Napoli – Due giovani sono stati arrestati per l’omicidio volontario di Fabio Ascione, avvenuto la scorsa settimana a Ponticelli. I fermati sono Francesco Pio Autiero, 23 anni, e un complice minorenne, K.V., il quale compirà 18 anni a breve.
Le indagini, condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno permesso di ricostruire i dettagli dell’accaduto attraverso l’analisi minuziosa di un video di sorveglianza di un bar della zona. Le immagini mostrano gli ultimi momenti di vita di Ascione, prima di incrociare il suo aggressore.
Il momento fatale
Tutto ha avuto inizio con un gesto quotidiano: Fabio entra nel bar per acquistare un pacchetto di sigarette e bere un caffè, scambiando brevi saluti con il cugino presente. Mentre sta pagando, Autiero appare nelle vicinanze, sorridendo. I due si incrociano all’uscita senza scambiarsi parole o sguardi. Fabio in seguito si dirige verso casa, inconsapevole del pericolo imminente.
Pochi minuti dopo, la situazione evolve in un violento scontro tra bande. Un SUV scuro, appartenente al gruppo dei “ragazzi di Volla”, legato al clan Veneruso Rea, si confronterà con Autiero, che si trovava a bordo di uno scooter Beverly 300 guidato dal minorenne. Ne scaturisce una sparatoria, da cui Autiero riesce a fuggire, rispondendo ai colpi.
Il tragico epilogo
Il colpo mortale avviene a pochi metri dall’abitazione di Ascione, mentre Autiero, circondato da un gruppo di ragazzi, mostra la pistola. Fabio, avvicinandosi al gruppo, pronuncia incredulo: “Ué, mi hai colpito”, prima di perdere conoscenza. Secondo i rilievi scientifici, la distanza tra la canna della pistola e il corpo di Fabio al momento dello sparo era di soli 40-50 centimetri. Non si trattava di un’esecuzione premeditata, ma di un atto temerario culminato in tragedia.
La reazione della comunità e gli sviluppi delle indagini
Dopo l’episodio, Fabio Ascione viene dichiarato morto all’ospedale alle sei del mattino. Nel quartiere, però, vige un silenzio preoccupante, caratterizzato da omertà: residenti e testimoni affermano di non aver visto né sentito nulla. Le autorità hanno dovuto affrontare numerose difficoltà per raccogliere prove in un contesto ambientale ostile.
Tuttavia, la determinazione degli inquirenti ha portato a identificare i presunti responsabili. Fabio Ascione, rimasto coinvolto in un’aggressione di cui era estraneo, è ricordato ora per quel pacchetto di sigarette mai acceso. Le indagini proseguono per acquisire ulteriori dettagli e accertare eventuali complici nell’omicidio.
