“Il boss delle pompe funebri costretto a scappare per questioni di cuore”

Arzano Questioni di cuore: l’onore lavato a colpi di kalashnikov nelle palazzine della 167 tra Monfregolo e Scafuro.
Nei lunghi verbali il neo pentito Pasquale Cristiano racconta episodi inediti tra cui lo scontro tra Giuseppe Monfregolo e l’ex boss per conto del clan Moccia, Girolamo Scafuro, ex gestore delle pompe funebri ad Arzano.
I rapporti con i Monfregolo, fino alla rottura del 2020: “Nel 2018 quando sono stato arrestato, avevo mandato ad Arzano l’imbasciata che MONFREGOLO Mariano doveva occuparsi solo di droga ed ALTERIO Raffaele doveva occuparsi di estorsioni. Questa mia indicazione non è stata seguita, la mia scelta era finalizzata a garantire la riservatezza di MONFREGOLO Giuseppe, all’epoca latitanza.
Egli invece prese questa mia decisione come un affronto e organizzò una riunione a casa del fratello Mariano a Casandrìno, alla quale erano presenti tutti i MONFREGOLO, D’ARIA Mario e ALTERIO Raffaele che mi ha raccontato che Giuseppe Monfregolo si fece trovare armato di pistola, lo affrontò e disse che non era morto né carcerato e che la gestione del clan spettava ai suoi fratelli, Mariano e Raffaele, e Alterio non doveva interessarsene e continuare ad avere il suo ruolo. Io rispettai la sua scelta”.
Nel verbale del 28 luglio scorso, Cristiano prosegue: “quando poi è stato catturato, era nella mia stessa sezione a Secondigliano, oltre a raccontarmi delle cose della sua latitanza, delle quali riferirò, mi ribadì che per lui era importante continuare ad avere un ruolo da protagonista anche dalla latitanza, ma lui capì anche le ragioni, a sua tutela, per le quali io avevo preso quella decisione.
In quello stesso periodo mio cognato MORMILE Vincenzo iniziò ad avere problemi a Frattamaggiore con i Pezzella di Cardito che volevano approfittare della nostra assenza, mia e di MONFREGOLO Giuseppe, che avevamo un notevole spessore, per impadronirsi di Frattamaggiore e Frattaminore. Ad insidiare mio cognato erano…omissis….
Sì trattava di un gruppo che sostanzialmente voleva impossessarsi della gestione della droga con l’appoggio di …omissis… A quel punto mio cognato, sempre con il telefono, mi informò e io gli dissi di chiedere supporto a quelli di Arzano in modo che si facessero vedere con lui per far capire che aveva sempre l’appoggio di Arzano. MONFREGOLO Mariano, sempre con il telefono, informava il fratello MONFREGOLO Giuseppe, con il quale non potevo più parlare perché era stato trasferito in altra sezione, lamentandosi del fatto che dovevano pensare ad Arzano e non potevano allontanarsi per appoggiare MORMILE.
E Giuseppe lo assecondava, dicendo di non farlo. Anzi lui era ancora più contrario a dare questo supporto. Questa cosa io l’ho vissuta come una mancanza di rispetto e di considerazione, anche perché durante la latitanza MONFREGOLO Giuseppe ebbe un litigio con SCAFURO Girolamo, prevalentemente per questioni legate alla ex moglie ( arrestata durante il blitz del 25 aprile scorso e attualmente convivente di Giuseppe Monfregolo ndr) .
Giuseppe mandò a sparare contro la porta di casa di Scafuro: come ho già riferito. SCAFURO, con Antonio o russo e un altro ragazzo che non conosco, prese un kalashnikov e si presentò al Rione 167, si fermò, senza sparare ma mostrando l’arma, davanti alla casa della madre dei MONFREGOLO, si affacciò GILARDI Rosa, all’epoca incinta che reagì lanciandogli incontro vasi delle piante ma anche intimorita perché MONFREGOLO Mariano era in strada, probabilmente nascosto. Dopo questo episodio perse anche il figlio.
L’episodio mi è stato raccontato da MORMILE Vincenzo. MONFREGOLO Mariano, poi, chiese aiuto a MORMILE e il gruppo di Frattamaggiore andò a Casavatore, a casa della madre dove si nascondeva Scafuro, e sparò anche contro quell’abitazione. Me lo ha raccontato sempre MORMILE, …omissis… e poi il gruppo di Arzano. Il gruppo di Frattamaggiore aveva le proprie e armi ma utilizzò quelle fornite da Arzano, per evitare di portarle dietro.
Dopo questo episodio Scafuro Girolamo si allontanò definitivamente. Io continuavo ad avere contatti, anche in videochiamata, con MONFREGOLO Mariano che a volte mi ha fatto vedere di stare a Frattamaggiore, ma in realtà lì lasciavano il solo ALTERIO Raffaele. MORMILE riuscì a mantenere la gestione anche grazie all’intervento di SAUTTO Nicola, che mi vuole molto bene, e per questo, a anche per omissis fece capire di appoggiare MORMILE e fermò questa iniziativa.
Fu lui a farmi anche capire chi c’era dietro questi ragazzi ma io ormai ero arrabbiato con i MONFREGOLO, dopo questo segnale che avevo ricevuto. Trovai il modo di parlare con Giuseppe mentre lui andava al campo di Calcio. Lui continuava a dire che andava tutto bene e stavano dando supporto a MORMILE. Io lo affrontai duramente, rinfacciandogli il loro disinteresse. A quel punto si assunse la responsabilità della scelta, dicendo che aveva deciso lui di non dare supporto e disse di non prendermela con i fratelli. Mi chiese anche scusa per questa mancanza nei miei confronti”.
Ciro Espedito
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