Boscoreale— I funerali di Franchino Pesacane, figura ritenuta ai vertici della criminalità organizzata nell’area vesuviana, non si terranno in forma pubblica. La decisione, assunta dalla Questura di Napoli per lo svolgimento delle esequie previste a Boscoreale, ha ricevuto il pieno e convinto sostegno del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha sottolineato la necessità di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.
Le ragioni della misura
«I funerali si terranno esclusivamente in forma privata. Ritengo pienamente condivisibile il provvedimento adottato dal Questore», ha dichiarato il prefetto di Bari. Oltre agli aspetti strettamente legati all’ordine pubblico, l’intervento delle autorità risponde all’esigenza di evitare che la cerimonia possa trasformarsi in un palcoscenico di affermazione criminale. Come chiarito dal Prefetto, la valutazione dell’Autorità di Pubblica Sicurezza deve infatti tenere conto del rischio che una manifestazione pubblica assuma una funzione di «esposizione, celebrazione o legittimazione sociale» nei confronti di soggetti storicamente legati a contesti camorristici radicati sul territorio.
L’intervento della società civile
Sulla vicenda era intervenuta con fermezza anche la rete di Libera Campania, che nella serata precedente aveva sollevato forti perplessità e proteste di fronte all’eventualità di un rito pubblico per un esponente di vertice dei clan vesuviani. L’associazione fondata da don Luigi Ciotti ha ribadito ancora una volta quanto sia fondamentale evitare che i funerali di figure di spicco della criminalità si trasformino in dimostrazioni di potere del clan sulla comunità locale.
Il confine tra lutto privato e legalità
Il provvedimento garantisce comunque il bilanciamento tra il rispetto del dolore personale e la tutela della legalità. «La scelta di consentire lo svolgimento delle esequie in forma privata garantisce il diritto dei familiari a vivere il lutto e a dare dignitosa sepoltura al proprio congiunto, evitando però che il rito funebre possa trasformarsi in un momento di aggregazione pubblica», ha ribadito il prefetto di Bari, sintetizzando la posizione dello Stato: «Si tutela il dolore privato dei familiari, ma non si può consentire che la morte diventi occasione di celebrazione pubblica di chi ha scelto di collocarsi al di fuori della legalità».
