Sparatoria al Corso Secondigliano: il cognato di Salvatore Marino fermeggia l’agguato

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Spari in Corso Secondigliano: agguato contro Salvatore Marino

Intorno alle 23:30 di ieri, il Corso Secondigliano è stato teatro di un violento agguato che ha coinvolto Salvatore Marino, 49 anni. L’intervento rapido di alcuni passanti, che lo hanno soccorso, non è bastato a prevenire la gravità delle sue ferite, causate da almeno due proiettili all’addome, che hanno colpito anche un fianco e una gamba. Marino è stato immediatamente trasportato in ospedale, al Cardarelli, dove i medici, pur dichiarandolo fuori pericolo, hanno sottoposto il paziente a stretto monitoraggio.

Dopo la sparatoria, scattava la caccia all’uomo. Gli uomini della Squadra Mobile e del commissariato locale hanno setacciato il quartiere, raccogliendo testimonianze che hanno consentito di restringere il campo dei sospettati. In un’imprevista evoluzione della situazione, Savio Margarita, presunto autore dell’agguato, si è presentato volontariamente presso la Questura, dichiarandosi colpevole. Secondo quanto riportato da fonti investigative, Margarita avrebbe riconosciuto di aver premuto il grilletto contro Marino, con il quale ha legami di parentela.

Nel frattempo, la Scientifica ha avviato le operazioni di repertazione sul luogo dell’agguato, analizzando l’asfalto alla ricerca di bossoli e visionando i filmati dei sistemi di videosorveglianza. I primi accertamenti sembrano suggerire che il movente possa collocarsi in un contesto di vendetta o regolamento di conti, legato a un episodio verificatosi poche ore prima della sparatoria.

Nel pomeriggio precedente all’agguato, infatti, un blitz della Polizia in un centro di autodemolizioni a San Pietro a Patierno ha portato all’arresto di Stefano Margarita, fratello di Savio. L’operazione ha messo in luce un ingente sequestro di mezzo chilo di cocaina e un arsenale composto da due fucili e una pistola.

Le autorità stanno ora approfondendo le possibili connessioni tra gli eventi, indagando se l’attacco contro Marino sia da attribuire a ritorsioni legate al sequestro di droga o a tensioni interne nel sistema criminale della zona nord di Napoli. Al momento, gli inquirenti continuano a lavorare per far luce sui contorni di questa violenta vicenda, mantenendo alta la vigilanza sulla sicurezza del quartiere.

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