Scontro tra spacciatori la notte scorsa nel cuore della movida napoletana . Al centro di Piazza Bellini intorno all’una e mezza due pusher sono stati violentemente aggrediti da un commando di uomini legati ai clan Giuliano-Sibillo. La coppia di spacciatori sarebbero stati picchiati per aver deciso di pagare il ‘pizzo’ sul traffico di stupefacenti al clan Sequino del Rione Sanità. Una scelta che non è piaciuta agli uomini del clan che controlla il quartiere di Forcella.
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Sangue sulla movida. E’ finita a coltellate una lite tra rivali in amore ai ‘baretti’ di Chiaia, cuore della Napoli by night. Ad avere la peggio è stato un 23enne di San Giorgio a Cremano, accoltellato all’addome nel corso della discussione. Il fatto è avvenuto in Via Bisignano verso l’una e mezzo, e, grazie al modulo operativo ‘Movida’ che consente la permanenza stazionaria delle ”Volanti” della Polizia di Stato nelle zone più affollate della movida notturna, l’aggressore è stato immediatamente individuato, bloccato e arrestato per tentato omicidio. Si tratta di un 21enne di Pollena Trocchia, rintracciato dagli agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Prevenzione Generale. La vittima, invece, è stata trasportata all’Ospedale Loreto Mare dove è stata ricoverata e dichiarata dai sanitari in prognosi riservata.
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Brutta domenica mattina per un sessantacinquenne di Giugliano sorpreso dalle forze dell’ordine a bruciare pneumatici. Sorpreso dagli agenti guidati dal primo dirigente Pasquale Trocino l’uomo è stato denunciato in stato di libertà. I poliziotti hanno anche ritrovato altre vecchie gomme che sarebbero state date, molto probabilmente, alle fiamme. Non è la prima volta che il territorio che insiste nel comune di Giugliano è chiamato a fare i conti con vicende simili. Attenzione agli sversamenti e lotta senza quartiere a tali tipi di fenomeni è la battaglia che sta portando avanti dal giorno del suo insediamento il primo cittadino Antonio Poziello. Nei giorni scorsi diverse le contravvenzioni elevate . Controlli e impiego di telecamere esca così come annunciato sui social dal sindaco della città “ Le telecamere-esca distribuite sul territorio cominciano a dare i primi risultati . Il comando di polizia municipale si prepara a far partire una nuova ondata di verbali a carico dei furbetti del sacchetto selvaggio, le multe saranno salatissime”.
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Nel febbraio 2013 Nicola Cosentino, quando era ancora parlamentare e già destinatario di due ordinanze in carcere, incontrò un presunto agente dei servizi segreti che gli prospettò la possibilità, dietro il pagamento di una somma di danaro, di costituirsi in una struttura sanitaria invece che in un penitenziario. L’ex sottosegretario però non accettò e un mese dopo, quando decadde dalla carica, si costituì nel carcere napoletano di Secondigliano. L’episodio è emerso oggi al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel corso dell’esame di Cosentino al processo per concorso esterno in camorra (cosiddetto “Eco4”). E’ stato il pm della Dda di Napoli Fabrizio Vanorio a introdurre in aula il tema, non connesso con il procedimento in corso, ma con un altro processo curato dallo stesso sostituto procuratore, quello sull’azienda di carburanti della famiglia Cosentino. “Fu Giovanni Cristiano, che venni a sapere lavorava come radiologo all’ospedale di Caserta – racconta Cosentino – a presentarmi questo sedicente agente dei servizi (mai identificato, ndr) che mi rifilò anche i verbali del pentito Tommaso Prestieri, in cui si parlava di me, Berlusconi, Luigi Cesaro e Sergio De Gregorio. Ma io capii subito che era un pacco”. Quei verbali furono poi ritrovati dai carabinieri di Caserta nel corso di una perquisizione a casa di Cosentino dell’aprile 2014. In quella circostanza furono trovate anche le famose chiavi consegnate all’ex politico dal prefetto Ezio Monaco; oggi Vanorio ha però precisato che “quelle chiavi, così come dimostrato da un sopralluogo dei carabinieri, non servivano ad accedere dall’esterno nel Parco Reale della Reggia di Caserta, ma aprivano un cancello interno del parco da cui si poteva accedere ai locali della prefettura di Caserta e di qui agli uffici”. Polemici i difensori dell’ex sottosegretario. Agostino De Caro minaccia di andarsene, c’è tensione con il pm Vanorio, il presidente del collegio Giampaolo Guglielmo sospende l’udienza e convoca per alcuni minuti le parti nel suo ufficio. “Si tratta di circostanze del tutto irrilevanti, in particolare per tale procedimento – dice l’avvocato Stefano Montone – in questo processo entra di tutto, non finirà mai”.
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La Guardia di Finanza di Milano sta effettuando una quarantina di perquisizioni, di cui sette in Svizzera e le altre nel milanese e nelle province di Monza e Brianza, Bergamo, Ferrara, Cosenza, Como, Napoli e Varese, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Eugenio Fusco, che ha portato in carcere 12 persone e 3 agli arresti domiciliari. Inchiesta con al centro l’emissione di false fideiussioni per un monte garantito di circa un miliardo e una truffa milionaria a privati, enti pubblici ed ospedali. Tra gli arrestati di questa mattina ci sono anche un commercialista e un avvocato e due persone con precedenti per mafia. Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Vanore, dall’inchiesta, nata un anno e mezzo fa da un’indagine su un traffico di stupefacenti, “emergono condotte ricorrenti, che si ripetono con uno schema preciso”. In sostanza sarebbe stata esercitata “abusivamente attività finanziaria, tramite una serie di società (nazionali ed estere) riconducibili” agli indagati e che “rilasciavano fideiussioni (…) in assenza di una legittima autorizzazione e con capitale sociale insufficiente sia a rispettare le prescrizioni normative sia a garantire la copertura finanziaria delle garanzie emesse, con la conseguente realizzazione di plurime truffe ai danni di coloro che avevano corrisposto il premio”. Le varie società, tra cui Lombard Merchant spa, Centrofinanziaria spa e Confidi Nord Ovest, secondo la ricostruzione degli investigatori agivano tramite una rete di agenti (non idonei) sparsi su tutto il territorio nazionale e all’estero (Spagna, Romania, San Marino ed Emirati Arabi), e avrebbero incassato in modo truffaldino premi per 12 milioni di euro.
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