Interpol e dalla polizia di mezzo mondo il ras Raffaele Imperiale(nella foto del’Interpol mentre si trova a Dubai) 41enne di Castellammare di Stabia soprannominato “Lelluccio ’o parente”. Sarebbe nascosto a Dubai, ma gli investigatori non escludono che in questi giorni si sia spostato: non gli manca il danaro per una latitanza dorata né gli appoggi per documenti falsi con cui muoversi. La settimana scorsa proprio negli Emirati Arabi è stato arrestato il suo braccio destro Gaetano Schettino (altro stabiese che da anni viveva a Theiran in Iran) considerato un vero e proprio “mago” del traffico internazionale di droga ed esperto in informatico. Gli investigatori ritengono che i due si dovevvesro incontrare per discutere di affari. Ma l’arresto di Schettino gli ha permesso la fuga. Imperiale (figlio di un noto costruttore stabiese e che negli anni Ottanta è stato anche presidente della squadra di calcio della Juve Stabia con il famoso ex portiere dell’Inter, Lido Vieri, in panchina) è latitante dal gennaio scorso da quando grazie ad alcuni pentiti furono arrestati 10 persone del cartello di Secondigliano. “Lelluccio ‘o parente” era l’undicesimo ma risuscì a sfuggire alla cattura. A capo della holding c’era proprio Raffaele Imperiale che con il braccio destro Mario Cerrone del rione Traiano gestiva un traffico per fiumi di cocaina. La maxi operazione, coordinata dalla Dda, fu il frutto di quattro anni d’indagine dei poliziotti della sezione “Narcotici” della Squadra mobile della Questura di Napoli, dello Sco e del Gico della Guardia di Finanza di Napoli. Secondo il pentito Carmine Cerrato detto “Takendò”, in rapporti d’affari per il traffico di cocaina con i Mammoliti, gruppo con origini calabresi e basi solide a Milano grazie alla “’ndrangheta”, ogni carico di droga che arriva dall’estero frutta, una volta rivenduto in Italia, tra i cinque e i sei milioni di euro. Gestito appunto dal gruppo Imperiale-Cerrone con l’altro stabiese Schettino a fare da broker. Un business che spiega la ferocia delle tre faide susseguitesi tra gli “scissionisti”, ora divisi da un punto di vita economico, e i Di Lauro. A capo della struttura c’erano “Lello” Imperiale e Mario Cerrone, i quali avevano stretto rapporti d’affari nel corso degli anni con tutti i vertici degli Amato-Pagano contribuendo alla guerra vinta con i Di Lauro nel 2004-2005: Raffaele Amato, Cesare Pagano, Carmine Amato, Mario Riccio detto “Mariano”. L’organizzazione Imperiale-Cerrone era in contatto con cartelli di narcos sudamericani, oltre che spagnoli e olandesi, dai quali importavano ingenti quantità di cocaina, circa 4mila chilogrammi all’anno, che immettevano poi sul mercato. Ha raccontato il pemtito Cerrato: “…Il prezzo di partenza della cocaina era di 19/20mila euro al chilo, comprese le spese di trasporto, e veniva rivenduta a un prezzo compreso tra i 39 e i 42mila euro al chilo. La differenza sul prezzo era il guadagno. Di ciò mi ha parlato Cesare Pagano. Il traffico internazionale di cocaina era gestito da un gruppo di soci, così composto: Raffaele Imperiale, Mario Cerrone, Cesare Pagano, Elio Amato, Raffaele Amato il grande, zia Rosaria per conto dei figli mentre prima era socio il marito Pietro Amato. Quindi la società è nata prima della morte di Pietro, quando erano tutti affiliati al clan Di Lauro. Ma di nascosto da Paolo Di Lauro, rifornivano di cocaina una famiglia malavitosa calabrese che opera a Milano, che si chiama Mammoliti… Non so quanto guadagnassero i soci a testa. Per certo posso dire che una volta mio cognato Cesare Pagano disse che per ogni carico ogni quota era di cinque-sei milioni di euro. Nel 2006 e nel 2008 ci sono stati due carichi di cocaina, partiti dalla Colombia e arrivati a Napoli attraverso l’Africa. Ognuno bastava a soddisfare le esigenze del mercato per circa sei-sette mesi. Prima della cattura di mio cognato, il clan rimase senza droga e attraverso Imperiale e Mario (Cerrone, ndr) abbiamo caricato cocaina dalla Spagna. In questo caso, si trattava di “carico indiretto”, nel senso che noi rispondevamo soltanto del trasporto, per cui il prezzo era più alto e la quantità minore”. (fonte il roma) L'articolo La latitanza d’oro di Imperiale “lelluccio ‘o parente” il narcos di Castellammare ricercato dalla polizia di mezzo mondo sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Clan Giuliano sequestro beni a Roma

