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Truffa finanziaria: emesse false fideiussioni per un miliardo di euro
La Guardia di Finanza di Milano sta effettuando una quarantina di perquisizioni, di cui sette in Svizzera e le altre nel milanese e nelle province di Monza e Brianza, Bergamo, Ferrara, Cosenza, Como, Napoli e Varese, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Eugenio Fusco, che ha portato in carcere 12 persone e 3 agli arresti domiciliari. Inchiesta con al centro l’emissione di false fideiussioni per un monte garantito di circa un miliardo e una truffa milionaria a privati, enti pubblici ed ospedali. Tra gli arrestati di questa mattina ci sono anche un commercialista e un avvocato e due persone con precedenti per mafia. Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giuseppe Vanore, dall’inchiesta, nata un anno e mezzo fa da un’indagine su un traffico di stupefacenti, “emergono condotte ricorrenti, che si ripetono con uno schema preciso”. In sostanza sarebbe stata esercitata “abusivamente attività finanziaria, tramite una serie di società (nazionali ed estere) riconducibili” agli indagati e che “rilasciavano fideiussioni (…) in assenza di una legittima autorizzazione e con capitale sociale insufficiente sia a rispettare le prescrizioni normative sia a garantire la copertura finanziaria delle garanzie emesse, con la conseguente realizzazione di plurime truffe ai danni di coloro che avevano corrisposto il premio”. Le varie società, tra cui Lombard Merchant spa, Centrofinanziaria spa e Confidi Nord Ovest, secondo la ricostruzione degli investigatori agivano tramite una rete di agenti (non idonei) sparsi su tutto il territorio nazionale e all’estero (Spagna, Romania, San Marino ed Emirati Arabi), e avrebbero incassato in modo truffaldino premi per 12 milioni di euro.
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Appalti pilotati alla Ego Eco: tre arresti, indagati anche Cesaro e il senatore De Siano di FI
Sono in tutto 9 i destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli sugli appalti per l’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti nei comuni di Lacco Ameno e Forio d’Ischia, sull’isola d’Ischia, e di Monte di Procida, in provincia di Napoli. Tra questi spiccano Domenico De Siano, già consigliere regionale e provinciale, senatore di Forza Italia e coordinatore regionale del partito in Campania, per il quale il gip ha disposto la sospensione dell’esecuzione degli arresti domiciliari trasmettendo la richiesta di autorizzazione all’arresto alla Presidenza del Senato, e Francesco Iannuzzi, già sindaco di Monte di Procida, per il quale è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ai domiciliari anche Oscar Rumolo, responsabile finanziario del Comune di Lacco Ameno, e Vittorio Ciummo, imprenditore titolare della società Ego Eco srl. Obbligo di presentazione anche per Salvatore Antifono, già consigliere comunale di Torre del Greco, Vincenzo Rando, responsabile Ragioneria del Comune di Foria, Giulia di Matteo, segretario generale del Comune di Monte di Procida ed ex segretario generale del Comune di Lacco Ameno, il legale rappresentante della società Cite Carmine Gallo e un dipendente della stessa società, Carlo Savoia.
Nell’inchiesta sulla presunta collusione di interessi tra imprenditori e politici che ha portato il gip di Napoli Claudia Picciotti ad inviare una richiesta di arresto per il senatore Domenico De Siano (Forza Italia) emerge un aspetto riguardante la possibilita’ di assumere, a tempo determinato o indeterminato, lavoratori nelle imprese degli imprenditori ‘amici’, che vincono o ottengono appalti illecitamente, segnalati dai politici. Ed e’ proprio su una vicenda specifica, che riguarda un dipendente della Ego Eco di Vittorio Ciummo, uno dei destinatari del provvedimento del gip, che affiora, scrive il giudice, “l’interesse di Luigi Cesaro (all’epoca dei fatti presidente della Provincia) per l’assunzione” di questi, “confermando inoltre l’esistenza di un vincolo moto forte tra lo stesso Cesaro, De Siano e Rummolo”. Il gip Picciotti su questo punto rimanda anche “alla ricostruzione degli avvenimenti occorsi in occasione delle elezioni del congresso provinciale del Pdl nel marzo 2012”, quando emerge “l’indefessa opera di procacciamento di tesserati – anche falsi o oggetto di compravendita – al fine di far apparire la corrente del Cesaro la piu’ votata all’interno del partito Pdl, con la conseguente assunzione di posizione predominante nella predisposizione delle liste elettorali, basate sul sistema delle liste bloccate”. Cesaro, tra l’altro, viene intercettato casualmente mentre vengono ascoltate conversazioni di altri indagati. “Ho appreso da poche ore dell’esistenza di un’indagine che mi riguarderebbe: non conosco gli esatti termini della questione non essendo stato destinatario di alcuna misura. Sono, in ogni caso, assolutamente sereno, certo di aver sempre agito nella massima correttezza politica e istituzionale. Resto sempre fiducioso nell’operato della magistratura, nella convinzione che presto si chiarirà tutto”: ha affermato Luigi Cesaro, parlamentare di Forza Italia.
