Arrestati all’alba dalla Polizia i presunti componenti di una banda di georgiani ritenuti responsabili di una decina furti in appartamenti nel Salernitano e nel Sannio. Gli agenti della sezione antirapine della Squadra Mobile di Salerno hanno bloccato nel quartiere Sanità, a Napoli, tre cittadini della Georgia di 30, 34 e 38 anni, tutti risultati irregolari. Un quarto connazionale di 43 anni è sfuggito alla cattura rifugiandosi in Francia. Il gruppo è accusato di aver messo a segno una serie di furti tra il primo marzo e il 10 aprile dello scorso anno a Salerno e a Benevento, prendendo di mira soprattutto abitazioni. I quattro sono stati individuati – si apprende dagli investigatori – mentre effettuavano dei sopralluoghi ad alcuni esercizi commerciali.. La polizia e’ sulle tracce anche di un quarto georgiano latitante in Francia. Sono 7 i furti in case e negozi contestati (4 a Salerno, 3 nel beneventano); due invece i tentativi di furto a Cava dei Tirreni e ad una gioielleria del Corso Vittorio Emanuele di Salerno. La banda era abituata ad arrampicarsi sulle grondaie di palazzi per svaligiare le abitazioni prese di mira dopo una serie di sopralluoghi.
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E’ morto stamattina nell’ospedale di Boscotrecase Aldo Gionta, cugino omonimo del boss di Torre Annunziata. L’uomo si era ricoverato per un’operazione chirurgica a causa di una frattura alla tibia e al perone. In sala operatoria subito dopo l’anestesia sono sorte complicazioni. Aldo Gionta è andato in arresto cardiaco ed è morto. Sul posto polizia e carabinieri e tantissimi familiari e fedelissimi del clan. Si temoni disordini.
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Ufficiale l’apertura dell’inchiesta per la morte avvenuta in mattinata all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase di Aldo Gionta, cugino omonimo del boss poeta e nipote del padrino Valentino Gionta. La vittima infatti era il figlio del fratello Ernesto. Su disposizione della Procura di Torre Annunziata le forze dell’ordine hanno proceduto a mettere la salma sotto sequestro. Sarà ora l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Aldo Gionta, 40 anni, era ricoverato e stamane avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico per una doppia frattura a tibia e perone a causa di un incidente stradale. L’operazione avrebbe dovuta compierla l’equipe medica del professor Gaetano Sannino. Ma l’uomo in sala operatoria subito dopo l’anestesia spinale ha avuto un arresto cardiaco ed è morto all’istante. A nulla sarebbe valsi i tentativi dei medici per rianimarlo. Sul posto in pochi minuti sono arrivati decine e decine di parenti, amici e gente legate al clan Gionta. Momenti di tensione con i medici, pugni contro i muri, minacce verbali ma niente aggressioni. Solo tanta rabbia e disperazione. Si dovrà comuqne attendere l’esame autoptico per capire cosa è accaduto e perchè nella sala operatoria dell’ospedale Sant’Anna.
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Tre giovani, ritenuti vicini al clan Sibillo e responsabili in concorso di tentato omicidio, lesioni personali e detenzione e porto abusivo d’arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso sono stati fermati a Napoli dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Stella su decreto della direzione distrettuale antimafia partenopea e del tribunale per i minorenni di Napoli. I fermati sono un 20enne, un 17enne e un 15enne. Nel corso delle indagini sul tentato omicidio di un 45enne e del figlio 17enne, avvenuto la sera del 3 febbraio scorso a Forcella, nei pressi di via Duomo, i militari hanno accertato che i tre, dopo aver ferito al torace e alla testa il 17enne utilizzando dei caschi come armi improprie, armatisi di una pistola avevano ingaggiato una colluttazione con il padre, giunto in difesa del figlio. Il 17enne, durante l’aggressione, era riuscito a salire in sella al suo scooter per guadagnarsi la fuga, mentre il padre, liberatosi momentaneamente dall’assalitore armato, era scappato in auto. I malviventi avevano quindi preso ad inseguirli sullo scooter, esplodendo durante la fuga diversi colpi d’arma da fuoco al loro indirizzo, uno dei quali aveva attinto l’autovettura. Il maggiorenne è stato portato a Secondigliano mentre i minori sono stati portati nel centro di prima accoglienza sul viale Colli Aminei.
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Pentito da circa 20 anni, ritorna spesso a Sarno per ritrovare le sue radici. Una presenza non sporadica quella di Ciro Galasso, cugino del più noto Pasquale e fratello di Antonio, il pregiudicato ucciso a settembre del 2005 con una sventagliata di colpi esplosi da un kalasnikov, in via Palma. Ciro Galasso, sottoposto a regime di sorveglianza speciale, ha il permesso di recarsi nella sua città natale dove sono rimasti alcuni parenti ma anche le sue radici e le sue proprietà. Un collaboratore di giustizia, tra i più anziani, del ‘sistema’ Nuova Famiglia che – nonostante abbia formalmente rotto i suoi legami con il passato criminale – rimane legato alle sue radici. E dunque, molto spesso si aggira per la sua città, frequenta e chiacchiera con i suoi compaesani e frequenta locali pubblici. Insomma non sembra che abbia timori per la sua incolumità e il suo status di collaboratore di giustizia. La sua presenza non è passata inosservata alle forze dell’ordine che invece ne devono controllare gli spostamenti. Ciro Galasso, insieme al fratello Antonio poi ucciso, è stato condannato nel 1993 per un omicidio a 20 anni di reclusione, pena ormai scontata. Insieme al fratello aveva avuto un lungo passato criminale: prima nelle fila della Nuova Camorra Organizzata, diretta da Raffaele Cutolo. Poi era passato ai rivali della Nuova famiglia, retta da Carmine Alfieri, altro padrino poi pentito. Nel momento in cui, lo Stato aveva dato una stretta alla cosca, anche Ciro Galasso con gran parte dei cugini di Poggiomarino e di Angri, decise di confessare tutto e passare nelle fila dei collaboratori di giustizia. Scontata la pena, ha riscoperto le sue radici sarnesi. Ed ora lo si vede spesso passeggiare tranquillamente per strada. (r.f.)
(la foto è tratta da il quotidiano la città)
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