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Appalti Ministero difesa tre in manette
La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Caserta stanno eseguendo un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di tre persone – un imprenditore e due tenenti colonnello dell’Esercito Italiano – indagate per corruzione nell’ ambito degli appalti per le opere pubbliche. L’ attivita’ investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha fatto emergere un consolidato rapporto tra un imprenditore casertano e due ufficiali dell’ Esercito che si occupavano di gare d’ appalto per l’ affidamento di lavori commissionati dal Ministero della Difesa. Denaro e altre regalie, dunque, in cambio di appalti.In manette sono finiti un imprenditore casertano, F.C., e di due tenenti colonnello dell’Esercito italiano in servizio presso il X Reparto infrastrutture di Napoli del ministero della Difesa, A.C. e G.M., rispettivamente con mansioni di capo ufficio amministrazione e capo ufficio contratti. Attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche e grazie all’acquisizione di documentazione amministrativa e contabile, è stato appurato come numerose gare d’appalto fossero state assegnate ad imprese riconducibili all’imprenditore, dietro elargizione ai pubblici ufficiali di somme di denaro ed altre utilità. In particolare, secondo l’ipotesi investigativa, erano stati sborsati 44mila euro a beneficio del militare a capo dell’amministrazione del X Reparto, in relazione a due diverse gare di appalto aggiudicate in favore di imprese del suo gruppo, nonché un’ulteriore somma di 12mila euro in favore dei due ufficiali per l’assegnazione di ulteriori lavori.
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Crollo in Galleria in sette a processo
Sono sette le persone, a conclusione delle indagini, rinviate a giudizio per il crollo in Galleria a Napoli che causò la morte del giovane Salvatore. Omicidio colposo, lesioni colpose e crollo colposo i reati di cui dovranno rispondere : Giovanni Spagnuolo, dirigente del Servizio sicurezza abitativa del Comune; Giuseppe Africano e Franco Annunziata, dipendenti dello stesso ufficio; Mariano Bruno e Marco Fresa, che si sono succeduti nella carica di amministratore del condominio di piazzetta Matilde Serao 7; Elio Notarbartolo, direttore dei lavori incaricato dall’assemblea del condominio; Salvatore Capuozzo, dirigente del Servizio di difesa idrogeologica del Comune. Era il 5 luglio del 2014 quando il quattordicenne Salvatore Giordano morì a seguito della caduta di calcinacci all’interno della Galleria Umberto. Fin da subito si parlò di cattiva manutenzione dell’edificio e della mancanza di interventi urgenti. Quel maledetto giorno il ragazzo stava passeggiando con alcuni coetanei in Galleria quando fu centrato in pieno da pesanti calcinacci. Secondo i magistrati gli indagati rimasero “inerti nonostante i numerosissimi eventi succedutisi negli anni con cadenza pressoché mensile”.
