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Giugliano, furto milionario condannati i componenti della gang

Giugliano. Furto e ricettazione: prime condanne per gli uomini della gang. Furono arrestati per un furto in un deposito di una ditta di allestimenti per spettacoli musicali e nei giorni scorsi, il Gup del Tribunale di Napoli ha rinviato a giudizio Massimo Liberato di Sant’Anastasia e condannato con rito abbreviato Raffaele Sarnataro e Salvatore Castiello alla pena di tre anni e due mesi di reclusione; Francesco Lisetti a due anni di reclusione; Raffaele Raimondo ad un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa). Assolto, invce, Rosario Castiello, per il quale il pm aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. Sarnataro è agli arresti domiciliari, mentre gli altri sono liberi. L’episodio contestato agli imputati risale al marzo del 2013 quando una banda di rapinatore fece irruzione nel deposito della titta portando via beni per un valore di 800mila euro, beni che in parte furono ritrovati. Gli imputati furono scoperti e arrestati dagli agenti della Squadra Mobil..

Marano, si difende l’assassino di Enrico Pezzella

Marano. Si giustifica l’assassino di Enrico Pezzella, il 25enne ucciso l’8 aprile scorso con un colpo di pistola. Alessandro Uccello, arrestato nei giorni scorsi, ha sostenuto che il proiettile è partito accidentalmente dalla pistola che deteneva legalmente. Le indagini condotte dopo l’omicidio di Enrico ‘Capigliotta’ avevano portato i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Giugliano, ad arrestare Alessandro Uccello, 47 anni, residente a Marano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’arrestato impugnava la pistola – regolarmente registrata – quando nel corso della lite sarebbe partito il colpo mortale alla testa di Enrico Pezzella. Uccello è il cognato di Raffaele Bacioterracino, ex suocero della vittima, la diatriba con il 25enne era nata proprio a proposito della relazione amorosa. Uccello aveva più volte allontanato Enrico, alias Capigliotta, dal palazzo dove abita la ragazza. Dopo l’ennesima lite, il colpo di pistola che si conficcò nella testa del ..

Estorsioni in Fincantieri, il pm chiede la condanna a 5 anni per Tramparulo

Castellammare di Stabia. Estorsioni alla Fincantieri: chiesta la condanna a 5 anni e 4 mesi per Nicola Tramparulo, l’operaio che lo scorso anno finì insieme a 5 complici in un’inchiesta del pm Maria Benincasa. Tramparulo ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, rito che i difensori Antonio De Martino e Alfonso Piscino hanno condizionato all’acquisizione di circa 2000 conversazioni che non erano state ritenute interessanti dall’accusa e quindi non riversate nel processo. Nel processo stralcio, pendente davanti al Gup di Torre Annunziata, la vittima – un imprenditore napoletano – ha riconosciuto Tramparulo come uno degli operai che nel 2014 partecipò, insieme agli altri, alle estorsioni ai suoi danni. Scioperi pretestuosi, danneggiamenti, furti ai danni delle ditte dell’indotto per costringerle ad assumere amici o parenti dei sei operai e sindacalisti poi finiti a processo. La Polizia lo scorso anno eseguì un’ordinanza di custodia cautelare a carico di sei persone Antonio Voll..

Nuovo corteo fino al Tribunale per la sentenza a carico del carabiniere che uccise il 17enne al rione Traiano

Un corteo di circa 150 manifestanti, è giunto poco fa in piazza Cenni, davanti all’edificio del Tribunale di Napoli dove è attesa la sentenza per l’uccisione del 17enne Davide Bifolco, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere il 5 settembre 2014 al Rione Traiano di Napoli. In testa al corteo la madre del ragazzo ucciso, Flora, e suoi amici. “Giustizia per Davide”, è lo slogan scandito dai manifestanti.

Gragnano, il pentito Tonino ‘o biondo racconta in aula: “Rino Chierchia aveva fatto confidenze alle forze dell’ordine”

L’ex referente del clan D’Alessandro e narcotrafficante di Santa Maria la Carità e Sant’Antonio Abate, Antonio Esposito detto “tonino ‘o biondo” ha parlato ieri al processo stralcio “Golden Gol” dell’omicidio di Gennaro Chierchia “rino ‘o pecorone”, il boss di Gragnano ucciso in un negozio in via Castellammare il pomeriggio del 13 marzo del 2010. Il pentito ricostruendo l’organigramma della cosca dei D’Alessandro tra le altre cose ha detto: “Gennaro Chierchia era il referente dei D’Alessandro a Gragnano, lo conoscevo bene. Poi fu arrestato e, durante la sua detenzione si venne a sapere che lui, per ottenere benefici, aveva fatto delle confidenze alle forze dell’ordine, così nacque un contrasto con Scanzano, perse peso e venne messo da parte quando tornò in libertà. Quando fu ucciso non aveva più un ruolo di spicco nell’organizzazione”. Poi ha spiegato: “A Gragnano comandavano e comandano i Di Martino. Io avevo rapporti con Antonio, il figlio di Leonardo “’o lione”, e so che il loro..