NAPOLI — Una nuova pronuncia della Corte d’appello si abbatte sul clan Valda-Aprea, consolidando l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia e ridisegnando, in parte, il quadro sanzionatorio per gli imputati coinvolti nella faida che ha insanguinato la periferia est del capoluogo.
La sentenza: conferme e riduzioni
La prima sezione della Corte d’appello di Napoli ha confermato le condanne già inflitte in primo grado nei confronti di Francesco Pio Valda e della sorella Giuseppina Valda, ritenuti figure centrali del gruppo criminale. Le pene restano fissate rispettivamente a 15 anni e 4 mesi e 9 anni e 4 mesi.
Accanto alle conferme, i giudici hanno però riconosciuto le attenuanti generiche ad altri imputati, rideterminando le condanne. Tra le decisioni più rilevanti, l’esclusione dell’aggravante mafiosa per Salvatore Mancini, con una drastica riduzione della pena.
L’indagine: la faida silenziosa di Barra
L’inchiesta, coordinata dalla Dda e condotta dalla Squadra mobile, ha ricostruito un anno e mezzo di tensioni e scontri tra i gruppi Valda-Aprea e Cuccaro-Ronza, una guerra a bassa intensità fatta di stese, ordigni e ferimenti, ma priva di episodi eclatanti.
Determinanti si sono rivelate le intercettazioni, in particolare quelle a carico di Luigi Valda, considerato reggente del clan anche dal carcere grazie all’uso illecito di telefoni cellulari.
Il quadro investigativo ha inoltre fatto luce su episodi specifici, tra cui il tentato omicidio di Ciro Marigliano e diverse azioni armate riconducibili al gruppo.
Il contesto: dal clan “familiare” all’omicidio Maimone
Il gruppo criminale ruotava attorno alla famiglia Valda, già guidata dal ras Ciro Valda, detto “macchiulella”, ucciso nel 2013. Tra i protagonisti emerge Francesco Pio Valda, già condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’innocente Francesco Pio Maimone, vicenda simbolo della violenza criminale cittadina.
Le indagini hanno inoltre documentato una crescente escalation anche sui social network, dove i clan si scambiavano minacce, alimentando il clima di tensione sul territorio.
L’operazione del 2024
Nel marzo 2024 la polizia aveva eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 11 soggetti ritenuti, a vario titolo, affiliati o contigui al gruppo Valda-Aprea. Tra questi, oltre ai fratelli Valda, anche la madre e la nonna Giuseppina Niglio, figura ritenuta attiva nel supporto logistico all’organizzazione.
Le accuse contestate andavano dall’associazione mafiosa al traffico di sostanze stupefacenti.
Le condanne
(dalla più alta alla più bassa)
Francesco Pio Valda – 15 anni e 4 mesi
Giuseppina Valda – 9 anni e 4 mesi
Pasquale Saiz – 9 anni e 4 mesi
Luigi Valda – 7 anni e 10 mesi
Pasquale Ventimiglia – 7 anni
Giuseppina Niglio – 7 anni
Antonio Saiz – 5 anni e 9 mesi
Emmanuel Aprea – 4 anni
Salvatore Mancini – 1 anno e 4 mesi
