Operazione Anticamorra: I “Panzaruttari” Comunicano dal Carcere Attraverso Smartphone
Afragola, 25 ottobre 2023 – Un’operazione dei Carabinieri ha portato all’arresto di 23 membri del clan Nobile, conosciuti come i “Panzaruttari”, rivelando un sistema di comunicazione illecita che consentiva ai vertici della criminalità di gestire le proprie attività dal carcere. Secondo quanto comunicato dal Giudice per le Indagini Preliminari, Federica Colucci, l’uso di smartphone introdotti clandestinamente nelle carceri ha permesso il coordinamento dei delitti e la gestione del territorio anche mentre i capi erano detenuti.
Il boss Raffaele Nobile, attualmente rinchiuso nel carcere di Siracusa, utilizzava un cellulare per videochiamare costantemente la compagna, che fungeva da collegamento con il resto della famiglia e i membri del clan. Questo sistema di comunicazione, definito “a specchio”, consentiva a Raffaele di interagire con sua madre, il fratello Giuseppe (detenuto a Frosinone), il figlio Antonio detto “Spiedino” e altri affiliati, come Bruno Bottone e Alex Pollaro.
Le indagini condotte dai Carabinieri di Castello di Cisterna hanno rivelato che le conversazioni captate riguardavano esclusivamente attività criminose e strategie operative, piuttosto che questioni personali o affettive. Il Tribunale ha evidenziato come l’utilizzo di dispositivi elettronici in carcere possa aggravare la posizione degli indagati ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale, finalizzandosi al sostegno delle operazioni del clan.
L’accesso ai telefoni non era sempre garantito. Antonio Nobile, al momento dell’arresto nel 2023, ha fatto uso del cellulare di un compagno di cella fino a quando non ha potuto procurarsi due utenze personali. Il dialogo tra Antonio e il cugino “Topolone”, infatti, mette in luce la frenetica attesa per il telefono: “Dico per il telefono che ha fatto questo, ti ha chiamato questo?”. Queste intercettazioni evidenziano l’importanza vitale della comunicazione per il clan anche in condizioni di detenzione.
Meritevole di nota è l’approccio di Pasquale Nobile, che ha preferito sfruttare applicazioni social per rimanere in contatto, evitando l’uso della rete cellulare tradizionale. Durante una conversazione tra familiari, si apprende che Pasquale utilizzava solo Instagram, un metodo che ha confuso persino i suoi parenti.
Inoltre, la rete di comunicazione si estendeva a detenuti in differenti istituti penitenziari, come nel caso di Luigi Forte, recluso a Secondigliano, che parlava con il padre Giovanni e altri familiari, tutti dotati di smartphone. Questa situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo la sicurezza nelle carceri, mettendo in evidenza lacune significative nei controlli.
L’operazione dei Carabinieri ha permesso di riportare la situazione sotto controllo, riducendo drasticamente le attività illecite dei “Panzaruttari” attraverso una severa vigilanza penitenziaria. Le indagini sono in corso per verificare ulteriori implicazioni del clan e controllare la diffusione di comunicazioni illecite tra i detenuti.
L’impatto di queste scoperte non solo chiarisce l’organizzazione interna del clan, ma mette in luce anche la necessità di una revisione delle misure di sicurezza da parte delle autorità competenti.
