Una pistola a tamburo 357 “Colt”, munita di 5 proiettili, una pistola “Beretta” calibro 9×21, completa di caricatore con 10 proiettili, un fucile a canne mozze di marca Benelli, un micidiale fucile mitragliatore di fabbricazione cinese, del tipo usato dalle forze armate statunitensi, con 20 munizioni. E’ il bilancio dell’operazione eseguita stanotte dagli agenti del commissariato di Polizia “Vicaria-Mercato”. Il blitz ha portato all’arresto di una donna incensurata C. P., di 48anni, moglie di un rapinatore. I poliziotti, a seguito di un’articolata indagine, sono riusciti a fare irruzione nell’abitazione della donna, utilizzata come base logistica dai clan della zona, come deposito delle micidiali armi. Saranno gli accertamenti tecnico-balistici della Polizia Scientifica ad accertare se le armi siano state usate nei recenti episodi criminosi.
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Un altro processo per monsignor Nunzio Scarano. L’alto prelato ieri è stato rinviato a giudizio dal gup Elisabetta Boccassini del tribunale di Salerno su richiesta del pm Elena Guarino con l’accusa di usura ed esercizio abusivo del credito. All’oramai famoso prelato salernitano sono contestati quattro prestiti con presunti tassi usurai. L’ex addetto contabile all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Santa Sede) avrebbe prestato una somma complessiva di 120mila euro. Le linee di credito contestate dalla procura sono riferite ai 40mila euro prestati alla commercialista Tiziana Cascone, che si è costituita parte civile, ai 20mila (10mila per volta) dati a un medico che aveva sposato una sua nipote, ai 50mila finiti sul conto dell’associazione “Terra mia”, di cui è rappresentante Sergio Piperata, uno dei tre indagati per il furto nell’appartamento di via Guarna e socio di Massimiliano Marcianò, l’imprenditore romano ex amico di Scarano e ora suo principale accusatore. Per l’accusa il denaro era destinato a Marcianò e sarebbe stato usato per finanziarne l’attività di organizzatore di eventi. La Procura ha in particolare riscontrato i presunti tassi usurai nei prestiti al medico. Infine c’è il caso della commercialista che avrebbe avuto i soldi per aiutare il compagno.
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Un uomo di 35 anni, Vincenzo Artistico, già noto alle forze dell’ordine, è stato ucciso a coltellate da persone sconosciute la scorsa notte a Mariglianella, mentre si trovava per strada, fra via Umberto Primo e via Parrocchia. Artistico è stato colpito alla schiena e al fianco. Soccorso è trasportato all’ospedale di Nola, dove è morto poco dopo il ricovero. Il fatto è avvenuto mezz’ora dopo la mezzanotte. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Castello di Cisterna che stanno facendo le indagini.
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Potrebbe essere una manifestazione della ‘sindrome di Stoccolma’, pero’ durante una rapina in gioielleria; ma anche una scelta della vittima per evitare il peggio sperando che qualcuno dia l’allarme. Singolare comunque quello che e’ accaduto in una gioielleria a Napoli, nel quartiere Ponticelli. In un video delle telecamere di sorveglianza la sequenza. Una coppia entra e si finge interessata a un acquisto; lui pero’ estrae la pistola e immobilizza il titolare, tenendolo sotto la minaccia dell’arma, mentre lei svuota la cassaforte. Presi i gioielli, la donna esce dal negozio. Il rapinatore invece comincia a parlare con la vittima, gli mostra addirittura il suo documento e i due si salutano dandosi la mano. Intanto passanti telefonano al 112 e sul posto giungono due pattuglie di carabinieri. Il malvivente scappa a piedi inseguito da due militari dell’Arma. Dopo 5 minuti di corsa, con scavalcamento di cancelli e muretti, i carabinieri lo raggiungono e bloccano, sequestrandogli la pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, colpo in canna e altri 4 nel caricatore. Giuseppe Merolla, 30 anni, deve ora rispondere di rapina aggravata, porto e detenzione di arma clandestina. Era detenuto agli arresti domiciliari, ed evaso per commettere la rapina. R.D., 38enne, la sua complice, si costituisce dopo 48 ore ai carabinieri
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Due secoli di carcere inflitti dal Tribunale di Napoli nei confronti dei cosiddetti “Girati” di Secondigliano, il gruppo criminale nato nell’agosto del 2013 da una fibrillazione interna alla cosca del clan Vanella Grassi culminata, il 29 agosto del 2013, con l’eliminazione dei fratelli Carlo e Antonio Matuozzo che gestivano per conto dei “Girati” un’importante piazza di spaccio, quella chiamata “dietro Mianella”, nel parco La Quadra. I reati contestati sono quelli di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di droga, omicidio, detenzione e porto di armi da guerra, tutti aggravati da finalità mafiose. Il gip Nicola Russo ha condannato a 30 anni di carcere Ciro Castiello, Vincenzo De Simone e Fabio Di Natale, Alfredo Leonardi (20 anni), Antonio Accurso, l’unico ancora latitante (18 anni), Giovanni Leonardi (16 anni), Salvatore Russo e Mario Scaglione (12 anni), Vincenzo Sorgente (11 anni e 4 mesi), Michele Giocondo, Giovanni Merolla, Domenico Russo ed Eduardo Zaino (10 anni), Salvatore Boschetti (9 anni e 4 mesi), Giovanni Castiello (9 anni), Mario Pacciarelli (4 anni). Mentre per l’ultimo imputato Cosimo Chirolli (reato estinto perché deceduto). I due fratelli Matuozzo furono uccisi lo stesso giorno: il 29 agosto del 2013. Carlo in maniera particolarmente efferata. Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli venne prima ucciso e il suo cadavere dato alle fiamme in una discarica. Le sue ceneri, infine disperse. Antonio venne ucciso lo stesso giorno in via Dolomiti, si ritiene per impedire che la notizia della morte di Carlo si diffondesse.
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