Domenico De Siano, senatore di Forza Italia destinatario della misura cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip di Napoli che ha trasmesso gli atti al Senato, rinuncia all’immunità parlamentare. Lo annuncia in una nota nella quale spiega di non aver ancora ricevuto gli atti e di non conoscere “nello specifico gli addebiti”. “So però – aggiunge – che ho sempre ispirato il mio comportamento politico e istituzionale alla massima correttezza e per questo sono sereno e confido, come sempre, nel doveroso lavoro della magistratura, inquirente e giudicante, verso cui nutro piena e assoluta fiducia”.De Siano rimette “immediatamente nelle mani del presidente Berlusconi l’incarico di coordinatore regionale del partito” perché “non voglio in alcun modo che la mia vicenda possa essere oggetto di strumentalizzazione politica e danneggiare Forza Italia. Rinuncio a qualsiasi prerogativa parlamentare per poter essere giudicato, spero nei tempi più rapidi possibili, da cittadino comune”, conclude.
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Processo allo stalker, Quagliarella rivela: “Accusato di camorra e pedofilia, fui ceduto dal Napoli”
La vicenda della cessione di Fabio Quagliarella dal Napoli alla Juventus al centro di accuse di camorra, sesso e pedofilia contenute in lettere anonime. E’ la chiave di lettura che oggi l’attaccante del Torino ha fornito nel corso di un interrogatorio nel tribunale di Torre Annunziata (Napoli) nell’ambito del processo a Raffaele Piccolo, l’agente di polizia postale accusato di essere lo stalker di vip e personaggi in vista della provincia di Napoli, in tutta una decina, tra i quali figura anche lo chansonnier di Capri, Guido Lembo. “Sono convinto – ha detto il calciatore – che la mia cessione alla Juventus sia dovuta a quelle accuse assurde di essere camorrista e pedofilo contenute in una serie di lettere anonime giunte in qualche modo anche al presidente Aurelio De Laurentiis”. Quagliarella, assistito dall’avvocato Gennaro Bartolino, ha deposto (insieme al padre e a un commerciante) in qualità di parte lesa. Davanti al giudice Ernesto Anastasio ha ripercorso quei momenti: oltre alle lettere ha parlato di messaggi sul suo telefonino e su quelli del padre e dell’allora fidanzata. L’interrogatorio è durato poco più di un’ora e mezza. Il giocatore ha detto di essere stato sotto “pressione” per quattro anni: “Ho conosciuto Piccolo – ha raccontato – nel 2006. Si diceva capace di risolvermi i problemi al telefonino e al mio contatto di Messanger, la cui password era finita in mani sbagliate. In cambio mi chiedeva autografi, foto e magliette. Richieste diventate sempre più pressanti: gli avrò dato almeno venti magliette. Quindi sono iniziate le lettere nelle quali venivo accusato di essere camorrista, di partecipare a orge e di essere pedofilo. Minacce giunte anche a mio padre e alla mia fidanzata dell’epoca”. In un caso, Quagliarella ha raccontato che a casa del padre è giunta anche “una fotocopia con una bara e la mia foto sopra”. Sulla cessione alla Juve ha aggiunto: “All’inizio della mia avventura al Napoli il presidente De Laurentiis mi chiamava ogni giorno, poi improvvisamente non solo ha smesso di contattarmi ma è arrivato a chiedere che mi trasferissi al centro sportivo di Castel Volturno (dove si allenano i giocatori azzurri). Una richiesta strana, visto anche che due miei compagni, Iezzo e Vitale, vivevano nella mia città natale, Castellammare di Stabia. Quindi il trasferimento alla Juve, cosa di cui non si era mai parlato prima”.
