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Salerno: ucciso in casa dal fidanzato della figlia.Il giovane ha confessato

Ucciso nella sua abitazione dal fidanzato della figlia. E’ successo nel rione Fornelle, a Salerno, dove ieri la figlia di Eugenio Tura De Marco, 60 anni, ha allertato i Carabinieri perché il padre non rispondeva né al citofono né a diversi messaggi su whatsapp. I militari hanno tentato di forzare la porta d’ingresso per entrare nell’appartamento mentre la giovane, salendo una grata presente sotto una finestra dell’abitazione, ha rotto il vetro entrando in casa e scoprendo il corpo senza vita del padre. Nonostante una prima ipotesi fosse quella di un malore, l’ispezione del medico legale ha permesso di notare due ferite da taglio, al torace e sul dorso. A queste conclusioni sono giunti i carabinieri che hanno fermato con l’accusa di omicidio volontario Luca Gentile, di 22 anni, che ha poi confessato il delitto. Il giovane ha detto di avere ucciso il padre della fidanzata al termine dell’ennesima discussione. Lo ha colpito al torace e alla schiena con due fendenti. Secondo il ragazzo, l’omicidio è maturato per motivi dovuti a forti contrasti personali e caratteriali sorti da tempo con la vittima. Luca Gentile è stato portato nel carcere di Salerno . Le indagini sono state condotte congiuntamente da Nucleo Investigativo, dal Nor della Compagnia di Salerno e dalla Stazione di Salerno-Principale, coordinate dal pm.

Quarto: bomba carta davanti a un bar in via Campana

Una bomba carta è stata fatta esplodere la notte scorsa a Quarto davanti all’ingresso di una bar. Il fatto è avvenuto in Via Campana e non ha provocato feriti (il locale era chiuso). Secondo i rilievi dei carabinieri, che conducono le indagini, l’esplosione ha danneggiato le vetrine, la saracinesca ed l’insegna di un centro scommesse.

Ecco il racconto choc di Altieri sul duplice omicidio di Saviano

Ha confessato tutto Domenico Altieri, uno dei tre arrestati per il duplice omicidio di Saviano. Il suo racconto è contenuto nelle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha incastrato mandante, assassini e fiancheggiatori dell’uccisione di Francesco Tafuro e Domenico Liguori. Il mandante è Eugenio D’Atri, detto Gegè, 33enne residente a Somma Vesuviana, originario di Ponticelli, ritenuto dagli inquirenti referente del clan Cuccaro sul territorio; Nicola Zucaro, 37enne di Ponticelli, (fratello minore del più famoso Diego, killer dei Sarno condannato all’ergastolo), presunto esecutore materiale dell’assassinio; Domenico Altieri, detto “Mimm ‘o gemell” 32enne residente a Saviano e originario di Cercola, presunto complice nell’esecuzione del duplice omicidio. Il quarto uomo di Casalnuovo, ritenuto dagli inquirenti favoreggiatore degli assassini (li avrebbe aiutati ad occultare i gravi indizi di colpevolezza) è stato denunciato in stato di libertà. Altieri ha raccontato agli investigatori di essere stato picchiato e costretto a prestare la sua auto ad Eugenio D’Atri. Di aver portato i due ragazzi nella stradina dopo pochi minuti dopo ha sentito colpi di pistola. Poi D’Atri ha pensato di ripagare il silenzio di Altieri comprandogli un’auto nuova. “Lunedì immediatamente prima dell’omicidio di Eugenio D’Atri -si legge nell’ordinanza di custodia cautelare- venne da me e mi disse che dovevamo andare a prendere Francesco Tafuro nella sua agenzia Intralot e portarlo da lui che doveva parlargli. Non mi disse di cosa dovesse parlargli ma mi rifiutai poiché non avevo tempo. D’Atri si arrabbiò e mi picchiò. Il successivo Carnevale tornò a casa mia D’Atri e disse di nuovo che doveva andare a prendere Francesco, il quale già sapeva che d’Atri voleva parlare con lui. Lui venne a casa mia con un tale Nicola del quale non conosco il cognome che viene soprannominato “’o piccioli”. Erano le 20. Accettai e andai con un Sh nero a Somma Vesuviana. Volevo portare Tafuro a casa mia ma d’Atri mi disse che era pericoloso e di andare in una stradina dove poi sono stati ammazzati. Ho accompagnato i ragazzi all’appuntamento e quando siamo arrivati D’Atri e Nicola non erano ancora arrivati. Io ho detto ai ragazzi di aspettare che li andavo a chiamare ma proprio in quel momento sono arrivati nella mia macchina che io avevo prestato a D’Atri. Io ero fuori alla stradina e i ragazzi erano già dentro la stradina. D’Atri e Nicola sono entrati e hanno iniziato a conversare mentre io facevo avanti e indietro lungo la stradina. Dopo pochi minuti ho sentito parecchi spari e mi sono pietrificato dalla paura. A quel punto la mia macchina con D’Atri e Nicola mi è venuta incontro e D’Atri che era sempre alla guida mi ha porto una busta di carta, tipo quelle che si usano per i regali dicendo che l’avrebbe presa il giorno dopo. Io gli dissi: “Ma che hai combinato”, e lui non mi ha risposto. Quella macchina l’ho demolita ma Eugenio me l’ha ricomprata. So che Eugenio scommetteva ed era sua abitudine mettere le vincite su Facebook, io per suo conto vendevo cocaina in cambio di cento euro a settimana”.

Angela Celentano , dal Messico richiesta del Dna alla famiglia

Luci accese sul caso di Angela Celentano la bimba scomparsa il 10 agosto 1996 sul monte Faito. Dal Messico i magistrati, attraverso una rogatoria, hanno chiesto alla famiglia dei campioni di sangue. La richiesta alla famiglia Celentano è stata inviata alcune settimane fa dalla Procura generale messicana e, nei giorni scorsi, è arrivata sulla scrivania del gip del Tribunale di Torre Annunziata Giovanni De Angelis. Sangue e saliva gli elementi richiesti dalle autorità messicane alla famiglia Celentano. Toccherà ora alla polizia scientifica italiana effettuare i prelievi e inviare i campioni raccolti in Messico. Molto probabilmente il dna dei Celentano servirà ad aggiornare il materiale a disposizione degli investigatori messicani. La famiglia Celentano, chiusa nel più stretto riserbo preferisce non commentare il loro unico desiderio è riabbracciare quella figlia scomparsa un giorno d’agosto nel lontano 1996.

Ercolano, rubano materiale edile da un cantiere: in manette intera famiglia

I carabinieri della tenenza di Ercolano, sono intervenuti dopo una segnalazione arrestando tre persone. Si tratta di un 54enne pregiudicato e ritenuto affiliato al clan Ascione Papale, la moglie 53enne e il figlio 22enni, anche loro con precedenti. Per i tre l’accusa è di furto aggravato perché i militari li hanno bloccati mentre rubavano da un cantiere edile per la manutenzione delle case popolari in via belvedere 7 secchi di plastica da 25 chili ognuno contenente vernice e 2 bustoni contenenti giunture da ponteggio. I carabinieri hanno anche trovato e sequestrato vari arnesi atti allo scasso, una tronchese, varie pinze e un grosso martello. La refurtiva è stata recuperata e restituita agli aventi diritto. Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.