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Strage al bar Sayonara di Ponticelli, la Cassasione conferma: “Fine pena mai” per 11 imputati
Si sono dovuti attendere ben 27 anni per arrivare alla sentenza definitiva da parte della Cassazione per il processo per la famosa strage del 1989 a Ponticelli all’interno del bar Sayonara dove furono massacrate sei persone, quattro delle quali vittime innocenti e numerosi feriti tra cui una bambina. “Fine pena mai” per undici imputati: Ciro Sarno, Antonio e Giuseppe Sarno, Giovanni, Ciro e Gennaro Aprea, Vincenzo Acanfora, Luigi Piscopo, Gaetano Caprio, Roberto Schisa, Pacifico Esposito. I pentiti sono Ciro, Giuseppe, Vincenzo, Pasquale e Luciano Sarno. Sedici anni per Giuseppe Esposito. La Suprema Corte ha anche inviato gli atti nuovamente in Corte d’Appello per i pentiti i cui reati erano stati ritenuti prescritti in secondo grado.La strage dell’11 novembre del 1989 fu decisa dal clan Sarno per vendicare la morte di uno dei propri affiliati (Vincenzo Duraccio) ammazzato nel corso della faida con la cosca degli Andreotti per il controllo degli affari criminali nel famoso “Triangolo della morte” di Napoli ovvero Barra-Ponticelli- San Giovanni a Teduccio. A fare luce su quella mattanza sono stati proprio i mandanti, ovvero i fratelli Vincenzo e Ciro Sarno, i due boss pentiti e passati dalla parte dello Stato. “Non volevo che venissero coinvolte persone innocenti. È una strage che ancora mi pesa – aveva raccontato al pm Ciro Sarno – Anche in ragione del fatto che, sebbene sia stato il mandante dell’azione, di certo non volevo gli esiti che poi si sono avuti”. L’obiettivo principale dell’agguato, infatti, era Antonio Borrelli, un fedelissimo di Andrea Andreotti detto o’ cappotto che, mentre “’o sindaco” era detenuto, aveva risposto male al fratello Giuseppe “’o mussillo”. “Prima che i killer partissero – raccontò Ciro Sarno – venni chiamato da parte da mio cugino Pacifico Esposito, che era preoccupato per il fatto di aver notato che quelli di Barra erano tutti drogati e quindi poco lucidi per un’azione del genere. Gli dissi di non preoccuparsi e diedi il via all’azione. Le prime notizie che mi giunsero, portatemi da mio cugino Esposito Giuseppe, erano drammatiche per due ordini di ragioni, sia perché mi diceva che non era stato ucciso nessuno degli uomini dell’Andreotti sia perché mi aggiungeva erano state uccise persone innocenti. Solo successivamente si apprese che invece, era rimasto a terra, oltre a quattro vittime innocenti, anche Borrelli Antonio, ed era stato colpito Vincenzo Meo, che morì dopo qualche giorno in ospedale”. Le vittime designate erano due uomini di Andreotti: Antonio Borrelli e Vincenzo Meo, che furono finiti con il classico colpo di grazia alla testa. Le quattro vittime innocenti invece sono Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera i cui parenti dopo 27 anni hanno avuto giustizia.
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Quarantatre arresti per spaccio
E’ di 43 arresti, quasi tutti spacciatori di sostanze stupefacenti, e 100 denunce il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri tra il capoluogo e l’area a nord del capoluogo. Il bilancio delle varie operazioni contempla anche il ritrovamento di alcune armi, qualche chilo di cocaina, marijuana e kobret, e il sequestro di migliaia di euro provento di attività illecita. Tra le persone fermate anche un 65enne che rubava energia elettrica per poi rivenderla a esercizi commerciali e privati. I controlli hanno riguardato i rioni “Forcella”, Sanità”, “San Lorenzo”, e l’area a nord del capoluogo – “San Pietro a Patierno”, “Secondigliano” nonché le aree di Giugliano e Casoria. Circa 200 i militari impegnati nei vari servizi di controllo. Tra le curiosità il caso di un 65 enne di Cardito , Alberto Arabiano, il quale aveva realizzato un sistema di fornitura di energia elettrica collegando una serie di allacci abusivi alla cabina pubblica. A beneficiarne erano quattro abitazioni e due locali commerciali che pagavano regolarmente la bolletta ogni bimestre non al fornitore di energia ma allo stesso Arabiano che aveva messo in piedi il raggiro.
