Torre Annunziata: Il drammatico crollo di Rampa Nunziante e i recenti sviluppi giudiziari
Il 7 luglio 2017, poco prima dell’alba, un’ala del palazzo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata è crollata, provocando la morte di otto persone. Tra le vittime si trovavano famiglie intere, riducendo la comunità oplontina a un doloroso silenzio.
I soccorritori, giunti sul luogo del disastro, hanno scavato incessantemente, ma non sono riusciti a salvare gli intrappolati sotto le macerie. Tra le vittime vi erano l’architetto Giacomo Cuccurullo, sua moglie Adele Laiola e il loro figlio Marco, insieme alla famiglia Guida, composta da Pasquale, Anna Duraccio e i loro figli Francesca e Salvatore, di 11 e 8 anni. Anche la sarta Giuseppina Aprea ha trovato la morte nel tragico evento.
Le indagini hanno rivelato che il crollo è stato causato da lavori di ristrutturazione eseguiti incautamente al secondo piano dell’edificio. Risalente alla fine degli anni ’50, il palazzo, originariamente una villetta, era stato trasformato in un condominio a cinque piani attraverso interventi abusivi. Questi lavori, secondo le autorità, hanno compromesso la stabilità della struttura, trasformandola in una trappola mortale.
Nel dicembre 2024, il processo di secondo grado si è concluso davanti alla Corte d’Appello di Napoli, confermando le condanne emesse in primo grado. L’amministratore di condominio, inizialmente assolto, è stato condannato a otto anni di carcere per il reato di omicidio colposo plurimo. Complessivamente, le pene inflitte agli imputati erano le seguenti:
- Gerardo Velotto, proprietario dell’appartamento: 12 anni
- Massimiliano Bonzani, architetto e direttore dei lavori: 11 anni
- Aniello Manzo, architetto: 10 anni
- Pasquale Cosenza, capo operaio: 9 anni
- Roberto Cuomo, amministratore di condominio: 8 anni (più 1 per falso)
Tuttavia, il 3 marzo 2023, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’Appello, dichiarando la prescrizione del reato di omicidio colposo plurimo. Questa decisione ha sollevato gli imputati da qualsiasi responsabilità penale per le morti avvenute nel crollo, alleggerendo ulteriormente le accuse.
Il cambio di decisione è stato attribuito alla strategia difensiva, con avvocati come Giuseppe Della Monica e Camillo Tufano a rappresentare Velotto, e Gennaro Ausiello e Luciano Bonzani per Bonzani. L’avvocato Elio D’Aquino ha giocato un ruolo cruciale nella difesa di Cuomo.
Ora, gli atti del procedimento ritorneranno ai giudici della Corte d’Appello di Napoli per un nuovo processo, focalizzato esclusivamente sul reato di crollo colposo, l’unica accusa ancora in piedi. Questo dibattimento dovrà ricalcolare le pene, che subiranno inevitabilmente una significativa riduzione.
Le indagini continuano a far luce su un tragico episodio che ha segnato in modo indelebile la storia della città, mentre la comunità attende gli sviluppi di un caso che ha tenuto sotto shock Torre Annunziata.
