Garlasco, 19 anni dopo: una nuova fase dell’inchiesta Poggi si misura sul filo della parola “rinvio”
Pavia, 19 anni dopo il delitto di Chiara Poggi a Garlasco, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, 38 anni, accusato di omicidio volontario aggravato. Se il giudice per l’udienza preliminare dovesse accoglierla, il processo vedrà l’imputato confrontarsi con le nuove ricostruzioni emerse nel corso delle indagini.
L’ipotesi accusatoria resta chiara: omicidio volontario aggravato. Secondo l’impostazione dei pm, il movente sarebbe legato al rifiuto di Chiara Poggi, una giovane di allora, nei confronti di un tentativo di approccio sessuale da parte di Sempio, amico del fratello della vittima. Una chiave motivazionale che viene proiettata nel contesto di una violenza che i magistrati descrivono come estremamente cruenta.
La Procura precisa che le nuove verifiche investigative hanno ricostruito una dinamica sostanzialmente violenta: dopo una colluttazione iniziale, Sempio, all’epoca diciannovenne, avrebbe colpito la ragazza con un corpo contundente in diverse regioni del volto e del capo, facendola cadere a terra. A quel punto la vittima, secondo le indagini, avrebbe tentato di reagire, venendo colpita nuovamente con una serie di colpi che l’avrebbero lasciata priva di sensi.
Trascinata il corpo, la scena sarebbe proseguita con un movimentato sfioramento verso l’ingresso della cantina. Il corpo della giovane sarebbe stato spinto lungo la rampa e, una volta incosciente, colpito ulteriormente. Le ferite riportate, secondo la ricostruzione investigativa, includono lesioni gravi al cranio e al volto; si parla di una sequenza di colpi che avrebbe prodotto lesioni multiple prima della morte. In totale, la Procura evidenzia una serie di traumi che hanno causato un grave danno cerebrale.
Nel fascicolo resta centrale la differenziazione tra fatti accertati e possibili sviluppi: la ricostruzione, descritta in sede di comunicato, viene presentata come parte delle nuove indagini, non come verità definitivamente accertata. Il legale di Sempio, Liborio Cataliotti, ha ribadito la piena disponibilità del proprio assistito a fronteggiare l’imputazione, sostenendo che la misura appare coerente con l’andamento delle indagini e con l’avviso di fine indagini. La collega Angela Taccia ha aggiunto che la verifica degli elementi dovrebbe portare chiarezza sull’intera vicenda.
Nel contesto giudiziario del caso Poggi, va ricordato che per lo stesso delitto fu condannato in via definitiva nel 2015 Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, a 16 anni di reclusione. La presenza di una nuova imputazione non modifica necessariamente quel precedente, ma contribuisce a intrecciare due fili della stessa tragedia: una ricostruzione che si aggiorna nel tempo e un percorso processuale ancora aperto.
Aspetto cruciale resta la prossima tappa procedurale: se il Gip accoglierà la richiesta di rinvio a giudizio, si aprirà ufficialmente il dibattimento contro Sempio. Le parti, in attesa della fissazione dell’udienza, continueranno a lavorare sui reperti e sulle testimonianze, con l’obiettivo di distinguere con precisione cosa sia già stato verificato e cosa debba essere ulteriormente accertato.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la curatrice dell’informazione ha riportato la nota ufficiale della Procura di Pavia, che sottolinea come le indagini abbiano prodotto elementi nuovi utili a inquadrare la vicenda nel contesto attuale. Ciò che resta, per ora, è la responsabilità di un atto giudiziario che, in caso di accoglimento, permetterà di far luce su una vicenda staccata nel tempo ma ancora sospesa tra memoria e giustizia.
