Maxi Processo al Clan Amato-Pagano: 391 Anni di Reclusione per 43 Imputati
Napoli – Il Tribunale di Napoli ha inflitto una condanna complessiva di 391 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere a 43 esponenti del clan Amato-Pagano. Il provvedimento, emesso dal Gup Federico Villano, si è concluso al termine di un maxi processo celebrato con rito abbreviato, scaturito da un blitz delle autorità nel dicembre 2024. Delle 54 persone inizialmente accusate, 43 sono state giudicate colpevoli, con tutte le pene accompagnate da attenuanti generiche.
Le accuse per gli imputati variavano dall’associazione camorristica al traffico di stupefacenti, attività storicamente consolidate nel territorio di Secondigliano, Melito, Mugnano e Arzano. La condanna più severa è stata inflitta a Luigi Diano, destinato a scontare 16 anni di reclusione, mentre Luciano De Luca e Enrico Bocchetti hanno ricevuto rispettivamente 15 anni e 8 mesi e 15 anni e 4 mesi.
Strategia Difensiva e Ammissibilità delle Colpe
Nove membri della nuova dirigenza del clan hanno scelto di confessare le loro responsabilità durante il processo, nella speranza di ottenere una pena ridotta. Tra questi, spicca Debora Amato, figlia di Rosaria Pagano e Pietro Amato, che ha cercato di beneficiare della riduzione prevista dal rito abbreviato. Nonostante la confessione, il giudice ha inflitto a Amato una pena di 12 anni, segno che la strategia difensiva non ha avuto i risultati sperati.
Riorganizzazione e Leadership del Clan
L’indagine ha rivelato un’organizzazione delittuosa ben strutturata, evidentemente ripristinata dopo l’arresto dei vertici storici. Il coordinamento della nuova cosca è stato attribuito a Gennaro Liguori, condannato a 14 anni, e i suoi stretti collaboratori Emanuele Cicalese (11 anni) e Enrico Bocchetti. Debora Amato è emersa come figura centrale, gestendo le finanze del traffico di droga fino a passare il testimone al marito Domenico Romano.
Nuovi Business e Formazione Criminale
Ulteriori dettagli emersi dal processo rivelano che il clan ha ampliato i propri interessi, mirando a controllare le aste giudiziarie e sfruttando il mercato dei bonus fiscali. La gestione delle estorsioni è stata definita “un’università del crimine”, dove i veterani istruivano i giovani sulle tecniche intimidatorie da utilizzare.
Condotte Illegali in Detenzione
L’impianto accusatorio ha dimostrato l’esistenza di un sistema di “mesate vip”, che garantiva stipendi mensili di circa 8.000 euro a membri di spicco, così come l’uso di telefoni cellulari clandestini nelle carceri per mantenere il controllo anche da dietro le sbarre.
Elenco delle Condanne
Tra i condannati figurano nomi noti della camorra. Le pene variano da 1 anno e 8 mesi a Luigi Diano, condannato per un totale di 16 anni. Diverse figure hanno ricevuto pene significative, mentre alcuni hanno visto le loro richieste di attenuazione respinte.
Le indagini proseguono per verificare ulteriori collegamenti e attività del clan, mentre è attesa una possibile revisione delle condanne in appello.