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Corruzione: condannati la moglie di Cosentino e altri due
l Gup del Tribunale di Napoli Nord ha condannato, per corruzione, a 2 anni e 4 mesi di carcere, Marisa Esposito, moglie dell’ex sottosegretario all’Economia del Pdl Nicola Cosentino. Condanne per lo stesso reato sono state inflitte anche agli altri due imputati, in particolare tre anni e due mesi a Giuseppe Esposito, fratello di Marisa, ex consigliere comunale a Trentola Ducenta, e a 4 anni e 8 mesi all’agente del carcere di Secondigliano Umberto Vitale. L’ex coordinatore regionale del Pdl, tuttora in carcere a Terni, è imputato nel medesimo procedimento ma ha scelto il rito ordinario che si sta tenendo davanti al Tribunale di Napoli Nord. – In sede di requisitoria il pm Paola Da Forno aveva chiesto 2 anni e 8 mesi per la Esposito, 4 anni e 8 mesi per il fratello e 5 anni e 4 mesi per l’agente. Vitale è accusato di aver favorito Cosentino durante la permanenza dell’ex politico nel penitenziario napoletano, introducendo generi alimentari, capi d’abbigliamento e altri beni in cambio di soldi e posti di lavoro; secondo la Dda di Napoli che avviò l’indagine – poi la competenza è passata alla Procura di Napoli Nord – sarebbe stato il cognato di Cosentino, Giuseppe Esposito (difeso dall’avvocato Mario Griffo), ad incontrare e a corrompere materialmente l’agente presso un distributore di benzina di Succivo. Ad inchiodare invece la moglie dell’ex politico, difesa dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro, una telefonata con il fratello intercettata dai carabinieri di Caserta che hanno eseguito le indagini. “Gliel’hai data la mazzetta che ti ho dato?” dice Marisa Esposito. In aula, l’imputata si è giustificata dicendo che, per “mazzetta”, intendeva i soldi da dare ai nipoti, come sarebbe emerso da un messaggio del giorno precedente. L’inchiesta partì dopo la prima scarcerazione di Cosentino nel novembre 2013; le utenze dell’ex politico erano già sotto controllo per un’altra indagine della Dda sull’azienda di carburanti di famiglia. Gli inquirenti scoprirono così un giro di favori concessi da Cosentino all’agente Umberto Vitale che in cambio lo favoriva in carcere.
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Caso Claps, la Cassazione: “Archiviate le accuse per il pm Rosa Volpe”
Salerno. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile un ricorso presentato dal medico genetista Vincenzo Pascali, ha ritenuto legittimo il decreto di archiviazione emesso il 18 settembre 2014 dal gip di Napoli in un procedimento nel quale il pm di Salerno Rosa Volpe, titolare dell’inchiesta sull’omicidio della studentessa potentina Elisa Claps, era indagata per rivelazione di segreto d’ufficio. Il procedimento a carico del magistrato salernitano era stato avviato su denuncia di Pascali, che, a sua volta, era stato accusato di aver redatto una falsa perizia durante le indagini sull’omicidio Claps. Secondo il medico, il pm aveva violato i doveri di riservatezza anticipando al legale della famiglia Claps e ad alcuni familiari della ragazza, durante un incontro in Procura, che entro un mese sarebbe stato disposto il rinvio a giudizio di Pascali per falsa perizia. Venuto a conoscenza dell’archiviazione dell’inchiesta a carico del pm, Pascali ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il fatto che, benché denunciante, non gli era stata notificata la richiesta di archiviazione, rispetto alla quale avrebbe potuto opporsi. La Suprema Corte, esaminata la vicenda, ha ritenuto infondate le argomentazioni del medico, sottolineando che nel reato di rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio la persona offesa deve essere individuata esclusivamente nella Pubblica Amministrazione, risultando l’interesse tutelato rappresentato dal buon funzionamento dell’amministrazione attraverso il dovere di fedeltà del funzionario. Il privato può, al massimo, essere considerato terzo danneggiato, ma, in tale veste, non è legittimato né a ricorrere in cassazione contro il provvedimento di archiviazione, né ad attivare altri meccanismi di controllo processuale. Per l’omicidio di Elisa Claps, scomparsa a Potenza nel 1993 e il cui cadavere fu trovato 17 anni dopo nel sottotetto di una chiesa del capoluogo, è stato condannato a 30 anni di reclusione, con sentenza irrevocabile, Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra dove sta scontando una pena per un altro delitto compiuto nel Regno unito.
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