Napoli, smantellata rete di narcotraffico del clan Lepre: 12 misure cautelari eseguite
Napoli – Una vasta operazione antidroga ha portato all’arresto di 12 individui di una rete di narcotraffico radicata nel centro storico di Napoli, nel rione Cavone. L’operazione, messa in atto questa mattina dai Carabinieri e dalla Squadra Mobile, è il risultato di un’indagine durata oltre tre anni, avviata nel 2020 e condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sotto la direzione del Gip Ambra Cerabona.
La rete smantellata dall’operazione collegava figure professionali insospettabili – tra cui imprenditori, impiegati di banca e infermieri – ai traffici illeciti del clan Lepre. Questi, gestiti da un’organizzazione ben strutturata, assicuravano un servizio di distribuzione di droga, capace di allineare i salotti buoni della città con le aree più degradate.
L’evoluzione del clan Lepre
L’organizzazione del clan Lepre non è nuova alle forze dell’ordine. Dopo il colpo decisivo subito nei primi anni 2000, il clan ha dimostrato una sorprendente capacità resiliente. In seguito alla morte del boss Ciro Lepre, conosciuto come ‘o sceriffo’, la leadership è passata nelle mani del fratello Luigi, affiancato da Salvatore Cianciulli, descritto come la mente operativa del traffico di stupefacenti. Le intercettazioni ambientali rivelano l’approccio imprenditoriale di Cianciulli, che dichiarava senza esitazioni: «Io lavoro con la roba».
Il suo ruolo nella gestione delle forniture di droga ha consolidato un monopolio sul commercio locale, garantendo approvvigionamenti regolari ai gestori delle diverse piazze di spaccio. Emblematiche le parole di uno di questi ultimi, Salvatore Casertano, che ha espresso preoccupazione sulla disponibilità di merce: «E come glieli do? Io ho poca roba…».
Una struttura operativa altamente organizzata
Il fulcro delle operazioni si trovava all’interno del Fondaco San Potito, un luogo difficile da osservare e raggiungere per le forze dell’ordine. L’installazione di microtelecamere ha permesso di documentare un’operatività sorprendente: dalle 8:00 alle 20:00 un centralino telefonico riceveva e smistava le ordinazioni per le consegne a domicilio in zone come Chiaia, Vomero, Sanità e Bagnoli. Le consegne giornaliere oscillavano tra le 150 e le 200, con picchi nel fine settimana.
Il linguaggio utilizzato dai clienti per ordinare la droga rivelava una codificazione astuta, facilmente interpretata dagli investigatori. Frasi come «Venti minuti» indicavano una richiesta di cocaina a prezzi specifici e rivelavano un’operazione logistica ben collaudata.
Un sistema che agiva come un’azienda
L’indagine ha inoltre evidenziato come la piramide gerarchica dell’organizzazione fosse simile a quella di un’impresa legittima. Gli stessi pusher ricevevano stipendi regolari, con discussioni relazionali che riflettevano dinamiche lavorative tipiche. Un’intercettazione tra un gestore del traffico e una pusher esemplifica questa situazione, con il gestore che sottolinea la responsabilità individuale per la gestione delle risorse.
Questa percezione di sicurezza nel lavoro illecitò ha portato a una chiusura mentale a opportunità legali, come dimostra il dialogo tra un pusher e la moglie circa un’offerta di lavoro onesto.
Conclusioni e sviluppi futuri
L’operazione di oggi ha segnato un passo significativo nella lotta contro il narcotraffico a Napoli, smantellando uno dei principali canali di distribuzione di droga della città e privando il clan Lepre delle sue figure chiave. Le indagini sono destinate a proseguire, con l’intento di estirpare completamente tutte le diramazioni operative collegate all’organizzazione.
Il provvedimento di arresto ha colpito personalità di spicco come Salvatore Casertano, Luigi Lepre, e Salvatore Cianciulli, tra gli altri, evidenziando la necessità di un continuo monitoraggio delle attività criminali nel territorio. Il lavoro delle forze dell’ordine, supportato dalle tecniche investigative moderne, rimane cruciale nella lotta contro fenomeni di tale gravità.