Un patrimonio che ammonta a 100 milioni di euro è stato sequestrato dalla Dia di Roma a cinque persone” responsabili di un vasto sistema di usura e gioco d’azzardo sul litorale romano, in particolare a Ladispoli dove i cinque risiedono. Alcuni di questi, già arrestati in un’operazione della Dia del giugno scorso, risulterebbero vicini al clan Giuliano di Napoli. Tra i beni sequestrati 60 immobili di pregio, 11 società, 200 rapporti bancari, 20 veicoli e 10 terreni agricoli” L'articolo Clan Giuliano sequestro beni a Roma sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati

Stamane la famiglia Gionta , attraverso i propri legali Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo, presenterà la denuncia ai carabinieri per omicidio colposo per la morte di Aldo Gionta. Il 47enne, cugino omonimo del più noto boss poeta di Torre Annunziata e nipote del capoclan Valentino, è deceduto venerdì mattina all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico alla gamba e subito dopo essere stato sottoposto ad un’anestesia spinale. Sono intanto tre i medici indagati per la sua morte di Aldo Gionta. Il pm Silvio Pavia della Procura di Torre Annunziata che sta coordinando le indagini ha ritenuto non opportuno inviare l’avviso di garanzia anche ai due infermieri presenti in sala operatoria al momento della tragedia. L’autopsia intanto è slittata a giovedì.Nel frattempo, ieri mattina anche l’Asl Napoli 3 Sud ha nominato un proprio difensore. La stessa Asl non ha escluso che possa essere aperta un’inchiesta interna, parallela a quella della magistratura. L'articolo Morte Aldo Gionta: stamane la denuncia dei familiari. Tre medici indagati sembra essere il primo su Cronache della Campania.

Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano

Blitz delle Fiamme Gialle tra Ponticelli, Afragola e Pomigliano d’Arco: la Guardia di Finanza ha sequestrato un’autocisterna con all’interno 35mila litri di gasolio di contrabbando e proveniente dall’Est Europa. Tre persone sono finite in carcere: si tratta dell’autista del mezzo pesante, il 45enne Giuseppe Vitiello, il proprietario dello stesso tir, Vincenzo De Blasio, 40enne sempre di Pomigliano, ed il titolare di un’area di servizio di via Argine, nel quartiere napoletano di Ponticelli, il 32enne, Dario Figliolia. Inoltre è stato denunciato a piede libero S. C.. 47enne di Afragola, titolare di un deposito in cui sono svolte le operazione di carico del carburante illegale. La Guardia di Finanza ha seguito l’autobotte uscita dal capannone fino a quando è entrata nell’area di servizio di Napoli Est. Qui sono intervenuti, fermando naturalmente le attività. Il valore complessivo del combustibile intercettato è pari a circa un milione di euro, inoltre è risultato essere danno per i veicoli. Per i primi tre, il magistrato ha disposto gli arresti nel carcere di Poggioreale, in attesa dell’udienza di convalida. Nel pomeriggio di ieri, una pattuglia della compagnia della guardia di finanza di Afragola, diretta dal capitano Dario Gravina, ha intercettato il pesante autoarticolato, contrassegnato dal segnale “trasporto carburante” mentre usciva da un deposito di via Cinque Vie. I militari che erano a bordo di un’auto civetta, hanno seguito l’automezzo fino all’area di servizio di via Argine dove sono intervenuti. Il carburante, di provenienza dall’est europeo, ad una prima analisi è risultato troppo ricco di zolfo, tipica del gasolio contraffatto. Per questo, le quattro persone coinvolte rischiano anche una denuncia per falsificazione. Le fiamme gialle hanno sequestrato il deposito di Afragola, l’area di servizio di via Argine e l’autoarticolato, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. L'articolo Contrabbando di gasolio per un milione di euro: tre arresti, due sono di Pomigliano sembra essere il primo su Cronache della Campania.

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