Operazione contro scommesse illegali: richiesta di oltre 330 anni di carcere per Licciardi e Russo

Ultime News

Clan Di Lauro: svelati i legami con gli albanesi e il ruolo chiave di Raffaele Paolo o’ Rockets

Operazione contro il traffico di droga: 14 arresti a...

Garlasco, Sempio si presenta per la prima volta dai pm: silenzio sulla sua posizione

Pavia: Andrea Sempio in Procura per l’Omicidio di Chiara...

Napoli: Processo ai Clan Licciardi e Russo di Nola, Un’Organizzazione Criminosa in Evoluzione

Il tribunale di Napoli è attualmente il teatro di un processo di primo grado che sta rivelando la complessità e l’evoluzione dei clan mafiosi attivi in Campania. Il dibattimento, condotto con rito abbreviato davanti al Giudice per le Udienze Preliminari (Gup), ha visto la requisitoria del Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, con l’udienza tenutasi nell’aula bunker del carcere di Poggioreale. Al centro dell’attenzione si trova l’alleanza tra i clan Licciardi della Masseria Cardone e Russo di Nola, un sodalizio criminale di seconda generazione.

Le 461 pagine dell’ordinanza cautelare forniscono una chiara fotografia di un cambiamento radicale nel modus operandi di queste organizzazioni. I clan, secondo quanto emerso nelle aule del tribunale, avrebbero progressivamente abbandonato l’uso delle armi da fuoco, sostituendole con tecnologie informatiche e pratiche di gioco d’azzardo online. L’indagine ha messo in luce un sistema che punta a eludere i controlli statali, vendendo “skin” per accedere a piattaforme di gioco illegali, lontano dalle modalità tradizionali di intimidazione fisica.

La strategia di questi gruppi è quella di diversificare e capitalizzare sull’industria del gioco online, estendendo le loro operazioni dalle province nolane ai quartieri di Napoli. Sfruttando piattaforme con estensione .com e server posizionati all’estero, l’organizzazione riesce a raccogliere migliaia di puntate quotidiane, e ciò mediante una rete di punti gioco legali mascherati.

L’impianto accusatorio evidenzia che l’organizzazione operava come un’azienda moderna, pur essendo basata sull’illegalità. Le piattaforme utilizzate, sottolinea l’accusa, garantivano l’assenza di controlli statali, consentendo così l’accumulo di profitti ingenti eludendo le normative fiscali e antiriciclaggio.

Tra i volti di spicco di questa nuova generazione di clan vi è Gennaro Licciardi, 35 anni, figlio di Vincenzo Licciardi, storico esponente dell’Alleanza di Secondigliano. Insieme a un team di alleati, tra cui Antonio Licciardi e le famiglie Carella, Russo e Fabbrocino, Gennaro avrebbe un ruolo cruciale nella definizione delle strategie e nel mantenimento del controllo e della forza intimidatoria dell’organizzazione.

L’organigramma delineato dagli inquirenti rivela diversi livelli di responsabilità all’interno del sodalizio. I vertici, compresi Gennaro e Antonio Licciardi e i fratelli Luigi e Francesco Pio Carella, si occupano delle strategie e del monitoraggio dei flussi finanziari. Le figure tecniche, come Endri Alla e Mario Maiello, gestiscono le piattaforme online, supportati da Domenico Cavezzi e Giovanni De Maria. La rete capillare sul territorio, nota come PJ Nola, è legata al clan Russo e gestisce una rete di agenzie.

Nonostante l’apparenza tecnologica, la gestione delle criticità riporta a pratiche tradizionali di recupero crediti, utilizzando l’intimidazione mafiosa per far fronte a situazioni di insolvenza, come nel caso di un presunto debito di 88.000 euro.

Al termine della requisitoria, la Procura ha avanzato richieste di condanna per 27 dei 28 imputati coinvolti nel processo. Le pene richieste variano da 6 a 27 anni di reclusione, evidenziando la gravità delle accuse e la complessità dell’organizzazione.

Le indagini si trovano ora in una fase cruciale, con potenziali sviluppi che potrebbero ulteriormente chiarire le dinamiche interne ed esterne ai gruppi mafiosi e le loro interazioni con il tessuto sociale e commerciale della Campania.

Fonte