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Pregiudicato di Nocera rapisce il figlio di quattro mesi
“Ha strappato mio figlio dalle braccia di mia madre, poi l’ha colpita con schiaffi e pugni, ed è scappato portando via il bambino in calzamaglia”, è il racconto straziante di una giovane donna che si è vista sottrarre il figlio di quattro mesi. A rapirlo il padre – un noto pregiudicato nocerino – con il quale la donna ha avuta una relazione tormentata, tanto che nel corso dei mesi scorsi ha sporto numerose denunce per percosse e violenze nei suoi confronti. L’epilogo il 21 gennaio scorso, quando A. M. è andato a casa della mamma della compagna e, dopo l’ennesimo litigio per convincerla a ritornare da lui, le ha tolto il bambino. Lunedì, dopo aver tentato invano di rivedere il suo bambino, la donna – assistita dall’avvocato Anna Panariti – ha presentato una prima denuncia ai carabinieri per sottrazione di minore, stalking, percosse e maltrattamenti. Ieri mattina, il secondo esposto è stato depositato in Procura. È una settimana che l’ex compagno è sparito con il piccolo portato via in pigiama. “Come un pazzo ha stretto il piccolo e l’ha portato via – racconta la mamma disperata nella denuncia – sotto casa ad attenderlo c’era il padre in macchina”. La donna disperata ha cercato di dissuaderlo. La signora ha tentato di rincorrerlo poi è andata a casa dei genitori dell’ex compagno per cercare di riprendersi il bambino ma non li ha trovati. “Non mi permettono di vedere il bambino, non rispondono a telefono, mi impediscono ogni forma di contatto con il piccolo. È inconcepibile che si possa separare il figlioletto dalla propria madre e esercitare arbitrariamente i propri diritti che nessuno gli ha mai negato, malgrado ci siano i presupposti per farlo. Questa situazione mi sta creando dolore e sofferenza e sono dovuta ricorrere alle cure dei medici per il forte stato d’ansia”. La donna nella denuncia sporta delinea la personalità del suo ex compagno: “Ha numerosi precedenti penali ed è in cura al Sert per abuso di alcolici e droghe”. La giovane donna teme che il piccolo venga maltrattato, tenuto in condizioni non idonee, non ha neppure i suoi vestitini: “Chiamo ripetutamente il padre del mio ex compagno, ma non mi risponde a telefono”. La 24enne ha raccontato della tormentata convivenza con il padre del figlio: “Ho convissuto con lui alcuni mesi, era violento e quando cercavo di interrompere la relazione lui tornava in modo diverso, quindi ho deciso di dargli una seconda opportunità. Poi sono rimasta incinta. Durante la gravidanza mi schiaffeggiava, mi maltrattava, mi minacciava di strangolarmi. Mi ha picchiato fino al giorno prima che nascesse il bambino”. Dopo la nascita del piccolo, la giovane madre aveva trovato riparo a casa del papà a Vietri, concedendo al compagno di vedere il piccolo a patto che non urlasse e non la trattasse male. Ma così non è stato. “L’unica fissazione è che io torni con lui e il bambino è diventato un mezzo di ricatto. Mi dice “o mi dai il bambino o ti butto giù, ti accoltello a te e tua madre”. E io avevo paura di denunciarlo”.
Rosaria Federico
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Nola insegnante sospeso
La polizia di Nola ha eseguito un’ordinanza interdittiva dall’esercizio delle funzioni, per la durata di sei mesi, nei confronti di R.C. di 60 anni, insegnante nell’Istituto comprensivo di scuola materna ‘D’Arienzo Prisco’ di Tufino. Il provvedimento richiesto dalla Procura della Repubblica di Nola, e’ motivato dai ‘gravi maltrattamenti di minori, attuate all’interno dell’istituto scolastico’. Alcuni genitori degli alunni che frequentavano l’asilo avevano riferito uno stato di profondo malessere psicologico dei propri figli, evidenziatosi con mutismi anomali tutte le volte che si faceva riferimento alla vita scolastica, stati di panico immotivati, improvvise ed anomali incontinenze, insonnie notturne. Le forze dell’ordine hanno registrato alcune giornate ‘didattiche’ della maestra, e servizi di osservazione e di ascolto, che hanno consentito di registrare ‘la sua incredibile condotta educativa’: insulti, volgarita’ nel linguaggio – e’ scritto ancora nel testo del Procuratore Paolo Mancuso – strattoni, mortificazioni, urla, offese ed indifferenza totale ai lunghi pianti provocati, vere proprie percosse nei confronti delle piccole vittime causate da quelle che la Caccavale riteneva mancanze nei suoi confronti per i ritardi nell’esecuzione dei suoi ordini”.
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De Luca avviso di garanzia
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha ricevuto un avviso di garanzia per falso in atto pubblico. I fatti contestati al governatore risalgono al periodo in cui era sindaco di Salerno e riguardano il progetto dei lavori di piazza della Libertà, di fronte al lungomare salernitano, e la relativa variante che richiese la deviazione di un corso d’acqua.
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