Omicidio a Rogoredo: svelato il sistema Cinturrino tra violenza e estorsioni nel traffico di droga

Omicidio a Rogoredo: la confessione dell’agente Carmelo Cinturrino

Milano – Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, è attualmente sotto custodia cautelare nel carcere di San Vittore per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. Le sue recenti dichiarazioni al giudice per le indagini preliminari, Domenico Santoro, insieme alle testimonianze di alcuni colleghi, stanno facendo emergere un quadro inquietante riguardo le sue condotte.

Durante l’interrogatorio, Cinturrino ha ammesso: «Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa», sollecitando scuse verso i suoi colleghi di divisa. Tuttavia, contrariamente all’ammissione dell’omicidio, ha negato l’accusa di estorsione, relativa a presunti atti di “pizzo” inflitti a spacciatori e individui vulnerabili nel boschetto di Rogoredo.

Le dichiarazioni di alcuni agenti coinvolti nelle indagini mettono in discussione la condotta di Cinturrino. Le testimonianze raccolte rivelano un uomo al di fuori delle prescrizioni operative. Un collega, in un verbale datato 19 febbraio, descrive Cinturrino come “poco raccomandabile”, sottolineando come non esistesse limitazioni nell’infliggere violenza, anche su persone vulnerabili. «So che lo voleva prendere», ha riportato riguardo Mansouri, evidenziando una presunta intenzione di arresto.

La grave situazione è stata confermata da resoconti interni al Commissariato Mecenate, dove Cinturrino aveva instaurato un clima di sfiducia. Alcuni agenti preferivano evitare i turni con lui, temendo comportamenti irregolari. Si riportano episodi in cui, durante operazioni nei boschi, Cinturrino utilizzava violenza per estorcere droga, con sostanze che poi scomparivano senza lasciare traccia nei verbali di sequestro. Un tossicodipendente, sorpreso a parlare con un ufficiale, avrebbe affermato: «Se do tutto, mi lasciano stare».

La polemica ha raggiunto anche i vertici della Polizia. Il Capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani, ha condannato fermamente l’operato dell’agente e ha richiesto un severo provvedimento disciplinare. D’altro canto, il legale di Cinturrino, l’avvocato Piero Porciani, ha dichiarato: «Chi sbaglia paga, ma un delinquente non è uno che sbaglia».

Inoltre, la fidanzata dell’agente, Valeria, esprime il suo dispiacere, rispettando il lavoro degli investigatori e affermando: «Se ha sbagliato, pagherà quello che deve».

Le indagini proseguono con l’obiettivo di chiarire la portata di un possibile sistema di prevaricazione e il ruolo degli altri agenti coinvolti. Restano aperte le domande sulla natura delle loro omissioni: si tratta di timore o di una preoccupante sottovalutazione della situazione?

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