I signori degli orologi: l’asse Ibiza-Napoli, il Clan dei Porticati e la regia occulta di Patrizio Bosti jr

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L’ordinanza del GIP Sabato Abagnale, sul clan “dei Porticati” guidati dal baby boss Patrizio Bosti junior svela il modus operandi del gruppo criminale: rapine da centinaia di migliaia di euro e ordini di morte impartiti dal carcere di Poggioreale. Non solo un nipote d’arte. Patrizio Bosti jr guidava una batteria di rapinatori professionisti capaci di colpire nelle discoteche più esclusive delle Baleari e tra i vicoli del Duomo, con un unico imperativo: “Comprare tutte armi”.

Il “colpo grosso” alle Baleari: missione “Isla Blanca”: Il predatore nel cuore della movida

Mentre i jet privati atterrano sulla pista dell’aeroporto di Eivissa, scaricando il jet-set internazionale tra limousine e bodyguard, due uomini si confondono tra la folla di turisti in cerca di divertimento. Non indossano abiti firmati, ma i loro occhi sono addestrati a riconoscere un dettaglio che ai più sfugge: il riflesso della luce sulla ceramica rossa di un Richard Mille o il bagliore dell’oro bianco di un Patek Philippe. Sono Gennaro Diano ed Emanuele Rubino, e per il clan sono i “cacciatori” inviati a razziare i tesori dei vacanzieri più facoltosi.

La loro missione a Ibiza non è un’improvvisazione. È un’operazione pianificata con logica militare, coordinata via etere da una cella del carcere di Poggioreale dove Giorgio Marasco, tramite un cellulare clandestino, funge da centrale operativa.

L’obiettivo da “150 patate”

Il primo contatto investigativo che gela gli inquirenti avviene già al terminal degli arrivi. È il 13 luglio 2022. Diano telefona a Marasco; la musica di sottofondo dell’aeroporto quasi copre la sua voce, ma il contenuto è inequivocabile:

Diano: “Sono ad Ibiza o chiatto… sì, io e il Rosso ora gli schiattiamo i polsi. Abbiamo visto un vecchio di 80 anni, teneva un pezzo da 150 patate sul braccio… nell’aeroporto proprio!”

Quel “pezzo da 150 patate” non è un modo di dire: nella grammatica criminale del clan, una “patata” equivale a mille euro. Un orologio da 150.000 euro al polso di un anziano, seguito come un’ombra dai due emissari di Secondigliano mentre si dirige verso il suo resort di lusso.

Dalle piste d’atterraggio al “The Martinez Brothers”

Il pedinamento si sposta dall’aeroporto ai santuari della notte. Le intercettazioni rivelano che Diano e Rubino seguono le loro prede fin dentro le discoteche più esclusive, come il celebre party dei The Martinez Brothers. Qui, tra fiumi di champagne e beat elettronici, il gruppo identifica un altro bersaglio: un Richard Mille “tutto rosso”.

La violenza è pronta a esplodere in qualsiasi momento. Emanuele Rubino, parlando con il complice in carcere, non usa metafore:”Zio già sai, appena abbiamo la nostra occasione… gli schiattiamo la testa”.

È la conferma che il gruppo non teme il confronto fisico; la rapina deve avvenire con precisione chirurgica o con la forza bruta, pur di strappare l’orologio dal polso della vittima.

Il fiato sul collo della “Guardia”

Il 17 luglio, la tensione sale. Il colpo è stato messo a segno: un Rolex (il “ras”) è nelle mani dei rapinatori, ma qualcosa va storto durante la fuga. Le “guardie” — la polizia spagnola — iniziano a pattugliare la zona con insistenza.

Diano è agitato, sente il fiato sul collo degli agenti iberici. Diano: “Abbiamo colpito, hai capito? Abbiamo preso un ‘ras’… ma ora ci sono queste guardie qua, non so cosa vogliono… ci stanno girando intorno”.

In quel momento, Ibiza smette di essere un paradiso e diventa una trappola. Rubino cerca di mantenere la calma, rassicura il socio, pianifica il percorso per eludere i posti di blocco. La loro abilità nel dileguarsi tra le stradine dell’isola dimostra una conoscenza del territorio e una capacità di gestione dello stress fuori dal comune per dei “semplici” trasfertisti.

Il rientro e il “tributo” al boss

La permanenza finisce il 19 luglio. Le telecamere di sicurezza di Capodichino immortalano il loro ritorno nella notte del 20 luglio. Ma non c’è riposo: appena toccato il suolo campano, la priorità è fare rapporto a Patrizio Bosti jr.

Il nipote d’arte, pur essendo detenuto, riceve la notizia del successo della trasferta come un generale che accoglie i veterani dal fronte.

Bosti jr: “Come sei forte… compra tutte armi”.

I due Rolex sottratti a Ibiza non servono per ostentare ricchezza, ma per foraggiare la macchina bellica del clan. Gli orologi vengono venduti rapidamente sul mercato nero — uno dei pezzi, del valore di 40.000 euro, viene piazzato per 20.000 — e il ricavato viene immediatamente reinvestito in potenza di fuoco. Una strategia che trasforma il lusso delle Baleari in piombo per le strade di Napoli.

Oro e piombo: il valore del bottino

L’indagine della DDA ricostruisce con precisione chirurgica il valore della refurtiva. Un solo orologio, rapinato a Ibiza, valeva circa 40.000 euro. La rete di ricettazione del clan era già pronta: il pezzo viene rivenduto per 20.000 euro, una cifra divisa equamente tra i complici per finanziare la vita di lusso e, soprattutto, l’arsenale del clan.

Ma il gruppo non si ferma. Una volta tornati a Napoli, la caccia ricomincia immediatamente. Le intercettazioni su Antonio Raia svelano una frenetica attività di “scouting” urbano tra il Rettifilo e la zona del Duomo.

Antonio Raia: “Uè Genny qua, fuori al Rettifilo, c’è uno con un pezzo da 15 e un altro cinturino di gomma… prenditelo quello di gomma, subito se ne viene”.

Pochi giorni dopo, un altro avvistamento: “O Genny dove sei? Al Duomo… c’è un Hublot cinturino arancione”.

Il sodalizio criminale

L’ordinanza firmata dal GIP Sabato Abagnale descrive un gruppo “ben coeso”, capace di operare su scala internazionale senza mai perdere il contatto con la base operativa di Napoli. Un’organizzazione dove la gerarchia è rispettata anche oltre le mura del carcere, dove i profitti del lusso vengono immediatamente convertiti in “piombo”, per garantire al Clan dei Porticati il controllo del territorio e la supremazia militare nelle dinamiche criminali di Secondigliano.

Un’inchiesta che non solo ha portato ad arresti eccellenti, ma che ha svelato come la nuova generazione dei Bosti sia pronta a tutto pur di onorare il nome della famiglia, tra un Richard Mille rosso e un caricatore pieno.