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Salerno: arrestata dalla polizia la banda di giorgiani “arrampicatori” che svaligiva le case
Arrestati all’alba dalla Polizia i presunti componenti di una banda di georgiani ritenuti responsabili di una decina furti in appartamenti nel Salernitano e nel Sannio. Gli agenti della sezione antirapine della Squadra Mobile di Salerno hanno bloccato nel quartiere Sanità, a Napoli, tre cittadini della Georgia di 30, 34 e 38 anni, tutti risultati irregolari. Un quarto connazionale di 43 anni è sfuggito alla cattura rifugiandosi in Francia. Il gruppo è accusato di aver messo a segno una serie di furti tra il primo marzo e il 10 aprile dello scorso anno a Salerno e a Benevento, prendendo di mira soprattutto abitazioni. I quattro sono stati individuati – si apprende dagli investigatori – mentre effettuavano dei sopralluoghi ad alcuni esercizi commerciali.. La polizia e’ sulle tracce anche di un quarto georgiano latitante in Francia. Sono 7 i furti in case e negozi contestati (4 a Salerno, 3 nel beneventano); due invece i tentativi di furto a Cava dei Tirreni e ad una gioielleria del Corso Vittorio Emanuele di Salerno. La banda era abituata ad arrampicarsi sulle grondaie di palazzi per svaligiare le abitazioni prese di mira dopo una serie di sopralluoghi.
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ESCLUSIVA. Aldo Gionta muore nella sala operatoria dell’ospedale di Boscotrecase
E’ morto stamattina nell’ospedale di Boscotrecase Aldo Gionta, cugino omonimo del boss di Torre Annunziata. L’uomo si era ricoverato per un’operazione chirurgica a causa di una frattura alla tibia e al perone. In sala operatoria subito dopo l’anestesia sono sorte complicazioni. Aldo Gionta è andato in arresto cardiaco ed è morto. Sul posto polizia e carabinieri e tantissimi familiari e fedelissimi del clan. Si temoni disordini.
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ESCLUSIVA. Torre Annunziata: sequestrata la salma di Aldo Gionta. Aperta un’inchiesta sulla morte
Ufficiale l’apertura dell’inchiesta per la morte avvenuta in mattinata all’ospedale Sant’Anna di Boscotrecase di Aldo Gionta, cugino omonimo del boss poeta e nipote del padrino Valentino Gionta. La vittima infatti era il figlio del fratello Ernesto. Su disposizione della Procura di Torre Annunziata le forze dell’ordine hanno proceduto a mettere la salma sotto sequestro. Sarà ora l’autopsia a chiarire le cause del decesso. Aldo Gionta, 40 anni, era ricoverato e stamane avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico per una doppia frattura a tibia e perone a causa di un incidente stradale. L’operazione avrebbe dovuta compierla l’equipe medica del professor Gaetano Sannino. Ma l’uomo in sala operatoria subito dopo l’anestesia spinale ha avuto un arresto cardiaco ed è morto all’istante. A nulla sarebbe valsi i tentativi dei medici per rianimarlo. Sul posto in pochi minuti sono arrivati decine e decine di parenti, amici e gente legate al clan Gionta. Momenti di tensione con i medici, pugni contro i muri, minacce verbali ma niente aggressioni. Solo tanta rabbia e disperazione. Si dovrà comuqne attendere l’esame autoptico per capire cosa è accaduto e perchè nella sala operatoria dell’ospedale Sant’Anna.
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