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Caccia alla spia dopo sequestro di armi e droga: agguato familiare al Corso Seciondigliano

Sparatoria a Napoli: un'aggressione legata a un arresto di...

Cattleya Rent: tra conflitti familiari e finanziamenti occulto, emerge il potere della Camorra

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Atripalda: arrestati un padre e un figlio per l’agguato avvenuto in cittadina

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Ergastolo per il boss Francesco Rea nell’omicidio di Pasquale Manna, legami con la camorra a Napoli

Francesco Rea Condannato all'Ergastolo per l'Omicidio di Pasquale Manna Napoli...

Maurizio Overa il nuovo pentito che fa tremare il clan Mariano a Napoli

Napoli. Si chiama Maurizio Overa l’uomo che ha scelto di collaborare con la giustizia e svelare i retroscena del clan Mariano, attivo nei Quartieri Spagnoli. Dopo il rinvio a giudizio degli uomini del clan e la richiesta di 41 bis per il capo clan arriva il pentimento di Maurizio Overa. L’uomo ha deciso di raccontare ai magistrati tutto ciò di cui è a conoscenza. Il clan è attivo nell’ambito delle estorsioni e dello spaccio di droga , Per gli uomini dei Mariano è stato chiesto il rinvio a giudizio. Un sistema consolidato quello del clan che emerse in seguito a delle indagini fatte dai carabinieri del comando provinciale guidato dal generale Antonio De Vita che portarono all’esecuzione di 43 sulle 45 ordinanze di custodia cautelare in carcere (nove delle quali ai domiciliari). “La cosca – come rivelarono allora le indagini coordinate dal comandante del reparto operativo di Napoli, il tenente colonnello Alfonso Pannone – esercitava il suo potere criminale attraverso lo spaccio di droga, imponendo il pizzo ad operatori commerciali e nella contraffazione di capi di abbigliamento ed orologi di lusso”. All’epoca dell’ultima retata effettuata per gli uomini del clan attivo nei Quartieri Spagnoli vennero arrestati anche due ristoratori “esponenti del clan titolari di attività imprenditoriali”. Maurizio Overa noto alle forze dell’ordine classe 1961 fu arrestato lo scorso settembre in un blitz che portò alla retata che ha dimezzato il clan Mariano. L’uomo che ha deciso di collaborare è da sempre considerato uno dei personaggi eccellenti della malavita dei Quartieri Spagnoli . Nel 2006 beneficiò dell’’indulto. L’uomo , così come riportato dal quotidiano Il Roma, in una telefonata alla moglie racconta del pizzo imposto per la vendita della droga. Trecento euro la cifra che i Mariano imponevano “per le piazze di spaccio”. Soldi che stando ai racconti di Overa finivano nelle tasche della moglie di Marco Mariano, Patrizia Cinque.

Estorsione al Fuenti, il Pg chiede la condanna in Appello per Serino e i complici

Salerno. Estorsione al gestore del Fuenti: la Procura generale chiede la condanna per il boss Aniello Serino, il figlio Matteo e i tre presunti complici. La richiesta di ribaltare la sentenza di assoluzione è arrivata nel corso del processo d’Appello dal pg Maddalena Russo. Per la Procura non fu esercizio arbitrario delle proprie ragioni – così come deciso in primo grado dai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore – ma una vera e propria estorsione ai danni di Nello Lombardi, all’epoca gestore del locale. Duecentocinquanta milioni delle vecchie lire: questa la cifra che nel 1994 Aniello Serino pretendeva da Lombardi. Il sostituto procuratore generale Maddalena Russo ha chiesto una condanna a 6 anni e 4 mesi per Matteo Serino e a 8 anni e 4 mesi per gli altri imputati: Aniello Serino detto “o’ pope”, Salvatore Salute di Napoli, Michele Gambardella il ‘ragioniere’ di Nocera e Vincenzo Zuccaretti di Baronissi. Secondo l’accusa, l’estorsione fu ordinata da Aniello Serino, che convocò a casa sua Aniello Lombardi. Qui Gambardella lo avrebbe rimproverato perché aveva spedito al socio una copia del giornale “La Voce della Campania” in cui si accusava di camorra Salvatore Salute, che all’epoca aveva una partecipazione nel Fuenti. Gli articoli furono ritenuti uno sgarro, un’offesa che secondo gli inquirenti nocerini si chiese di “risarcire” con la tangente da 250 milioni. Ma in primo grado la pretesa – secondo i giudici – si fondava su un credito realmente vantato. La pubblica accusa ha fatto appello a quella sentenza di assoluzione per prescrizione con la derubricazione del reato e così il procuratore generale ha chiesto la condanna di tutti gli imputati.

Torre del Greco: condannati a 30 anni i Killer del diacono di Latina

Trent’anni a tanto ammonta la pena chiesta per i tre killer che uccisero il diacono Patrizio Barlone. Salvatore Avola, Carmine Marasco di Torre del Greco e Antonio Imperato di Ercolano, sono stati condannati in primo grado a trent’anni di reclusione. I tre hanno chiesto il rito abbreviato per non incorrere nella condanna all’ergastolo. Patrizio Barlone fu trovato morto nella sua abitazione di Monte San Giacomo a febbraio scorso: fu legato e imbavagliato e poi ucciso. Dietro il raid che inizialmente doveva essere una rapina c’era un debito di 25mila euro che Quadrino aveva contratto con la vittima. Le immagini delle telecamere di sorveglianza erano state determinanti nell’individuazione dei componenti della gang ingaggiata da Quadrino. Ad incastrare gli uomini furono proprio i filmati di videosorveglianza dei carabinieri, dirimpettai del Barlone, nei quali si vedevano chiaramente tre uomini ed una donna uscire dal civico 9 di via Roma con un borsone.

Giugliano: due rapine nello stesso negozio in 10 giorni. Preso

Ha messo a segno due rapine nello stesso negozio in poco meno di 10 giorni. Ma è stato riconosciuto dalle vittime che hanno allertato la polizia. Per un uomo di 45 anni, già noto alle forze dell’ordine, è così scattato il fermo di polizia giudiziaria. Il fatto è accaduto a Giugliano All’inizio del mese scorso l’uomo, come hanno ricostruito gli agenti del locale commissariato, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, ha fatto irruzione in un bazar del centro, gestito da cittadini cinesi, facendosi consegnare l’incasso dalla moglie del titolare che si trovava alla cassa. Dieci giorni dopo lo’uomo è tornato per tentare un nuovo colpo. Ma la donna lo ha riconosciuto ed ha iniziato ad urlare richiamando l’attenzione del marito e dei clienti, costringendo il rapinatore alla fuga. Avviate le indagini i poliziotti in pochi giorni lo hanno identificato e lo hanno sottoposto a fermo.

Napoli, polistirolo al posto delle sigarette: sequestrate 154 “false stecche” in piazza Garibaldi

La polizia Municipale ha sequestrato in zona Piazza Garibaldi a Napoli 154 false stecche di sigarette. Gli Agenti, durante il regolare controllo della piazza hanno avvistato due uomini che vendevano stecche di sigarette di contrabbando. Fermati i due venditori gli agenti si accorgevano che, le stecche ben confezionate, non contenevano pacchetti di sigarette ma strisce di polistirolo e chiodi. Le 154 finte stecche di sigarette sono state sequestrate e i due truffatori risultati gia’ pregiudicati per reati contro il patrimonio, sono stati denunciati all’Autorita’ Giudiziaria.

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