Una generosa ricompensa è stata offerta ai killer coinvolti negli omicidi noti come “morti bruciati”. Sei corpi carbonizzati sono stati lasciati lungo le strade tra Caivano e Grumo Nevano, in vendetta per la morte di Mario Pezzella, fratello del boss Francesco Pezzella, attualmente in carcere e raggiunto da una nuova ordinanza cautelare insieme ad altri dodici affiliati.
Il boss gestiva gli affari illeciti su Caivano, parti di Arzano, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore direttamente dal carcere. Si è scoperto che aveva offerto una ricompensa di 300mila euro ai killer che avevano completato le missioni di morte. Questa informazione è stata rivelata agli investigatori da Francesco Capasso, un ex membro del gruppo criminale, che ha testimoniato a supporto dell’inchiesta che ha portato all’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro.
Capasso ha riferito in un interrogatorio del maggio 2022 che Gennaro Amaro aveva rivelato tutto ad Antonio Ciccarelli, uno dei motivi per cui era stato ucciso. Questi fatti portarono a una componente di Maglione, che portò a un conflitto politico sui traffici di droga, portarono a degli accordi tra le Cdl e alla precisi stadi criminali. También informó que Amaro, Mattia Iavarone y Emilio Solimene habían aumentado su poder en el territorio, formando alianzas con Francesco Pezzella.
Capasso ha inoltre rivelato che Iavarone e Solimene avevano avuto un ruolo negli omicidi dei morti bruciati, incluso l’omicidio di Casolla, per ordine di Francesco Pezzella per vendicare la morte del fratello. Una ricompensa di 300mila euro è stata divisa tra Amaro, Solimene e Iavarone, condivisa con i Barbato di Afragola, come ricompensa offerta dallo stesso Pezzella.
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